Il Kenya che stupisce

Ciao siamo Laura e Roberto e con la nostra voglia di viaggiare abbiamo deciso questo anno di andare in Kenya. Mai come questa volta abbiamo ponderato questo viaggio, abbiamo passato quasi un anno a raccogliere opinioni dei vari viaggiatori, cercando ...

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  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Ciao siamo Laura e Roberto e con la nostra voglia di viaggiare abbiamo deciso questo anno di andare in Kenya. Mai come questa volta abbiamo ponderato questo viaggio, abbiamo passato quasi un anno a raccogliere opinioni dei vari viaggiatori, cercando di capire se le sensazioni che avevano provato loro erano quelle che andavamo cercando noi. Per questo innanzi tutto ringrazio questo sito, e chi con pazienza lo cura per darci consigli utili. Dopo aver letto un sacco di opinioni abbiamo deciso che il migliore villaggio, in termine di locazione, era senz’altro lo Jacaranda a Watamu. Purtroppo al momento della prenotazione in quel villaggio è tutto esaurito, così optiamo per il DORADO Cottage non a Watamu ma a Malindi. Partenza il 13 novembre da Roma alle ore 22.35, compagnia BLU PANORAMA. Appunti sul volo: partenza abbastanza puntuale sedili scomodissimi e solo 2 file da tre posti ciascuno, un caldo atroce a bordo senza aria condizionata (perlomeno al mio sedile la bocchetta dell’aria non mandava alcuna aria fresca), sedili strettissimi e nonostante avessimo chiesto di avere dell’acqua non ci è stata data. Quindi il mio giudizio sulla compagnia è assolutamente negativo. All’arrivo a Mombasa ci ha avvolto un caldo umido infernale, meno male che ci eravamo vestiti leggeri. Siamo accolti da due tavolini di legno sul quale i funzionari ci controllano i documenti, i visti, ecc. Siamo andati poi al box della dogana: ci hanno chiesto subito 40 euro per la tassa di entrata ed il luogo dove alloggeremo. Passato questo box ci troviamo sul piazzale, dove un sacco di persone provano a toglierci il bagaglio dalle mani. Veniamo condotti al pulmino che ci trasferirà da Mombasa a Malindi. Saranno 2 ore e mezza di buche infinite che rendono il tragitto un “massaggio naturale”, come dicono loro.

