Il mio Perù

Il mio Perù Gli Incas, Cuzco il famoso “ombelico del mondo”, il lago Titicaca, Machu Picchu, le misteriose linee di Nazca: chi non ha mai sentito parlare almeno una volta nella sua vita di questi luoghi? Finalmente riesco a realizzare ...

  • di Dario Dell'atti
    pubblicato il
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

Il mio Perù

Gli Incas, Cuzco il famoso “ombelico del mondo”, il lago Titicaca, Machu Picchu, le misteriose linee di Nazca: chi non ha mai sentito parlare almeno una volta nella sua vita di questi luoghi? Finalmente riesco a realizzare il mio desiderio di visitare questa terra ricca di storia, di misteri, di fascino e parto in compagnia di un collega programmando un soggiorno di tre settimane.

22 settembre 2003:

Partiamo da Roma, via Madrid, per arrivare a Lima nel tardo pomeriggio dopo quasi 15 ore di volo (Roma – Madrid 2.30 ore). Le prime emozioni le proviamo durante il volo quando arriviamo all’altezza della foresta amazzonica: un’immensa, impenetrabile distesa di verde interrotta qua e là dai fiumi che la percorrono. È incredibile osservarla, non si vedono i confini, la sorvoliamo per almeno tre ore. Cerco d’immaginare quale e quanta vita ci siano laggiù e penso anche come l’uomo la stia inesorabilmente, giorno dopo giorno, cercando di distruggerla. La vista del grande, tortuoso, enorme Rio delle Amazzoni è qualcosa di eccezionale. Arriviamo a Lima e all’aeroporto prendiamo un taxi della compagnia “Urbanito “ che per 6$ ci accompagna all’ostello prenotato via internet: Plaza Francia Inn, Jr. Rufino Torrico n° 1117 – E-mail: franciasquareinn@yahoo.com, tel. (511) 330 6080, al costo di 14$ la doppia, con bagno in comune, e nelle immediate vicinanze del terminal della Ormeno. Un buon posto economico situato però in una strada laterale non molto bella. L’impatto con Lima è terrificante: la cappa di smog mista alla nebbia, che i peruviani chiamano “garua”, rende l’aria opprimente, irrespirabile; ovunque caos prodotto da un traffico incredibile, macchine che corrono e strombazzano a più non posso. Veramente allucinante e, qualora ce ne fosse bisogno, siamo sempre più convinti di scappare via subito da quest’inferno. Ci dirigiamo perciò al terminal dei bus della Ormeno e prenotiamo il trasferimento per il giorno dopo con direzione Pisco al costo di 20 soles, circa 6$, (10 soles a persona) in “econoclass” (un pullman che si rivelerà certamente non all’altezza delle attese). Lungo la strada ci capita di vedere, purtroppo, della povera gente che rovista tra i rifiuti per terra nel tentativo di trovare qualcosa di commestibile: veramente allucinante.

23 settembre

Lasciamo Lima alle 9.15 di mattina, imbocchiamo la storica “Panamericana”, la strada che dal Messico conduce al Cile, il deserto tipico di questa zona costiera ci sorprende per la sua vastità (alcune dune sabbiose sono alte anche 2-3000 metri), sono esterrefatto al pensiero che in ogni caso siamo in zona tropicale e che sulla nostra destra si estende l’oceano. Lungo la strada piccoli villaggi, o supposti tali, con case in adobe con il solo prospetto sulla strada principale rifinito, spesso dipinto con scritte che pubblicizzano o prodotti o personalità politiche, altre mai terminate, strade inesistenti, poca gente in giro: ci si chiede chi e come si possa vivere in un simile squallore. Dopo circa quattro ore arriviamo a Pisco cittadina a 235 km dalla capitale e famosa per il suo brandy, grande porto commerciale e ittico. Nel terminal conosciamo un simpatico personaggio, Martin Vasquez Escate, una specie di agente di viaggio che tenta di “venderci” il suo prodotto. Dopo aver contrattato il prezzo per un buon quarto d’ora e averlo reso esausto, ci sistemiamo all’hostal “La Reserva” appena fuori del terminal al costo di 10$ la doppia (per persona) con bagno privato: di recente costruzione è un posto abbastanza pulito ed elegante e la gente è molto cortese

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