Panama, Caribe

Panamà, 04 – 23 Agosto 2007 L’inizio di questo viaggio a Panama risale al 2003, in Costa Rica; precisamente nel Parco Manuel Antonio. Pioveva. Io e due miei amici, completamente fradici, eravamo riusciti a trovare per caso alloggio per la notte in una casa ai margini del parco, a pochi metri dalle scimmie urlatrici che ruggivano impietose...
 
Partenza il: 04/08/2007
Ritorno il: 24/08/2007
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 2000 €

Panamà, 04 – 23 Agosto 2007 L’inizio di questo viaggio a Panama risale al 2003, in Costa Rica; precisamente nel Parco Manuel Antonio. Pioveva. Io e due miei amici, completamente fradici, eravamo riusciti a trovare per caso alloggio per la notte in una casa ai margini del parco, a pochi metri dalle scimmie urlatrici che ruggivano impietose sotto gli scrosci di pioggia. Conosciamo subito il nostro vicino di casa che era uscito a vedere chi fossero questi tre disperati sbucati dall’oscurità. Lui era un diplomatico panamense in vacanza: al nostro entusiasmo per il Costa Rica aveva risposto decantando le lodi della sua terra che prometteva essere senza rivali in quanto ad animali selvaggi e spiagge fantastiche, soprattutto in un arcipelago di cui non riuscivo a ricordarmi il nome… Da quel momento mi è rimasta la curiosità per questa destinazione amena, fino al momento di organizzare il viaggio estivo del 2007, momento in cui si decide di intraprendere per la prima volta un viaggio insieme alla mia dolce metà. Sono contento di intraprendere questo viaggio con lei. Viaggiare è in assoluto la cosa che mi entusiasma di più e voglio che lei mi vede così, fuori dai soliti problemi e fatiche della vita lavorativa, almeno per un po’. E soprattutto voglio presentarle quelli che considero un po’ come dei vecchi amici, di quelli che anche se non si vedono per anni si considerano importanti: I Caraibi. Che magnifiche sensazioni mi hanno donato, vorrei che anche lei possa vederli, conoscerli e spero amarli come li amo io. …

04 – 05 Agosto : Panama City Il primo giorno di visita alla città conta già due “must” imperdibili: il Casco Vejo, una sorta di Havana diroccata in procinto di una rinascita spero sfavillante e Miraflowers Locks, le chiuse del canale di Panama verso l’Oceano Pacifico. Il Casco Vejo ha perso fortunatamente gran parte della pericolosità e della cattiva reputazione di un tempo anche grazie alla presenza della polizia in bicicletta che ti accompagna in giro come una guida turistica: il personale dell’ufficio del turismo e superdisponibile e i militari sono gentili e sorridenti. In verità dovrà passare ancora qualche anno perché ritorni allo splendore di un tempo, infatti molte case hanno solo più le pareti esterne e la vegetazione invade i ruderi abbandonati. L’atmosfera decadente è comunque affascinante, soprattutto alla sera dove si può mangiare a lume di candela in ristorantini con dehors sulle piazze illuminate. Per Manolo Caracol, al periodo il più in voga, assolutamente d’obbligo la prenotazione. Per il pranzo invece scegliamo invece di infilarci subito nell’atmosfera vibrante della capitale centroamericana e ordinare il pesce più fresco della città direttamente al Mercado de Marisco: il ristorante è situato al secondo piano dell’edificio del mercato del pesce e vi si affaccia direttamente. Le voci dei pescatori sono la divertente colonna sonora del pranzo. Consigliatissimo! Le chiuse di Miraflowers sono facilmente raggiungibili con i bus locali. Obbligatorio vederle, impressionante immaginare lo sforzo progettuale e realizzativo, il museo molto moderno ed interattivo accoglie i visitatori prima del passaggio delle navi. Un inciso lo meritano sicuramente tutti i bus pubblici in città, vecchi scuola bus americani anni ’50 fantasticamente personalizzati. Sono coloratissimi, fanno a gara per attirare l’attenzione con accessori e dipinti i più sorprendenti. Gli accessori vanno da un impianto stereo di tutto rispetto alle pinne di squalo sul tetto passando per clacson tritonali, boa di struzzo, bandiere e tutto quello che si può immaginare come gadget. Costano solo 25 cent e trasportano solo gente locali. Noi non incontriamo mai altri turisti, diventano subito il nostro mezzo di trasporto preferito sdegnando i taxi, pur economicissimi, che ci suonano continuamente per la strada, accattivandoci le simpatie dei locali. Il giorno seguente, dopo una colazione abbondante nel giardino coloratissimo di Casa de Carme, piccolo ostello in una zona centrale di Panama City, siamo pronti per il Parco Naturale Soberania, affidandoci ai consueti bus super caratteristici. La guida Lonely Planet non è affatto precisa sul parco, è chiaro che l’autore non c’è mai stato. Alla stazione dei bus della cooperativa Seca un guidatore del bus diretto verso Paraiso sembra cambiare idea e ci dice che ci porterà all’entrata del parco invece di aspettare due ore il bus diretto a Gamboa. Ci fidiamo e saliamo. Seguendo le vaghe indicazioni di un ragazzo ci buttiamo fuori dal bus in un punto in mezzo alla foresta dove parte un sentiero segnalato. È molto corto ma è già avventuroso per noi. Uscendo dal sentiero speriamo che passi un bus che ci porti diretti al Sendero del Oleoducto a Gamboa, uno dei paradisi di Panama per birdwatchers. Eccolo subito, colpo di fortuna ! Per qualche km quindi seguiamo agevolmente il Sendero nella fitta foresta e veniamo ripagati dalla vista di tre tapiri, parecchie scimmie curiose e da innumerevoli e coloratissime farfalle, compresa la “farfalla dagli occhi” che avevamo visto esposta al museo di Miraflowers Locks. L’errore è stato quello di non portarsi niente da mangiare e da bere, come due sprovveduti, confidando in un chiosco inesistente all’entrata del sentiero… Il turismo è ancora agli albori! A Gamboa, alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti, viviamo però una bella esperienza, di quelle che puoi vivere solamente vagando un po’ a caso, ovviamente senza affidarsi a pacchetti tutto compreso, cioè da vero “backpacker”: nel piccolo paesino sul lago una marea di gente chiassosa invade un centro sportivo dotato di piscina. È la festa paesana dei Bomberos, i vigili del fuoco locali, a cui partecipano proprio tutti. Ci uniamo alla festa, mangiamo squisite hojaldres preparate sul momento in una cucina improvvisata. Meno male perché di negozi o bar nemmeno l’ombra… Non so spiegare come e perché ma quando sono in viaggio sento che una buona stella mi protegge e che posso osare e affrontare situazioni con un pizzico di incoscienza e di leggerezza. Questo per me è viaggiare, fidandomi principalmente dell’istinto ed immergendomi il più possibile nel paese che visito.

