Norvegia in un guscio di noce di cocco

L’Ente del turismo norvegese propone un itinerario chiamato “Norway in a nutshell”. Siccome il nostro è stato un po’ più ampio, abbiamo deciso che era in un guscio non di noce, bensì di noce di cocco. Dolcissimo. Ecco come è ...

  • di Natalia Kourlovitch 1
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

L’Ente del turismo norvegese propone un itinerario chiamato “Norway in a nutshell”. Siccome il nostro è stato un po’ più ampio, abbiamo deciso che era in un guscio non di noce, bensì di noce di cocco. Dolcissimo. Ecco come è andata.

Martedì 3 agosto 2004

Dopo un anno di duro lavoro i due piccioni viaggiatori Enzo e Natalia partono da Bologna via Copenaghen per il grande nord.

Ore 19:30 - atterriamo a Oslo, dove piove ma non fa freddo, si ha l’impressione di stare in Italia a marzo in una giornata capricciosa fatta di acqua e vento.

Un treno espresso comodissimo parte dall’aeroporto ogni quarto d’ora e impiega 20 minuti per arrivare in centro. Costo - 300 corone in due. E’ possibile prendere anche un treno di linea, che venendo da nord passa necessariamente per l’aeroporto prima di arrivare ad Oslo. Costa meno, ma impiega più tempo e non sempre è puntuale. Il fatto è che in Norvegia, essendoci pochi collegamenti ferroviari e quindi poche possibilità di prendere coincidenze, succede che se un treno è in ritardo, per non far perdere alla gente la coincidenza, il treno che dovrebbe proseguire non parte prima che arrivi il treno ritardatario: lo aspetta e parte solo quando ha raccolto i passeggeri di quel treno. Non sappiamo dire se questo significa buona o mala gestione – la mancanza di puntualità, compensata però dall’estrema attenzione alle persone.

Domani alle 8:10 dobbiamo prendere il treno per Myrdal. Abbiamo il voucher del viaggio “Norway in a nutshell”, ma non la prenotazione del posto che qui è obbligatoria su tutti i treni a lunga percorrenza. La biglietteria principale è già chiusa, ma troviamo aperta una biglietteria “di supporto” con alcuni sportelli, è grazie al codice che ci ha dato la nostra agenzia di viaggi riusciamo ugualmente a fare la prenotazione. Verso l’uscita sulla destra un ufficio turistico fornisce cartine e informazioni. Dopo dieci minuti di passeggiata siamo in hotel “Anchor”. Alloggiamo in una camera al settimo piano con una bella vista sulla città, e dalla finestra notiamo molti gabbiani che fanno da sentinelle alla città: dall’alto osservano qua e là e quando si sono assicurati che tutto va bene, virano decisamente in altra direzione.

Martedì 4 agosto 2004

Ore 8.00. Il treno è già al binario. Chiediamo una conferma al macchinista che ci risponde con prontezza e gentilezza in inglese. In Norvegia tutti parlano inglese, alcuni con un accento che lo rende non sempre comprensibile, ma sono tutti disponibili e cordiali.

I sedili dei nostri posti non sono comodi, il treno è pulito ma gli accessori sono vecchi. Una cosa utile che notiamo è la raccolta differenziata sul treno; l’impressione che abbiamo è che in questo paese si cerca di essere moderni ma allo stesso tempo non si getta via nulla.

La prima tappa di oggi è Myrdal. Il treno sembra che vada piano e che faccia troppe fermate, temiamo per la coincidenza. Stare seduti per diverse ore annoia, anche perché il paesaggio sul tratto Oslo-Myrdal è un po‘ monotono, quindi giusto per distrarci andiamo nel vagone ristorante a prendere un caffè; fa schifo, ma non rispetto al caffè italiano, fa schifo addirittura in confronto a quello preso in aereo ieri. Lo aggiustiamo con il latte..

I nostri timori sulla lentezza del treno si rivelano fondati: arriviamo a Myrdal con 45 minuti di ritardo, ma dato che il nostro percorso è turistico ed è basato sulle conicidenze, il trenino di montagna che ci porterà a Flåm ha atteso il nostro arrivo.

Il tratto ferroviario che attraversiamo è unico al mondo, con una pendenza strepitosa. Durante il tragitto incontriamo cascate e valli molto belle, in diversi punti il treno rallenta per farci ammirare meglio il paesaggio, e una volta si ferma e ci fa scendere per riprendere una grossa cascata; inoltre c’è anche uno speaker che annuncia in varie lingue, italiano compreso, quello che vedremo a destra o a sinistra. Alla fine del tratto restiamo comunque un po’ delusi perché ci aspettavamo di più, il libro e le riviste che abbiamo letto promettevano cose dell’altro mondo. Forse, è anche colpa della pioggia

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