Safari in Kenya

Alla scoperta della Natura e di noi stessi

  • di Rosa Massimo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Il fatto che avessimo visto tutto ciò già nei primi 3 giorni in un solo parco ci faceva pensare che forse il resto del viaggio sarebbe potuto essere meno interessante, i parchi meno belli, pochi animali. Ci sbagliavamo. Ogni parco ha una sua peculiarità e anche quando non si vedono molti animali, basta guardare i paesaggio per riempirsi gli occhi di bellezza. Dal Masai Mara siamo ripartiti in direzione nord, verso il Lago Nakuru, uno dei laghi salati della Rift Valley. Dall’alto del Baboon Cliff il lago sembra attraversato da un’onda rosa, sono centinai a e centinaia di fenicotteri che in questo lago ospitale trovano il loro nutrimento principale: una piccola alga blu-verde. Rimaniamo a guardare i fenicotteri muoversi leggeri nelle acque salmastre, a volte sembra che stiano danzando. Tanto i loro movimenti sono leggiadri quanto i suoni che emettono sgradevoli. Ma ancora una volta la fortuna è dalla nostra parte ed ecco poco oltre, su una radura la sagoma del più “strano” degli animali, il rinoceronte. Anzi, sono in tre, è una famigliola di rinoceronti bianchi. Con la loro corazza, gli arti tozzi e il lungo corno sembrano arrivati direttamente dalla preistoria, hanno un aspetto temibile ma a vederli muoversi paciosi mentre brucano l’erba si fa fatica ad immaginarli pericolosi.