Riusciamo quindi a salire al volo sul bus che ci riporterà alla Ciudad. L’indomani partiremo presto, all’alba, con un piccolo biplano Aeroperlas, prenotato via internet. Destinazione Yandup, Komarca de Kuna Yala, Arcipelago sulle coste atlantiche chiamato San Blas, Caraibi. … 06 – 08 Agosto : Yandup, Komarca de Kuna Yala Sono le otto di sera, abbiamo già mangiato ed è buio pesto nell’isola minuscola senza elettricità corrente di Yandup. Siamo sdraiati sulle amache fuori dalla cabana di legno e tetto di foglie di palma, cullati dal rumore delle onde che si infrangono a pochi metri da noi. Un cielo incredibilmente stellato è orlato dalle altissime palme che ricoprono l’isola. È proprio quello che desideravamo da molti mesi, da quando l’idea delle vacanze a Panama si era concretizzata: l’essere letteralmente “fuori dal mondo”. L’isola è disabitata, come la maggior parte delle isole che formano l’arcipelago gestito dagli Indio Kuna in modo autonomo dal governo panamense centrale, non ammettendo alcuna ingerenza esterna. I Kuna sono una popolazione molto fiera, povera ma fondamentalmente allegra. È una comunità matriarcale che vive di pesca, caccia, vendita di cocco e di turismo. Le donne sono vestite in abiti colorati tradizionali e cuciono molas, gli uomini vestono all’occidentale ed alcuni di loro, quelli che parlano un po’ di spagnolo, sono delle guide come il nostro amico Leo che ci scorrazza su e giù per l’arcipelago con una lancia di legno in mezzo alle mangrovie in cerca dei migliori spot di snorkeling e delle spiagge più “caraibiche”. Solo le foto possono pallidamente rappresentare quanto l’arcipelago, il mare caraibico e la nostra isoletta siano splendide, a parole è veramente difficile. Visitiamo anche la caratteristica comunità di Playon Chico, o di Ugupusani in lingua indigena, ed il loro cimitero, in cui Leo ci spiega usanze e tradizioni funerarie. Spero vivamente che gli Indios kuna mantengano viva la loro fiera indipendenza indigena, allontanando la speculazione edilizia e gli investitori stranieri da questo angolo di paradiso. Mangiamo sempre quello che offre il pescato del giorno cucinato dalle donne kuna che lavorano sull’isoletta di Yandup, il filetto di barracuda appena fritto e marinato nel limone è da ricordare. Per una notte siamo gli unici turisti dell’isola, che comunque conta cinque cabanas in totale. Ci godiamo l’assoluta solitudine. Una luce penzolante rischiara la notte permettendoci di leggere o di scrivere il diario. Non ci sono neanche insetti e mi sembra incredibile. L’atmosfera è quali irreale, il tempo sembra immobile, magie dei caraibi. …



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    per l'esperienza di conoscere il popolo dei Kuna, fiero ed orgoglioso della propria storia, cultura e tradizioni... Indimenticabile. -...

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