Azzorre paradiso del trekking

Questa estate con Stefania abbiamo scelto una destinazione fuori dai grossi flussi turistici, uno dei pochi posti al mondo dove ad agosto si incontrano pochi italiani! Le isole Azzorre sono un angolo sperduto di Europa in mezzo all’Atlantico, a un ...

  • di mapko64
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Questa estate con Stefania abbiamo scelto una destinazione fuori dai grossi flussi turistici, uno dei pochi posti al mondo dove ad agosto si incontrano pochi italiani! Le isole Azzorre sono un angolo sperduto di Europa in mezzo all’Atlantico, a un terzo del viaggio verso l’America. Al momento della loro scoperta nel quattrocento erano disabitate e non hanno posto problemi di colonizzazione ai portoghesi. Se la popolazione e le architetture sono occidentali, la natura invece è completamente diversa: grazie all’abbondanza delle piogge, il suolo vulcanico è ricoperto da una rigogliosa vegetazione dall’aspetto tropicale. Molte specie non sono autoctone ma sono state portate dall’uomo, diffondendosi per tutte le isole. L’arcipelago è formato da nove isole, divise in tre gruppi. Con Stefania ci siamo concentrati su quelle centrali, Terceira, Sao Jorge, Pico e Faial con l’aggiunta di Sao Miguel, l’isola più grande appartenente al gruppo occidentale. Per una parte del viaggio si è unito a noi Michele, un nostro amico che vive a Lisbona. Insieme a Margarita, la sua ragazza portoghese, ha scelto di visitare anche l’isola di Flores, la più occidentale, alla quale noi abbiamo preferito rinunciare per prendercela con più calma. L’aspetto più bello del viaggio sono stati i trekking, attraverso paesaggi meravigliosi costellati di laghi incontaminati, caldere lussureggianti, fitte foreste e coste a strapiombo sul mare. I percorsi non sono particolarmente impegnativi, con l’eccezione dell’ascesa al vulcano di Pico, la cima più alta del Portogallo a oltre 2300 metri di quota. Dal punto di vista artistico si distingue Hangra do Eroismo a Terceira, per i suoi edifici storici ricordo di un’epoca di ricchi commerci. Il porto di Horta a Faial, invece, è il degno erede delle grandi tradizioni nautiche delle Azzorre, punto di passaggio obbligato per chi attraversa l’Atlantico. Prima di partire eravamo un po’ preoccupati per le notizie sul tempo mutevole delle isole. Invece siamo stati fortunati, scegliendo escursioni lungo la costa nei giorni di maltempo che di solito si concentra nell’interno. Dall’Italia abbiamo prenotato tutti i pernottamenti (mentre Michele sfruttando il suo portoghese ha cercato le sistemazioni sul posto) ma non le auto a noleggio; spesso abbiamo avuto difficoltà a trovarne una disponibile e le tariffe sono risultate abbastanza care. Ed ora il diario di viaggio. Abbiamo seguito il seguente itinerario: Lisbona – Terceira – Sao Jorge – Pico – Faial – Sao Miguel – Lisbona.

Venerdì 25 luglio: Roma – Lisbona La sera, dopo una giornata di lavoro, un volo TAP ci porta diretti a Lisbona. All’aeroporto incrociamo Michele proveniente da Ginevra. Raggiungiamo il centro in taxi: siamo alloggiati alla Pensao Geres a due passi dal Rossio. Davanti al teatro nazionale nel Rossio un piccolo concerto costituisce il nostro primo approccio con la vita notturna di Lisbona. Sabato 26 luglio: Lisbona La mattina visitiamo il Parque das Nacoes: costruito lungo la riva destra del Tago in occasione dell’Expo 98, presenta una serie di costruzioni avveniristiche, a cominciare dall’Estacao do Oriente, capolinea della metro, opera del celebre architetto spagnolo Calatrava,. La maggiore attrattiva è costituita dall’Oceanarium, il più grande d’Europa. Si articola intorno a un’immensa vasca centrale, circondata da quattro acquari minori che riproducono gli habitat del Nord Atlantico, dell’Antartico, del Pacifico e dei tropici. La visita si sviluppa su due livelli, terrestre e sottomarino. Nella vasca centrale ammiriamo curiosi sunfish, grossi fino tre metri, squali e mante; negli ambienti laterali pinguini, pulcinella di mare e vivaci nutrie. Nei piccoli acquari al piano sottostante un pesce trombetta proviene dalle Azzorre mentre