Il giorno dopo lasciamo Nakuru per andare ancora più a Nord, verso L’Etiopia dove le strade diventano più polverose, la popolazione sempre più sparsa e povera. La strada è lunga e in alcuni tratti molto sconnessa, ma è la vita per le attività commerciali che sorgono lungo il ciglio e che hanno insegne altisonanti come Park View Hotel, o Eagle’s house, ma che non sono niente più che semplici costruzioni se non addirittura capanne tirate su con mezzi di fortuna. Il viaggio è lungo ma come sempre interessante, ci fermiamo per pranzo proprio all'Equatore. Intorno al punto di passaggio dell'Equatore sono sorte una decina di baracche che vendono souvenir turistici. Ci facciamo portare dentra una di queste da un simpatico ragazzo e dopo una lunga contrattazione riusciamo ad avere un prezzo onesto per dei braccialetti e una maschera. Siamo gli unici turisti perciò diventiamo un po' l'attrazione della giornata, ma il momento indimenticabile è quello in cui il nostro amico rimane sbigottito di fronte alla notizia che in Italia c'è il mare e ci sono bellissime spiagge...<< Perchè, allora voi Italiani venite al mare, qui??>> Davvero non troviamo una risposta adatta e lo salutiamo. Sicuramente questo scoop lo racconterà per giorni e giorni! Impieghiamo tutto il giorno per arrivare alla riserva di Samburu. Come avevamo già visto durante il tragitto, il paesaggio è cambiato radicalmente, è più aspro, semidesertico. Insieme al paesaggio sono cambiati anche gli animali, le zebre hanno strisce più sottili e fitte, gli struzzi hanno le zampe blu, le giraffe le macchie più marcate, i leoni sono più magri, i muscoli sembrano bucare la pelle, le gazzelle hanno il collo lungo e si alzano su due zampe per riuscire a mangiare anche dagli arbusti più alti. La vita scorre lungo le rive del fiume Nwaso ed è proprio lì che ci siamo insabbiati, a poca distanza da una famiglia di elefanti. Con un po’ d’ingegno ne siamo venuti fuori abbastanza facilmente, ma non nascondo che stare senza la protezione dell’auto aumenta un po’ la tensione. Dalla fitta vegetazione che stoicamente cresce lungo le sponde del fiume sarebbe potuto uscire un leopardo come quello che abbiamo incontrato di lì a poco. Bellissimo, sinuoso e inquietante si aggirava nella savana alla ricerca di prede incurante del circo turistico che gli si era radunato intorno. Samburu è stata una piacevole sorpresa non ci aspettavamo di vedere tanta fauna in un ambiente tanto inospitale, ma è di nuovo tempo di muoversi, un lungo viaggio ci aspetta verso sud, destinazione Amboseli, la cartolina del Kenya: il Kilimangiaro, l’acacia e l’elefante al tramonto. Noi non abbiamo avuto il piacere di scattare questa foto, ma ne abbiamo decine di altre che ritraggono i mastodontici elefanti che popolano questo parco. Sono enormi, hanno zanne lunghissime e si muovono in branchi numerosi alzando una fitta polvere che fa sembrare ogni loro movimento sfumato. Per non parlare delle decine di iene che abbiamo visto aggirarsi come dei veri bulli di quartiere ma che hanno anche mostrato il loro lato tenero in compagnia dei cuccioli. Oramai il viaggio volge al termine, mancano solo i due parchi di Tsavo West and East, iniziamo a sentire quel formicolio allo stomaco che ci prende ogni volta che stiamo per finire una vacanza e iniziamo a pensare al rientro. Fortunatamente abbiamo modo di distrarci. Tsavo West ci accoglie con la spettacolare colata lavica di Shetani che pare stia lì da oltre 200 anni. Questo paesaggio lunare contrasta con le dolci colline che si scorgono in lontananza, ma siamo in Africa e non potevamo aspettarci niente di diverso. Proseguendo il viaggio ci addentriamo in un parco molto diverso dai precedenti, la vegetazione è molto più fitta e si attraversano formazioni rocciose plasmate dall’erosione del vento della pioggia. Facciamo una sosta alle Mzima Springs (sorgenti di acqua dolce che provengono direttamente da Kilimangiaro), siamo accompagnati da una guardia forestale armata perché si scende a livello del fiume, popolato da ippopotami e coccodrilli, ma il giro è piuttosto turistico e troppo regolamentato. Quando il giro termina siamo quasi sollevati, i tour di gruppo non fanno per noi, anche se solo per pochi minuti! E’ quasi ora di pranzo perciò Richard ci comunica che andremo verso il camping, noi immaginiamo un campeggio spartano tipo quello di Amboseli ed invece… sul fianco della montagna vediamo dei graziosi cottage quasi mimetizzati con l’ambiente, non possiamo credere che è quello il nostro camping!!Ed invece sì. Ma chiamarlo camping è riduttivo, è davvero favoloso. Una volta in camera ci accorgiamo che ogni cottage ha tre lati in muratura e uno tendato, un piccolo balcone si affaccia sulla radura dove nei periodi di pioggia scorre un ruscello, ma ora è rimasta solo una piccola pozza. Inutile dire che il panorama che si gode comodamente seduti è mozzafiato. Nel primo pomeriggio partiamo alla ricerca del rinoceronte nero, Richard ci avvisa che la ricerca non sarà facile, è molto difficile avvistare questi schivi animali, nonostante ci sia un’area recintata completamente dedicata a loro. Questa riserva nella riserva è stata creata per proteggere gli ultimi esemplari dall’estinzione causata dai bracconieri. Non siamo fortunati abbastanza da vedere un rinoceronte nero, ma come filosoficamente ci dice Richard:<>. Prima che sia buoi ritorniamo al campo e ci viene detto di non uscire da soli dalla stanza perché nei dintorni si aggirano predatori. Solo che una volta in stanza ci accorgiamo che non c’è modo per chiamare “la scorta”! Così come gli animali, anche per noi il motore è la fame quindi ci incamminiamo da soli verso il ristorante. Nessun problema, pensiamo che forse tanta premura sia un po’ esagerata. Più tardi, quando nel cuore della notte sarò svegliata dal ruggito di un leopardo cambierò idea, non esageravano!

Gli ultimi due safari li dedichiamo a Tsavo East, spettacolare per la sua terra rosso fuoco, ma poco emozionante per chi come noi aveva attraversato il Kenya e ammirato tante bellezze. Ancora una volta però l’Africa non ci tradisce e proprio quando stavamo per lasciare il parco, ecco la sorpresa, il felino più sfuggente e difficile da vedere. Seminascosto nella savana, ma fortunatamente, per noi, seduto su una piccola altura, si staglia il ghepardo. A differenza di leoni e leopardi, lui sembra davvero un gatto troppo cresciuto, non ha la possenza dei primi e lo sguardo inquietante del secondo, ma è davvero bellissimo, elegante. Restiamo a guardarlo finché non sparisce tra i cespugli. Non abbiamo visto i leoni di Tsavo, i famosi mangiatori di uomini, ma è valsa comunque la pena arrivare fin qui. Dopo cotanto avvistamento lasciamo il parco e ci dirigiamo verso Nairobi, fine del nostro indimenticabile safari

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Commenti
  1. songio
    , 10/10/2010 17:59
    Complimenti, splendido viaggio!!
    Potreste darmi qualche informazione per potervi copiare l'organizzazione? Mi piacerebbe un sacco fare questo viaggio! Come avete rintracciato "il silente Richard"?
    Grazie!!

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