Obrigado, Portogallo! In viaggio da Porto a Lisbona

Alla scoperta del Portogallo tra fado, cucina e saudade

  • di Andrea Misuri
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Partiamo da Firenze nel primo pomeriggio. Il volo della Ryanair decolla da Pisa alle 17,45. Per una settimana, con Susanna, alla scoperta del Portogallo. Arriviamo all’aeroporto Francisco Sá Carneiro di Porto, considerata anche l’ora di differenza del fuso orario, alle 19,00 locali. La recente linea “viola” della metropolitana ci porta in città in una quarantina di minuti. La fermata è a pochi passi dalla nostra prima meta. Il Vera Cruz Residencial, Rua Ramalho Ortigӓo 14, è di lato al Palazzo Comunale, sull’angolo della gigantesca, oblunga Praça General Humberto Delgado. Questo immenso spazio inclinato verso la foce del Douro, dove risuonano gli stridii dei gabbiani, è lo snodo intorno al quale ruota l’intera rete stradale cittadina.

Secondo giorno

La mattina successiva facciamo colazione all’ottavo piano dell’hotel. Sotto di noi, la piazza si popola lentamente. Nella luce del primo mattino, il gioco delle ombre, con le sagome allungate degli alberi e delle sedie di legno, si dilegua all’apparire del forte sole di questo fine agosto. Dedichiamo l’intera giornata alla visita di Porto. Adagiata sui colli che degradano verso l’oceano, è oggi una città moderna che convive con un passato ricco di storia. Alla Casa do Infante, Rua Alfândega 10, dove si dice che sia nato, sul finire del XIV sec, Henrique il Navigatore, tra i protagonisti dell’espansionismo coloniale dell’Impero portoghese. Oppure percorrendo la strette vie dell’antico quartiere di Ribeira, dove numerosi sono i monumenti e le chiese costruiti dall’italiano Niccolò Nasoni (al quale hanno intitolato una fermata della metro). E ancora, affacciandosi sulla baia dove il Rio Douro confluisce nell’Atlantico, a guardare i barcos rabelos, le tradizionali barche impiegate per secoli nel trasporto del celebre vino locale. Per lo shopping, invece, siamo risaliti fino a Rua Santa Catarina, con boutique e centros commerciales. Accanto c’è il Mercado do Bolhão, Rua Formosa. Sotto le volte dell’ottocentesca struttura in ferro battuto, tra bancarelle e negozietti, abbiamo trovato una grande scelta di prodotti ortofrutticoli, di formaggi, pesci e carni. Un paio di dritte, per mangiare con pochi euro. Pedro Dos Frangos, Rua do Bonjardim 219, in una traversa a est di Praça Delgado, è frequentato da avventori locali (e dai lettori della Lonely Planet). Sulla strada, a ogni ora gira lo spiedo con i polli (frangos). Da poco è stato aperto un nuovo locale – stesso nome, stesso proprietario – sul marciapiede di fronte. Restaurante Fernanda Dios, Caso 42, si trova all’interno del Mercado. Una tovaglia di plastica a scacchi, un piatto di sarde arrosto e uno di calamari. Abbiamo mangiato con i frequentatori abituali, scambiando con loro parole in relax. Gli abitanti di Porto sono chiamati tripeiros (mangiatori di trippa), perché, secondo la tradizione, inviarono a Henrique il Navigatore, in partenza per la vittoriosa conquista di Ceuta, in Marocco, le migliori carni che i magazzini della città contenevano. Così che ai locali rimasero soltanto le interiora. Le tripas a moda do Porto si cucinano con i fagioli. Piatto impegnativo, con il caldo imperante.

Terzo giorno

Ddalla centrale stazione di São Bento - famosa per gli azulejos che ricoprono le pareti dell’atrio d’ingresso, circondata dalle case che si affacciano direttamente sui binari – raggiungiamo quella di Campanhã, da dove partono i treni a lunga percorrenza. In un’ora e mezzo arriviamo a Coimbra. Varcando l’entrata dell’Hotel Astória, Avenida Emídio Navaro 21, ci accoglie l’atmosfera di quello che fu un Grand Hotel d’inizio Novecento. Tra legni pregiati, grandi specchi e libri antichi. Splendida la sala della colazione (ottima e con grande scelta), dove fa bella mostra di sé il pianoforte, ricordo del bel tempo andato. Rapporto qualità/prezzo assolutamente imbattibile. Lo scricchiolio del letto è la contropartita che paghiamo volentieri a un arredamento che risente un po’ del tempo trascorso. Città universitaria per eccellenza, Coimbra si estende tra il Rio Mondego e le colline intorno. Dall’Arco de Almedina e poi per la ripida scalinata di Rua Quebra Costas, la città vecchia si estende in un reticolo di stradine tortuose, punteggiate dai resti moreschi delle antiche mura fortificate, dalle sedi delle varie facoltà e da numerose chiese, tra le quali l’Igreja de Santa Cruz, in quello stile manuelino, che avremmo poi avuto occasione di conoscere in più occasioni a Lisbona. Ci fermiamo al Fado ao Centro, Rua Quebra Costas 7, dove ogni giorno si realizzano iniziative culturali per tenere vivo l’interesse per questa musica popolare, che rappresenta l’anima più profonda del Paese. Scopriamo che il Fado di Coimbra nasce nell’ambiente accademico, con le serenate degli studenti alle ragazze da conquistare. Ancora oggi è cantato soltanto dagli uomini, con indosso le caratteristiche mantelline scure degli universitari. E’ eseguito da un gruppo formato da una guitarra portuguesa, una guitarra acustica e una voce. Nell’occasione, troppo bravi per non essere citati, nell’ordine, Luís Barroso, Luís Carlos Santos e Carlos Pedro. Insieme a loro, Sara Cruz è l’entusiasta anima organizzativa del Centro. Da non perdere

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