Crimea, mosaico di culture

Viaggio nel tempio del turismo balneare russo, alla ricerca di città abbandonate, residenze imperiali zariste e ricordi di antiche civiltà

  • di mapko64
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Per lungo tempo l’Unione Sovietica ha rappresentato un mondo inaccessibile, avvolto da un alone di mistero. Da qualche anno, caduta la cortina di ferro, la curiosità mi ha spinto a visitare le repubbliche nate dal dissolvimento del vasto impero. In questo viaggio ho esplorato la Crimea, una specie di quadrilatero ormeggiato sulla sponda settentrionale del mar Nero. La penisola oggi fa parte dell’Ucraina quasi per uno scherzo del destino: quando negli anni cinquanta Krusciov la staccò dalla Russia per donarla all’Ucraina, pensava di compiere un gesto simbolico senza troppe conseguenze, poiché si trattava solo di ridefinire un confine regionale. Dopo il crollo del comunismo, le frontiere invece sono diventate reali e la Crimea si è trovata nella repubblica Ucraina, nonostante la maggioranza della sua popolazione si proclami russa e la sua storia sia legata al popolo tartaro, di ceppo turco.

Ancora oggi, dopo più di venti anni dal crollo del comunismo, l’integrazione con il resto del mondo mi è parsa scarsa. La gente parla solo russo e le orde di vacanzieri sono composte esclusivamente da ex cittadini dell’Unione Sovietica. L’aspetto delle città è cambiato, i locali in “stile occidentale” sono presenti ovunque, ma nelle piazze principali le statue di Lenin sono rimaste al loro posto. La sensazione di essere un corpo estraneo, non sempre gradito, mi ha accompagnato spesso. Che cosa sarà mai venuto a fare un italiano nel tempio delle vacanze balneari russe? In realtà la storia di questa regione è ricchissima ma, come accade in occidente, questo a volte sfugge al frettoloso vacanziere balneare, alla ricerca di sole e divertimento spensierato.

Bakhchisaray è stata per secoli la capitale del khanato tartaro, erede dei mongoli dell’Orda d’Oro. Al termine della seconda guerra mondiale Stalin deportò l’intera popolazione tartara in Asia Centrale, accusandola ingiustamente di collaborazionismo con i nazisti, per quanto avesse tutte le ragioni per cercare di liberarsi dal giogo russo. Dopo la sua morte, Krusciov riconobbe l’ingiustizia, ma i rientri di massa sono avvenuti solo in seguito al crollo dell’Unione Sovietica. Passati cinquanta anni e due generazioni, per i tartari non è stato facile tornare nella terra d’origine; i problemi d’integrazione con russi e ucraini sono stati notevoli, ma oggi Bakhchisaray sta vivendo una sorta di rinascimento culturale con la comunità tartara alla ricerca delle radici perdute.

La storia della Crimea comunque è ancora più antica. Nell’epoca classica i greci fondarono sulle sue coste numerose colonie. Per secoli Chersoneso fu la più importante; oggi il sito archeologico non conserva monumenti eccezionali, ma la sua posizione sul mare, l’estensione dei grandi quartieri abitativi e i resti delle basiliche cristiane sparsi qua e là, lo rendono veramente affascinante. Durante la mia visita la spiaggia del sito era affollatissima: un regista non avrebbe potuto concepire una situazione migliore per il turista del XXI secolo, una manciata di rovine archeologiche e tanto mare! Altrettanto affascinante è la città di Kerch sulla punta orientale della Crimea, affacciata sullo stretto che conduce al mare di Azov. Gli antichi ponevano proprio qui, in corrispondenza del Bosforo Cimmerio, una dei confini tra Europa e Asia; oggi lo stretto è tornato a essere un confine, separando Ucraina e Russia. La città è ricchissima di storia; l’affascinante kurgan dove fu sepolto un monarca del regno ellenistico del Bosforo, unisce gli elementi nomadi di un tumulo scita a quelli greci di un sepolcro monumentale

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Commenti
  1. mapko64
    , 21/6/2013 15:55
    Leggendo il messaggio di Kerch sono venuto a conoscenza della triste storia degli italiani di Kerch.
    Non ne sapevo nulla, così mi sono documentato. Ho letto il libro di Giulio Vignoli "La Tragedia Sconosciuta degli Italiani di Crimea" (scaricabile su Internet). Ne consiglio la lettura! Spero che l'Italia riesca finalmente a fare qualcosa per questa sfortunata comunità.
  2. mapko64
    , 17/6/2013 14:36
    Confermo che Kerch è una città interessante e piena di storia. Consiglio vivamente lasua visita e mi scuso per la didascalia sbagliata frutto di un refuso.
  3. kerch
    , 31/5/2013 13:17
    La foto incriminata è quella presente in "Tutte le foto di questa galleria", relativa alla fotografia con il titolo " Yalta - Statua di Lenin", è un grosso errore madornale, con presente lo sfondo del MONTE MITRIDATE, ed anche l'obelisco relativo alla 2° guerra mondiale. Inoltre a Kerch, sono rimasti un gruppo di ITALIANI, nipoti degli ITALIANI deportati in Crimea; sono passati 70 ANNI, dal tragico 29 Gennaio 1942, quando per volere di "Stalin" oltre DUEMILA ITALIANI - (N° 2000), residenti da tempo in Crimea, furono arrestati e deportati in Kazakhstan; pochissimi sopravvissero agli stenti e pochissimi FORTUNATI poterono ritornare in Crimea. Ma nel frattempo tutte le loro proprietà, furono confiscate!!!!!!!! Le Istituzioni ITALIANE, finora, non sono riuscite a far riconoscere lo status di comunità DEPORTATA e a concedere, la cittadinanza ai sopravvissuti e discendenti dei deportati. Fortuna siamo nella Grande ITALIA............!!!!!!!!!!!!!!
  4. kerch
    , 30/5/2013 15:35
    Per salire il monte Mitridate vi è una scalinata, con 428 gradini, costruita da un architetto italiano A. Digbi, negli anni dal 1833 a 1840.
  5. kerch
    , 30/5/2013 15:13
    La statua di Lenin è corretta, ma appena dietro vi è la scuola di Kerch, ai piedi del monte Mitridate con il relativo obelisco; fatto costruire dopo la 2° guerra mondiale per ricordare che kerch è stata una città eroe!!!

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