DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno .8

Il racconto di questo viaggio si divide in 8 capitoli geografici: 1) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 1. Sezione PERÚ 2) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 2. Sezione BOLIVIA 3) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 3. Sezione ...

  • di davovad
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Il racconto di questo viaggio si divide in 8 capitoli geografici: 1) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 1. Sezione PERÚ 2) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 2. Sezione BOLIVIA 3) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 3. Sezione PARAGUAY 4) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 4. Sezione BRASILE 5) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 5. Sezione BOLIVIA 6) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 6. Sezione CILE 7) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 7. Sezione BOLIVIA 8) DA LIMA A IGUAZÚ e ritorno 8. Sezione PERÚ Per leggere il racconto completo bisogna seguire quest’ordine

Alla migración peruviana capitai giusto dietro al responsabile di un viaggio organizzato, con una risma di passaporti da timbrare e gli inevitabili contrattempi. Aspettai più di mezz’ora per uno stupido timbro. Nella piazzetta di fianco gli autobus per Puno aspettavano di riempirsi per partire. Alla fine salì un bambino col fratellino grande appena da reggersi in piedi da solo. Dopo la solita introduzione cantò una canzone che parlava di un amore non corrisposto, accompagnandosi con un cascabel di conchiglie. Forse non sapeva neanche che cosa volessero dire quelle parole che aveva imparato a memoria, ma aveva già idea di come andasse il mondo. Al termine girò tra i passeggeri lasciando ad ognuno delle caramelle, poi ripassò per prendere i soldi. Le bandiere erano diverse, ma usanze e miseria erano sempre le stesse. Sulla strada nuovamente asfaltata l’autobus corse all’incredibile media dei sessanta chilometri all’ora e arrivò a Puno alle tre del pomeriggio. Fuori dal cortile che fungeva da autostazione, deposito, officina e biglietteria, riuscii ad eludere gli assalti dei bambini che proponevano servizi di portabagagli, hotel e mezzi per ogni direzione. Girovagai nella zona degradata che si sviluppa attorno al tratto di ferrovia ormai inutilizzato che collegava la stazione al porto. Una città a sé dove erano concentrate numerose compagnie di trasporto, hotel d’infimo ordine e ristoranti economici. Trovai un autobus che partiva per il Cusco alle sei. Comprai il biglietto e depositai lo zaino. Poi cercai un posto per placare la fame. Non c’erano problemi d’orario, lì si mangia quando la fame chiama e non per rispettare una consuetudine. Pertanto capitava di vedere gente mangiare a qualsiasi ora del giorno. Il problema, semmai, era che molti locali esponevano all’esterno delle lavagne con una lunghissima lista di piatti, che poi provavi ad ordinarli e sfortunatamente non erano disponibili. Uno specchietto per le allodole, insomma. Comunque qualcosa si trovava sempre e con la fame a fare da condimento alla fine risultava tutto ottimo. La radio trasmetteva una stupenda musica folklórica. Una volta rifocillato, ordinai un’altra birra per gustarmela in santa pace. Per strada alcuni ragazzi vendevano orologi dentro sacchetti trasparenti pieni d’acqua come se fossero pesci rossi, per dimostrare che erano veramente subacquei. Comprai una pannocchia bollita e me la sgranocchiai di gusto intanto che mi dirigevo all’oficina. Incontrai Kurt e Christian, due tedeschi che avevo conosciuto durante accanite partite a carte nel rifugio della Laguna Colorada. Anche loro andavano al Cusco, ma partivano alle sette. Ci salutammo, confidando di incontrarci ancora. La bigliettaia mi disse che, siccome non c’erano abbastanza passeggeri, mi avevano dirottato sull’autobus di un’altra compagnia. Doveva partire addirittura prima. Niente. Alle sette salirono i tedeschi. Ancora niente. Alle otto, finalmente, lasciammo Puno. Di fianco a me viaggiava una signora anziana, che andava a cercare suo figlio desaparecido da sei mesi

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