un drago marino giallo è perfettamente mimetizzato tra le alghe. Terminata la visita, ci avviamo verso la torre Vasco de Gama, rinunciando a prendere la funivia. Sullo sfondo il lunghissimo Ponte Vasco de Gama, quasi diciotto chilometri, alterna tratti sospesi a tratti sul livello dell’acqua. La torre è in restauro e non si può salire in cima. Tutto il complesso parco oggi è quasi deserto e un po’ triste. Tornati in centro, Michele ci conduce al Miradouro di Santa Caterina. Pranziamo seduti ai tavolini di un chiosco con un ottimo “toast”, ammirando il panorama verso il fiume sul Ponte 25 Aprile, che con il suo colore rosso assomiglia al Golden Gate di San Francisco. Una statua è dedicata al gigante Adamastor personaggio delle Lusiadi, il poema epico nazionale che esalta la forza e il coraggio dei navigatori portoghesi. Adamastor simboleggia lo Spirito del Capo delle Tempeste che si opponeva alle navi che volevano “doppiare” l’Africa. Discesi sul lungofiume, raggiungiamo Belem in tram. Nel sobborgo si trovano alcune delle maggiori attrattive della città, primo fra tutti il Monastero dos Geronimos, capolavoro dell’arte manuelina, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Il portale sul fianco destro verso la piazza è un tripudio di statue. L’interno stupisce per l’altezza degli snelli pilastri rivesti di bassorilievi e la fitta trama di nervature stellari delle volte gotiche. Due sarcofagi accolgono le spoglie di Vasco de Gama e Camoes, autore delle Lusiadi. Passiamo poi alla visita del candido chiostro: i due ordini sono un trionfo di decorazioni scultoree. Sulla riva del fiume negli anni ’60 è stato costruito l’imponente Padrao dos Descobrimientos, dedicato ai grandi navigatori portoghesi, rappresentati allineati uno dietro l’altro e rivolti al fiume. Nella pavimentazione del piazzale antistante, un planisfero illustra le loro scoperte con le relative date; quella delle “nostre” Azzorre è avvenuta nel 1427. La passeggiata fino alla Torre di Belem consente di apprezzare belle viste sul fiume e il Ponte 25 Aprile. Alcuni locali pescano con le canne. La torre è il simbolo di Lisbona e rappresenta un altro capolavoro dell’arte manuelina. Circondata dall’acqua, ha l’aspetto di una nave, anche se il lato verso il lungofiume oggi è all’asciutto. Le decorazioni hanno un aspetto moresco ma non mancano i simboli della monarchia come la sfera armillare. All’interno c’è una grande ressa e per salire in cima, attraverso l’unica scala, bisogna sfruttare una sorta di senso unico alternato. Terminati i “doveri” del turista, ci dedichiamo ai piaceri del palato gustando i famosi dolci di Belem, tradizione centenaria della pasticceria vicino al monastero; mangiati caldi, sono squisiti. A cena siamo ospiti a casa di Michele che ci prepara una carbonara. Durante il tragitto di ritorno in metropolitana Michele subisce un tentativo di borseggio: quando mette le mani in tasca, il portafoglio non c’è più ma voltandosi di scatto e scuotendo il ragazzino dalle mani leste riesce a farglielo cadere e recuperarlo. Lisbona è piena di borseggiatori: ovunque ci sono poliziotti (anche se a quanto pare non sono molto utili) e cartelli che segnalano di fare attenzione. Domenica 27 luglio: Lisbona Giornata dedicata a un lungo giro a piedi per la città. Per prima raggiungiamo la cattedrale, la Se Patriarcal dalla severa facciata caratterizzata da due massicce torri e un rosone. Davanti, sferragliano in salita piccoli tram gialli, uno degli elementi più pittoreschi di Lisbona. Un museo moderno in mezzo ai palazzi conserva i pochi resti di un teatro romano. Raggiungiamo il Miradouro di Santa Lucia, allietato da un pergolato. Sulla parete esterna della piccola cappella due azulejos raffigurano l’antica piazza Terreiro do Paco (antenata di Praca do Commercio prima del terremoto) e l’assedio di Lisbona durante la riconquista cristiana. Continuando lungo il percorso del tram deviamo poi verso Sao Vicente de Fora. In chiesa sono in corso i preparativi per un matrimonio ma molto più interessante è il monastero, una vera sorpresa. Dopo una scenografica cisterna con volta a