Lisbona # 1

La prima cosa che ti colpisce, quando arrivi a Lisbona, è la temperatura. Abbimo lasciato l’Italia con trentotto gradi umidi e definitivi, appena usciamo dall’aeroporto lusitano, che si trova molto ma molto più a sud del triveneto, ci accoglie una ...

  • di buldra
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

La prima cosa che ti colpisce, quando arrivi a Lisbona, è la temperatura. Abbimo lasciato l’Italia con trentotto gradi umidi e definitivi, appena usciamo dall’aeroporto lusitano, che si trova molto ma molto più a sud del triveneto, ci accoglie una brezza fresca che quasi ti devi mettere il golfino della nonna. Non male, direi. Tal brezza, poi, è un tutt’uno con un cielo azzurro cobalto e completamente privo di nuvole. Da qualche parte, qui vicino, c’è l’oceano Atlantico. Non si vede ancora. Ma la sua presenza è chiara, tangibile, palpabile e annusabile. Siamo al mare. Dobbiamo prendere l’autobus per raggiungere l’hotel. O meglio, dobbiamo prendere l’AeroBus. Io la prima cosa che penso mentre mi dirigo sulla pensilina della fermata dei mezzi pubblici è che, come in tutti i paese latini, l’organizzazione dei trasporti sarà sicuramente sgarruppata, infatti dobbiamo aspettare almeno trequarti d’ora prima che arrivi il veicolo. Il biglietto si fa dal conducente, ovviamente il bus è strapieno di gente e di valigie. So che devo smontare a Marques De Pombal, ma non so quante fermate mancano a Marques De Pombal. Cerco quindi di mettermi in contatto con Venusia che è bloccata dall’altra parte del bus in mezzo ad una foresta di ascelle umane, quando per fortuna scopro che l’autista annuncia le fermate con il microfono. Proprio in stile autobus turistico. Ah, scopro anche che il portoghese è una lingua altra e nel mio cervello si attivano neuroni ormai il letargo per cercare di capire che “chempopechéèno” è in realtà ciò che sulla cartina corrisponde a “Campo Pequeno”. Comunque riesco a smontare a “Marchéscdepuumbaul”, cioè “Marques De Pumbal”. Ci riesce anche Venusia, ferendo gravemente un paio di turisti tedeschi e inglesi (che d’ora in poi chiameremo Visigoti) con la valigia rossa di plastica. Tale valigia ha le rotelle. Utilissime sull’asfalto. Molto meno utili sui marciapiedi di Lisbona, i quali sono lastricati da sampietrini in formato small, fatti di qualcosa che somiglia al marmo, ma che in realtà marmo non è. Tutti i marciapiedi di Lisbona sono fatti così. Ah, e scopriamo subito che tutti i marciapiedi e le strade della città sono in salita, e poi in discesa, e poi in salita, e poi in discesa...E si incrociano con altre strade in salita, e poi in discesa e poi...Secondo me le montagne russe dovevano chiamarle montagne portoghesi...Va beh.

Allora “Marques de Pombal” è una mega-rotonda in pendenza dalla quale partono viali enormi. Ma io ho praticato uno sport chiamato “orienteering” e quindi riesco subito a capire la via che dobbiamo percorrere, io con il mio bel trollei da dieci euri che viaggia che è un piacere, Venusia con la sua valigia ipertecnica (ma comunque da dieci euri) che si incastra ad ogni piè sospinto. Dopo una discesa e una salita pittoresche ma faticose, arriviamo al nostro albergo. Un palazzo in mezzo ad altri palazzi di una vià in salita/discesa come tutte le altre, però il nostro albergo è ricoperto per intero di piastrelle verdi, il che fa molto figo, e molto arbre magique. Entrando nell’albergo una delle sensazioni che ho da subito avvertito a Lisbona trova conferma. Sembra di essere piombati indietro di almeno ventanni. Non in senso negativo, assolutamente. È come se voi tornaste a casa vostra, ma come era vent’anni fa. È una questione di dettagli. La maniglia della porta, il tappeto, il tipo di illuminazione, tutto, tranne i prodotti tecnologici, è come regredito di ventanni. Anche la porta dell’albergo sembra quelle che c’erano alla pensione Dora di Gatteo Mare quando ci andavo e avevo 8 anni. Fantastico. Ci danno la stanza, con TV e bagno. Ah, minuscola, e il bagno ce l’hanno fatto stare non so come, costruendo due muri in più ma che non arrivano fino al soffitto, mai vista una cosa simile. Però è tutto pulitissimo. Il garzone della manutenzione ha appena ridipinto gli infissi della finestra, e noi decidiamo che è ora (saranno tipo...Boh...Le cinque) di calare in città. La struttura di accoglienza (l’albergo...) è gestito praticamente solo da donne, e sono tutte bionde, e tutte gentili, e tutte parlano un buonissimo inglese con una spruzzata di accento lusitano. Soprattutto sono tutte prodighe di consigli che si rivelano da subito utilissimi. Dovete sapere che i trasporti pubblici a Lisbona sono sgarruppati è vero, ma sono anche efficientissimi, e soprattutto sono dappertutto. Praticamente ogni dieci metri c’è una fermata dell’autobus, o del tram, o della metropolitana o di tutte e tra le cose messe insieme. Non sto scherzando. Sembra di essere su un altro pianeta rispetto a qualsiasi città italiana. Ah, un’altra cosa: qui non devi spettare un’ora, perché qualcosa di semovibile di sicuro arriva entro al massimo dieci minuti. La tipe dell’albergo ci spiegano, quindi, che dietro l’angolo c’è la fermata dell’autobus numero 100, che ci conviene fare il biglietto chiamato 7 Collinas (Sceithecoglignasc) che vale per tutti i mezzi di trasporto, per sempre, basta ricaricarlo (tipo che se torno l’anno prossimo vale ancora), e ci segna sulla cartina il centro della città. Felici come le pasque ci avviamo alla fermata. E scopriamo un'altra cosa interessante. Ci sono un sacco di “Eritrei Cazzulati” in giro. Tale Eritreo Cazzulati era un personaggio a fumetti del compiantissimo “Cuore”, e consisteva in un vecchietto in pensione seduto su una panchina al parco, tutto un po’ incazzoso e perfido, ma anche tenero. Ecco, Lisbona è la patria di questi personaggi. Ce ne sono ovunque. Sull’autobus, alla fermata, nei bar. Ovunque. Ok, comunque saliamo sull’autobus, con il biglietto 7 Collinas che non si oblitera ma si striscia un un magnete tondo vicino alla obliteratrice e lui fa BEEP così il conducente sa che non stai facendo il portoghese (battuta!!!)

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