Giugno in Portogallo!

Martedì 2 giugo 2009 Partiamo da Bologna alle 12,35 e arriviamo alle 14,35 a Lisbona con un volo diretto della TAP, in tempo per poter prendere l’auto a noleggio,una Clio, solcare la tangenziale di Lisbona, trafficatissima e a più corsie,arrivare ...

  • di angela maria
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Martedì 2 giugo 2009

Partiamo da Bologna alle 12,35 e arriviamo alle 14,35 a Lisbona con un volo diretto della TAP, in tempo per poter prendere l’auto a noleggio,una Clio, solcare la tangenziale di Lisbona, trafficatissima e a più corsie,arrivare in albergo, lasciare i bagagli a mano e ripartire. Prima meta Cascais che costituisce ormai con Estoril un’unica città . Facciamo un giro per le sue stradine, la piazza del municipio, la fortezza e il lungomare su cui si affacciano belle ville in stili eterogenei, per puntare poi sicuri verso Cabo da Roca,estremo lembo occidentale del nostro continente, dove ci attende il panorama mozzafiato dell’alta costa rocciosa a picco sull’Oceano Atlantico . Tira vento e fa freddo, il cielo è plumbeo ma lo spettacolo della natura circostante è grandioso, con le onde che si infrangono minacciose contro le rocce e, alle spalle, l’intreccio di verdi colline che solo in lontananza lasciano intravedere un piccolo villaggio di case bianche. Un sentierino in terra battuta ci consente di percorrere per un breve tratto il costone e godere da più parti della splendida vista. Rari turisti, da tutto il mondo, si alternano per farsi fotografare davanti ad una stele di sassi e mattoni, con in cima una croce bianca, e poter così certificare la loro presenza in questo luogo estremo. La lapide che vi è affissa riporta un verso del poeta portoghese Camoes : “Aqui onde a terra se acaba e o mar çomeca……” Qui dove finisce la terra e incomincia il mare. Più arretrato, un faro indica la rotta ai naviganti. La strada prosegue alta sull’oceano fino a scendere , fra dune che sconfinano sulla strada, alla famosa , profonda spiaggia del Guincho, dove alcuni ragazzi si preparano a surfare mentre altri sono già in acqua e provano a cavalcare le onde con alterna fortuna. Rientrando a Cascais facciamo una sosta alla Boca do Inferno, una scheggia di roccia adagiata sul mare, quasi nascosta dalle precarie costruzioni di un mercatino fisso,e su cui si infrangono le onde con un eco cavernosa, per poi ritornare indietro parcellizzate in una nuvola di goccioline, con un singolare effetto spray. Giriamo nel mix di antico e di nuovo di Cascais, dove anche i contenitori della raccolta differenziata sono artistici e tirati a lucido, come fossero piccoli monumenti moderni, per fermarci poi in uno dei tanti ristorantini, dove mangiamo dell’ottimo pes espada a prezzi decisamente modici. Per finire beviamo una ginjinha, un piacevole liquore locale a base di ciliegie.