botte, visitiamo una serie di sale decorate da azulejos, ritrovando di nuovo l’assedio di Lisbona. Proseguiamo attraversando un paio di chiostri fino a una sala che ospita i sobri sepolcri dei monarchi portoghesi. Al primo piano una serie di bucolici azulejos settecenteschi riproduce le favole di La Fontaine. Ai confini dell’Alfama raggiungiamo Santa Engracia, imponente edificio bianco con cupola centrale, completato negli anni ’60 e utilizzato come Pantheon Nazionale (oltre alle tombe di molti politici, conserva anche quella di Amalia Rodriguez, famosa cantante di fado). Non possiamo esimerci dalla scalata alla cupola: dalla cima oltre al “solito” panorama con le bianche case dai tetti di tegole dell’Alfama, ci si affaccia anche all’interno della chiesa come a San Pietro a Roma. L’Alfama è uno dei quartieri più pittoreschi di Lisbona, un fitto dedalo di stradine dal sapore popolaresco. Questo almeno recitano le guide! In realtà alcune parti sono diventate turistiche e i tavolini dei locali hanno invaso le strade. Ne approfittiamo per un pranzo veloce. Vagando qua e là incrociamo le due bianche chiese del quartiere, Santo Estevao e Sao Miguel. E’ domenica, giornata di bucato e, in mancanza di spazio, qualcuno ha steso i panni su una rete di recinzione! Ormai è tempo di riprendere quota, risalendo i colli della città. Lisbona è la città dei panorami! Per prima raggiungiamo la chiesa di Nossa Senhora da Graca; dal miradouro cambiamo visuale rispetto al mattino, ammirando la collina del castello e la Baixa. Proseguendo si scala un altro colle fino alla cappella della Senhora do Monte; da qui il panorama è ancora più vasto e si scorge gran parte della città moderna. Tornando sui nostri passi, raggiungiamo il Castello di Sao Jorge; costruito in cima al colle che domina la Baixa, ha una storia molto antica. Oggi al suo interno ospita giardini ma la maggiore attrattiva sono di nuovo i panorami insieme alla passeggiata lungo i bastioni. Questa mattina il chiostro della Se era chiuso; torniamo quindi alla cattedrale per visitarlo. I lavori di scavo, fermi da tempo, gli conferiscono l’aspetto di un cantiere. La sera per cena ci spostiamo al Bairro Alto, il quartiere della vita notturna. Nella minuscola “Cantina do bene estar” gustiamo ottimo pesce innaffiato da vino dell’Alentejo. Lunedì 28 luglio: Lisbona – Caiscais – Lisbona Per completare il giro di Lisbona oggi sfrutteremo i mezzi pubblici; acquistiamo quindi il biglietto giornaliero che da libero accesso anche ai pittoreschi elevador. Come sempre iniziamo la giornata dal Rossio, l’ombelico della città; Don Pedro IV scruta il traffico dall’alto della colonna centrale mentre su un lato sorge il teatro nazionale. Sulla piazza affacciano due pasticcerie, teatro di molte nostre colazioni: “Suica” e il “Caffè Nicola”. A pochi metri praca da Figueira, ai piedi della collina del castello, è ornata dalla statua equestre di Don Joao I ed esibisce una terza interessante pasticceria, la “Confeteria Nacional”. Dal Rossio, superata la bella facciata neomanuelina della stazione, si raggiunge una terza piazza, Praca dos Restauradores da cui parte il boulevard di Lisbona, la Avenida da Libertade. Ormai è giunto il momento di salire sui colli: l’Elevator della Gloria, ripidissima funicolare, ci porta al miradouro di Sao Pedro de Alcantara. Siamo sul lato opposto alla Baixa, rispetto a quello esplorato ieri. Raggiungiamo la chiesa di Sao Roque, dalla bianca facciata rinascimentale. L’interno invece è un tripudio barocco, in particolare le cappelle laterali con esuberanti retabli. Nella sagrestia, dipinti con episodi della vita di San Francesco Xavier propongono esotiche ambientazioni indiane. La piazzetta dove si affaccia il Carmo è una delle più piacevoli della città. La chiesa gotica era la più imponente di Lisbona ma dopo i crolli del terremoto del 1755 non è stata più ricostruita. Oggi costituisce un’affascinante rovina, con archi e colonne che si alzano verso il cielo. La parte absidale invece si è conservata e ospita le opere più interessanti del museo archeologico, tra cui il sarcofago di D. Goncalo da Sousa (XV