Panama, il posto giusto al momento giusto!

Panama City mi compare arrivando dall’aeroporto ed è una collana di grattacieli che cinge la riva dell’ oceano; alla fine, sulla punta del golfo intravedo le sagome di edifici coloniali del quartiere più antico. Il primo giorno passa visitando il ...

  • di Patrizia Sacco
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

Panama City mi compare arrivando dall’aeroporto ed è una collana di grattacieli che cinge la riva dell’ oceano; alla fine, sulla punta del golfo intravedo le sagome di edifici coloniali del quartiere più antico. Il primo giorno passa visitando il Casco Viejo, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco: una zona di belle costruzioni coloniali nei classici colori del tropico. Molti di questi sono stati restaurati e il quartiere, una volta considerato piuttosto “a rischio” e di forte impronta popolare, si sta trasformando in una zona tranquilla e di lusso. Possiamo quindi passeggiare nelle stradine assaporando l’atmosfera e gustare la brezza che arriva dall’oceano sui vecchi bastioni a stemperare il caldo. Sulla piazza principale, vicino alla cattedrale, c’è il bel museo del canale, nel palazzo che era stato sede della società che lo costruì, circa un secolo fa; un posto estremamente interessante e ben organizzato da non perdere assolutamente. Peccato che in questa parte della città non ci siano alberghi: uno dei due affascinanti ma decadenti alberghi coloniali che esistevano è stato trasformato in condominio di lusso e l’altro è chiuso per ristrutturazione. La parte nuova di Panamà è comunque piacevole, forse soprattutto grazie alla sua dimensione di piccola città, capitale di un piccolo stato, vivace senza essere caotica, piena di edifici moderni e grattacieli che non sono però aggressivi nè volgari, con una vegetazione tropicale pronta a riaffacciarsi da qualsiasi angolo in cui le si conceda spazio.

Dopo due giorni nella capitale all’alba prendiamo il volo per la provincia autonoma di Kuna Yala. La maggior parte di questo territorio è costituito dall’arcipelago di San Blas, 365 isole ed isolotti piccolissimi, di cui solo poco più di una quarantina abitati. La tribù dei Kuna che qui vive, ha uno statuto ampiamente autonomo, una amministrazione indipendente dal governo panamense, proprie leggi e una fortissima identità culturale che ne fanno una popolazione estremamente interessante e singolare. Sono il gruppo etnico più basso al mondo dopo i Pigmei e quello che ha la più alta percentuale mondiale di individui albini. La bellezza e l’originalità dell’abbigliamento delle donne Kuna mi colpisce fino dall’aeroporto dove incontro un piccolo gruppo familiare che si imbarca sull’avioneta con noi per tornare al villaggio. Dopo poco più di un’ora di volo arriviamo a Playon Chico, e da là una lancia ci accompagna ad un’isolotto poco più grande di un campo di pallone dove alloggeremo in una delle cabañas del Sapibenega Lodge. L’albergo è molto affascinante: sembra di vivere nella capanna di Robinson Crusoe ma in fondo non manca nessuna comodità e le onde del Caribe arrivano a un metro dalla mia porta. Tutte le strutture alberghiere dell’arcipelago, che non sono molte, sono gestite dai Kuna stessi per legge, e questo lodge è forse il migliore. Il nostro soggiorno passa piacevolmente andando a prendere il sole su isolotti che sembrano usciti da una vignetta: un ciuffo di palme al centro di un micro-atollo di sabbia bianca su cui manca solo il naufrago. Si va poi all’isola abitata dai Kuna, dove le donne siedono davanti alle capanne a chiacchierare e cucire le “molas”, delle specie di arazzi coloratissimi con cui decorano i propri abiti che sono diventate quasi un simbolo del paese. Un altro luogo interessantissimo è il cimitero sulla vicina terraferma, qui vengono portati i defunti di tutte le isole dei dintorni. Le sepolture sono sulla cima di una collina, protette da tettoie di foglie di palma, dove donne e bambini si recano spesso per rendere omaggio ai parenti scomparsi e tenere in ordine le “cappelle di famiglia”. Il posto è talmente bello, la vista che spazia sull’arcipelago così affascinante, che si capisce perché passino qui intere giornate a dondolarsi sulle amache, cucire e cucinare, col risultato che il cimitero è un luogo vivo ed animato quanto il villaggio. Rimaniamo tre giorni in un quasi completa solitudine nel lodge, poi riprendiamo il volo.

A Panama City acchiappiamo appena in tempo la coincidenza per David, una città a nord, verso il confine con il Costarica. All’aeroporto stesso troviamo un taxi che ci porta a Boquete, a una cinquantina di chilometri, e in poco più di mezz’ora passiamo dal caldo soffocante al clima fresco del tropico di montagna. Siamo infatti oltre i 1000 metri in una vallata verdissima, traboccante di alberi e fiori. Boquete è una località amata dai panamensi più ricchi e da vip di tutto il continente americano, che possiedono ville e proprietà varie nei dintorni. Si viene qui per fare passeggiate alle sorgenti termali, birdwatching in cerca dei mitici quetzales, trekking al vicino vulcano Barù. Il paese è piccolo e gradevole, ci sono vari alberghi e pensioni e noi ci fermiamo al Panamonte, una deliziosa costruzione di legno dipinta d’azzurro che ha quasi cento anni e moltissima atmosfera. Passiamo qui quattro giorni rilassanti, facendo passeggiate ed escursioni nella vallata. Da non perdere assolutamente è il parco del Sendero de los Quetzales, anche perché sul capo di questo luogo di una bellezza commovente pendono minacce gravissime. Il parco, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, è percorso da 15 chilometri di sentiero sterrato che arrivano al Serro Punta da Boquete: una strada che attraversa senza arrecare danno un paesaggio di foresta pluviale con alberi altissimi, liane, sottobosco fiorito, torrenti rocciosi e cascatelle, frequentato da un’infinità di uccelli e altri animali. Pare che il governo abbia deciso di ampliare ed asfaltare questo percorso per incrementare il turismo, con conseguenze tragiche per l’ambiente. Gonzalo Miranda, un acceso ecologista che ci ha fatto da guida nel parco ha detto che lui e i suoi amici sono pronti a tutto pur di fermare il progetto e ha chiesto aiuto per far conoscere al mondo intero questo scempio. Chi ne ha voglia può visitare il sito www.Salvalo.Org per saperne di più

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