Mercoledì 3 giugno 2009 Partiamo prestino per Lisbona ,percorrendo l’autostrada che, più si avvicina alla capitale, più diventa trafficata. In centro posteggiamo l’auto in Praça dos Restauradores, dove troviamo un comodo parcheggio sotterraneo. Proprio lì vicino vediamo fermo l’elevator da Gloria, senza nessuno dentro, come abbandonato. Intanto che scattiamo le foto di prammatica arriva il conducente, che ci porta in cima, fino ad un magnifico belvedere sulla città. E’ una bella giornata di sole, ma non mi dispiace aver portato un golfino da indossare sul vestito estivo. Prendiamo a sinistra e, fatti pochi passi, siamo già arrivati a Sao Roque che ,dietro una facciata asciutta, nasconde un interno rutilante di ori barocchi . Visitiamo la canonica, tappezzata fuori di splendidi azulejos, con decorazioni floreali sui toni del giallo ,del bianco e del blu , e dentro di legno e quadri, senza neanche il più piccolo spazio vuoto. L’insieme dà all’ambiente una sensazione di calda accoglienza . Girando per il Barrio Alto arriviamo a Praça Luis Camoes dove svoltiamo per il Chiado, fino ad una piazzetta ingentilita da un gruppo di giacarande sottili e antiche, in piena fioritura, su cui incombono le drammatiche rovine della Igreja do Carmo, distrutta da un terremoto nel 1755.All’interno della chiesa viene oggi ospitato un museo archeologico, che non abbiamo però visitato. Girando intorno alla Igreja do Carmo, per ammirarla da ogni parte, arriviamo all’Elevador de Santa Justa , un enorme parallelepipedo stretto e lungo che sembra costruito rubando ad un gigante grandiosi pezzi di meccano. Ci tratteniamo a guardare le robuste travi d’acciaio e le filigrane fine ottocento che le ingentiliscono. Dalla pensilina che lo unisce a Largo do Carmo ci godiamo un’altra spettacolare vista della città , sui suoi tetti di tegole rosse , le artistiche piazze , le torri della cattedrale , le vie della città bassa e, in alto su tutti, il Castelo de Sao Jorge . Il passaggio in ascensore è piuttosto caro, c’è da aspettare un bel po’ e il tragitto da percorrere è breve :preferiamo scendere a piedi per le strade della città, ripide e scoscese,fatte di un acciottolato spesso gradevole, perché a originali intarsi, ma sempre piuttosto disagevole. Lisbona è una città da girare con scarpe basse e comode come quelle che , fortunatamente, indossiamo .Prima di arrivare al Rossio, il cui vero nome è Praça de Dom Pedro IV, ci fermiamo davanti a resti romani, accatastati sotto un tendone . Il piacevole suono di un organetto si diffonde nostalgico nell’aria e ci accompagna per le pittoresche strade della Baixa , la città bassa . In piazza prendiamo il tram 12 che si arrampica sferragliando di nuovo su per un’altra collina e ci lascia in cima , dove ci godiamo la piazzetta di un nuovo mirador, tutta azulejos, bouganville e bel panorama prima di salire al Castelo de Sao Jorge. Un ficus dalle radici così gigantesche da sembrare elefantiache ci fa fare un’altra piccola sosta. Il castello ha l’imponenza austera delle costruzioni medievali e sfoggia un ottimo aspetto : con l’aggiunta di giardini è stato infatti ricostruito nel 1938 . Anche se non è autentico fa comunque la sua figura ed è piacevole arrampicarsi e girare per le sue mura in questa bella giornata di sole. Ci fermiamo ad un self service all’ interno del castello per gustare dei deliziosi salgados, seduti a un tavolino all’aperto . Ci godiamo la vista e sfamiamo qualche gatto e qualche passerotto con le nostre briciole. Giriamo all’interno delle mura per le caratteristiche stradine di Santa Cruz:in questi giorni, da quello che capiamo, si festeggia una ricorrenza religiosa e le piccole case del quartiere sono addobbate con fiori e nastri gialli e rossi A piedi scendiamo fino al Sé, la cattedrale di Lisbona .Strada facendo fotografiamo uno dei caratteristici tranvetti gialli che arrancano su per la salita, con tre quattro “portoghesi” aggrappati di frodo sul retro, che ad ogni fermata scendono e si riattaccano al tram per scroccare il passaggio . Le due torri campanarie affiancate e lo splendido rosone donano alla cattedrale (Sé sta per Sedes Episcopalis) costruita in pietra bianca in stile romanico, una austera grandiosità. L’interno è semplice e quasi spoglio . Visitiamo il bellissimo chiostro per poi accedere al deambulatorio e alle nove cappelle dove riposano, nei sarcofagi in pietra, re e personaggi del passato. Ritorniamo verso il Rossio e a Praça do Commercio prendiamo il 15 fino alla torre di Belem . Manuel I fece costruire la torre fra il 1515 e il 1521 sulle rive del Tago, quale punto di partenza per i navigatori che si avventuravano alla scoperta di nuovi mondi. Scesi dal tram la vediamo in fondo ad una larga strada adornata ai lati da giacarande in fiore. La torre, che si appoggia sulla riva del fiume come se vi stesse per scivolare, quasi volesse prendere il largo per raggiungere anche lei l’oceano e intraprendere qualche rotta misteriosa, è veramente stupefacente nell’elegante intreccio di decorazioni in stile manuelino. La pietra è lavorata con elementi di derivazione marinara , con motivi floreali o provenienti dalle nuove terre. Uno stile particolarissimo , che mi rimanda con il pensiero ad alcuni degli elementi decorativi delle fantasiose e fantastiche opere architettoniche di Gaudì viste a Barcellona: chissà se non gli sono servite da ispirazione, tanti secoli dopo. Lo stile manuelino durò poco , una trentina d’anni a cavallo fra il 400 e il 500 e le spese sostenute all’epoca per celebrare la potenza marittima del Portogallo furono tali da mandare in rovina le casse dello stato. Ci tratteniamo a lungo, dentro, fuori, sopra e sotto e ci dispiace lasciarla. Poco più in là, sul largo piazzale che costeggia il fiume , un’altra opera in pietra bianca, questa volta moderna, si tende verso l’acqua come la prua di una caravella. E’ il monumento alle scoperte, costruito nel 1960 per celebrare i 500 anni della morte di Enrico il Navigatore. Sull’imponente prua del bastimento si susseguono in fila le statue dei principali eroi portoghesi dell’epoca delle scoperte, con in cima appunto Enrico il Navigatore . Nonostante le critiche allo stile del Pedrao a me pare bello, nobile,efficace ed in moderna sintonia con la barocca Torre de Belem. Attraverso un piccolo parco arriviamo al Monsteiro de Jeronimos che possiamo solo visitare velocemente perché sono ormai quasi le cinque, orario di chiusura a cui non avevamo fatto attenzione. Ritorniamo con il 15 al punto di partenza e a piedi risaliamo verso il Chiado per andare ad assistere ad uno spettacolo di fado, scelto tra uno di quelli proposti dai tanti volantini che ci avevano allungato in mattinata. Lo spettacolo è piacevole e generoso, con un’ alternanza di cantanti accompagnati da un paio di musicisti che suonano anche tipici strumenti a corde oltre alla chitarra. Concludiamo la serata in un ristorantino poco distante dove mangiamo bene e spendiamo poco. I negozi e i locali di Lisbona,come degli altri posti che vedremo poi, non sembrano soffrire di quella necessità di modernizzazione che ha trasformato i cugini europei. Qui tutto è fermo a cinquanta, sessanta anni fa. I tavolini sono microscopici, giusto lo spazio per il piatto, le posate e i bicchieri. I soffitti bassissimi e niente di nuovo a portata di vista. Il tutto è molto piacevole e autenticamente retrò. Torniamo che è già buio ripercorrendo un’altra volta le trafficate arterie di Lisbona fino ad Estoril

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