sec.). Un bassorilievo di alabastro è dedicato alla vita di Gesù (1554); nella flagellazione gli aguzzini hanno il volto cattivo, ancora colorato. Nelle cappelle laterali si conservano una mummia in posizione fetale, proveniente dal cimitero di Chanchay in Perù (XV/XVI sec.), e alcuni vasi chimu. Dietro la chiesa si erge l’Elevator di Santa Justa, ottocentesco ascensore in ferro che sale dalla Baixa. Dalla terrazza superiore si ammira l’abside del Carmo e la vista spazia sul Rossio. Siamo nel quartiere del Chado, oggi integralmente risistemato dopo l’incendio degli anni ’80. Il caffè “Brasileira” era uno dei luoghi preferiti dal poeta Pessoa: la statua che lo ritrae seduto a un tavolino attira i turisti desiderosi di una foto ricordo. Le piccole vetture dei tram sono un simbolo di Lisbona; la linea ventotto attraversa tutto il centro, dal Chado alla chiesa di Nossa Senhora da Graca. Decidiamo quindi di sfruttare il nostro biglietto giornaliero anche per un giro in tram. Al ritorno scendiamo in Praca do Commercio, affacciata sul Tago. La parte bassa della città fu totalmente distrutta dal tremendo terremoto del settecento; il marchese di Plombal decise di ricostruirla con criteri moderni, innalzando l’odierno reticolo della Baixa, dal Rossio verso il fiume. La Praca di Commercio costituisce la parte monumentale dell’intervento. Oggi si presenta come una vasta spianata, che per la verità trasmette una certa sensazione di vuoto anche per lo stato di abbandono del lato verso il fiume. Sugli altri tre lati sorgono edifici gialli con portici; verso la città si apre un Arco Trionfale da cui parte la pedonale Rua Augusta, asse della Baixa. Al centro della piazza troneggia invece la statua equestre in bronzo di D. Jose I (1775). Per pranzo decidiamo di tornare al miradouro di Santa Caterina, sfruttando l’Elevator da Bica, forse il più pittoresco con la funicolare che sferraglia tra le case del quartiere. Dalla stazione Cais do Sodre, sul lungofiume, partono i treni per le località balneari affacciate sull’oceano, oltre l’estuario del Tago. Dedichiamo il pomeriggio alla visita di Caiscais; la strada pedonale e le spiagge sono affollate di bagnanti. Superati la chiesa e il castello, non visitabile, la costa diventa rocciosa offrendo begli scorci. L’aspetto più interessante però è costituito senz’altro dal mercato del pesce. Si tiene il pomeriggio ed è molto “tecnologico”. I compratori siedono in tribuna, forniti di un telecomando per partecipare all’asta. Un tabellone indica il peso, il lotto, la specie, la barca e il codice del compratore. S’inizia con la vendita di corvinas da oltre dieci chili e di polvo (polipi). Al mio fianco siede una signora cicciona vestita di verde con fazzoletto in testa; dalla catenina d’oro al collo pende una mano con un braccialetto. E’ strano assistere a un’asta silenziosa. Gli acquirenti sono pochi e le casse sono divise in varie pile, secondo il compratore. La sera tornati a Lisbona, ceniamo di nuovo al Bairro Alto, al “Bota Alta”, gustando ottimi pesciolini fritti assolutamente vietati ma serviti in molti locali, accompagnati dal caratteristico pane all’aglio. Martedì 29 luglio: Lisbona – Praia da Vitoria – Hangra do Eroismo Arrivo alle Azzorre All’aeroporto di Lisbona l’autobus di linea ci lascia al terminale dei voli internazionali e con un secondo bus dobbiamo spostarci ai voli nazionali (sono pochissimi, viste le dimensioni del Portogallo!). Il volo per le Azzurre Centrali, fino all’isola di Terceira, impiega quasi tre ore poiché deve compiere un terzo del tragitto per l’America. Sbarchiamo a Praia da Vitoria, dove ritiriamo la macchina a noleggio, prenotata insieme all’alloggio alla “Quinta do Martelo”. Una strada a scorrimento veloce taglia l’isola verso Hangra do Eroismo ma noi proseguiamo qualche chilometro fino a Sao Mateus, dove si trova la Quinta. In giro per Hangra do Eroismo Dedichiamo il pomeriggio alla visita di Hangra do Eroismo, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità per i suoi edifici storici. La cittadina è carina, con case imbiancate a calce piene di finestre, ma appare un po’ finta, quasi una piccola Svizzera; a ricordarci che siamo in Portogallo, i prossimi giorni, saranno i punti panoramici sulla costa non esenti da spazzatura. Al porto un mostruoso muraglione di cemento accoglie chi arriva dal mare: una montagna è stata sventrata e tamponata. Gli alberi delle barche a vela dondolano nelle acque, davanti alla facciata celeste e bianca della chiesa della Misericordia. Il cielo è un alternarsi di nuvole e squarci di sereno. Gli splendori dell’epoca passata, di un impero di colonie e commerci, sopravvivono nelle chiese e nei palazzi nobiliari. Negli interni il legno la fa da padrone, sui soffitti e le pareti intagliate. Colpiscono in particolare la vasta sala del municipio e la libreria del palazzo Bettancourt. In un paese di viaggiatori non poteva mancare, a fianco della cattedrale, la statua di Giovanni Paolo II, il “papa girovago”, ricordo della sua visita. I turisti sono molto pochi e gli stranieri quasi del tutto assenti. Visitiamo la chiesa e il convento di San Francesco, adibito a museo. L’esposizione eterogenea include anche un grosso cranio di tirannosauro. Dal memoriale a forma di obelisco sopra i giardini del Duca di Terceira si domina tutta Hangra Terminato il giro per la città, raggiungiamo in macchina il monte Brasil che chiude con la sua mole boscosa un lato della baia. Batterie antiaeree puntate verso il cielo ricordano passati timori di nemici mai arrivati. La guarnigione militare è ancora al suo posto nel forte alla base del monte. Dall’alto il panorama si spinge oltre Hangra, fino a due isolotti rocciosi in mezzo al mare che splendono al sole in contrasto con il resto del paesaggio all’ombra delle nuvole. Dopo cena, in Praca Velha c’è un concerto ma attira solo poche decine di persone. Mercoledì 30 luglio: Hangra do Eroismo – Trekking sulla costa ovest Trekking sulla costa ovest Vista la giornata nuvolosa decidiamo per un trekking lungo la costa, consigliato dall’ottima guida della Sunflower. In auto raggiungiamo la fermata dell’autobus di Serreta e alle 10:15 iniziamo la passeggiata. Una strada asfaltata in discesa, superato un faro, ci conduce fino a un punto panoramico sulla costa. Una scala in cemento costruita direttamente sulla roccia scende quasi al mare. La vista è bella con pareti verticali a strapiombo sulle acque. Dopo le nuvole, il sole è tornato ad allietare il paesaggio. Qualche bottiglia di plastica e un po’ di schiuma in mare non compromettono l’aspetto selvaggio, con le onde che si infrangono sui macigni. Per proseguire il trekking dobbiamo tornare indietro e imboccare (alle 11:10) un sentiero sulla sinistra che procede parallelo alla costa. Attraversiamo una foresta dall’aspetto tropicale, piena di splendidi ginger lilly, grossi fiori gialli. Si tratta di una specie importata dall’Himalaya che si è diffusa in modo incredibile in tutte le Azzorre e accompagnerà molte delle nostre passeggiate. A mezzogiorno raggiungiamo una vijia, un casotto bianco in muratura utilizzato in passato per l’avvistamento delle balene. Il panorama sulla costa si spinge fino al faro di punta Serreta da dove veniamo: rocce a strapiombo, prati divisi in piccoli appezzamenti da muretti di pietra e il verde della foresta. Alle 12:30 proseguiamo facendo una deviazione, dopo un breve tratto sulla strada asfaltata che corre intorno all’isola. Attraversiamo una vera e propria “foresta tropicale”, con distese di felci sotto un fitto groviglio di alberi. Alle 13:00 siamo di nuovo sulla strada e raggiungiamo la fermata dell’autobus di Cabo Raminho. Dopo un’attesa di mezzora, passa l’autobus diretto a Hangra e posso tornare indietro a recuperare la macchina. Biscoitos A Biscoitos, in passato la lava è arrivata fino alla costa. Il mare su questo lato è molto più agitato e le onde producono alti spruzzi, infrangendosi sulle rocce nere. Le scogliere riparano alcune piscine naturali, nelle quali è possibile fare il bagno, anche grazie all’opera di cementificazione operata dai portoghesi. L’acqua è freddina ed è impressionante stare a mollo a pochi metri dal mare in tempesta

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