A circa metà strada ci fermiamo perché un autoarticolato ha sbandato ed il rimorchio è praticamente andato dentro un burrone e la strada è di conseguenza sbarrata. Che fare? C’è un sacco di gente intorno a questo camion ma siamo troppo lontani da Mombasa e difficilmente a breve arriverà un mezzo in grado di tirare su quel tir. Hakuna matata (non c’è problema) la gente del posto ha pensato che visto che dal senso opposto la strada era ostruita da un altro camion e urgeva liberare la strada quanto prima perché non buttare anche l’altro camion fuori strada in una scarpata? E così finalmente riusciamo a passare e cominciamo anche ad entrare nel vivo della mentalità africana d'altronde all’arrivo del mezzo che avrebbe tirato su il tir avrebbe tirato su anche l’altro! La strada è asfaltata ma improponibile, di bello c’è la vegetazione con un susseguirsi di palme al bordo strada bellissime. Arriviamo stremati a Malindi ed al nostro villaggio il Dorado Cottage. Sudatissimi ci fiondiamo in camera, dove si fa la doccia e ci si infila il costume e, poi, riunione al bar con la rappresentante Swan Tour. L’impatto con lei non è dei migliori ci dice subito che il mare in quel punto è bruttissimo pieno di alghe e che fare il bagno è quasi impossibile, sulla spiaggia troveremo i beach boys persone assolutamente inaffidabili che cercano solo di fregare il turista raccomandazione: non date confidenza, il villaggio è senza animazione, molto noioso, l’unica cosa da fare sono le escursioni e ci mette sotto il naso il foglio delle loro escursioni. Ci parla fino allo sfinimento del loro safari al KUDU CAMP, e poi via dicendo ci illustra una per una tutte le varie escursioni da fare convincendoci subito a prenotare per il giorno dopo la visita di Malindi a cui partecipiamo tutti al costo di 15 Euro, considerate che il taxi per arrivare a Malindi (3 KM) costa 1 Euro. Dopo un lavaggio del cervello di circa un’ora usciamo da quel incontro veramente provati, stanchi e con la sola voglia di dormire (dopo 17 ore di viaggio). Siamo una comitiva di otto persone, mangiamo tutti insieme e le varie impressioni sono assolutamente sfavorevoli su tutto, ci prendiamo comunque del tempo per valutare meglio le cose, e rimandiamo il prossimo giudizio di qualche giorno. Dopo pranzo si va a vedere la spiaggia, e cominciamo ad avere un’idea di quello che ci aspetta: sabbia fine e bianca come borotalco, il villaggio è situato in una piccola baia laterale che lo rende fantastico, sulla spiaggia privata fanno ombra una decina di palme meravigliose, ci sono i lettini fatti di corda intrecciati che più in tema di così si muore, attaccati a due palme si trovano due amache una singola e l’altra matrimoniale che per dormire si rivelano favolose, c’è un minuscolo gazebo per i massaggi e siamo contornati da piante stupende e piene di fiori. Cerchiamo quindi di esplorare anche la cosiddetta spiaggia libera. Ad un primo colpo d’occhio la spiaggia è enorme, si sviluppa verso sinistra a perdita d’occhio e scopriremo poi che su quel tratto si affacciano tutti i più bei villaggi turistici di Malindi. Andiamo ad immergere i nostri piedi nell’acqua e sorpresa l’acqua è calda, ma calda veramente e molto bassa per circa cento metri dalla riva. Le alghe ci sono un pochino sulla spiaggia ed un po’ in acqua ma non così tante da rendere il bagno impossibile, tanto per capirci io sono abituata ad andare al mare sul litorale laziale ed anche qui si trova la stessa quantità di alghe quindi niente di così scandaloso. Ci troviamo subito anche ad incontrare i primi venditori di oggetti d’artigianato, di borse, e di escursioni. Effettivamente ti assalgono e non ti lasciano più ma non sono poi così fastidiosi come preannunciato. Noi diciamo delicatamente che vorremmo fare un po’ di bagno da soli così ci lasciano stare per un po’. Parlandoci in seguito veniamo a scoprire che il safari proposto (costo 270 Euro) se si fa con i beach boys costa 180 Euro trattabili, inoltre il campo tendato che propone la signora è all’esterno del parco mentre con i boys si dorme all’interno. Ci pensiamo un po’ su. L’idea di spezzare la vacanza di una settimana con due giorni di safari ci scoccia un po’ così, anche grazie alla zia di un ragazzo della comitiva (residente proprio a Malindi), riusciamo ad organizzare un safari di un solo giorno, al costo di 80 euro pranzo compreso. Si rivelerà un’ottima scelta perché, anche se massacrante, siamo riusciti a vedere un sacco di animali vicinissimi e, ti rendi conto, che dopo un po’ che li vedi ti diventano quasi di routine e nonostante la sorpresa li guardi con occhi già abituati a tanta meraviglia. Per il pranzo ci portano in una struttura fantastica costruita su una roccia altissima dalla quale si domina un panorama talmente vasto che sembra non riuscire ad entrare negli occhi. Una pianura a perdita d’occhio sia a destra che a sinistra e, dulcis in fundo, proprio sotto la struttura c’è una specie di laghetto in cui troviamo due elefantini che giocano a fare il bagno, uno spettacolo meraviglioso anche perché sotto i nostri piedi è un continuo attraversare di piccole iguane coloratissime ed anche un po’ inquietanti dal mio punto di vista. Il pranzo non è stato niente di speciale ma considerato il posto in cui eravamo ci si passa tranquillamente sopra. Per arrivare al parco dello Tsavo Est si percorrono da Malindi circa 120 Km di strada sterrata e piena di buche che rende il tragitto di circa 3 ore. L’andata l’abbiamo percorsa praticamente tutta al buio (partenza da villaggio alle ore 3 e trenta) e nonostante l’ora abbiamo incontrato tantissime persone che camminavano nel buio della notte per andare a lavorare a Malindi. In quel momento ci siamo chiesti più di una volta dove abitassero quelle persone, poi al ritorno lo abbiamo capito, lungo la strada è pieno zeppo di villaggi intesi come gruppi di baracche in legno e fango dove all’esterno vive la gente praticamente buttata in mezzo alla terra ed ai cespugli. Al nostro passaggio al rientro abbiamo incontrato un sacco di bambini che ci correvano incontro, ci salutavano, ci chiedevano qualcosa, quindi se avete intenzione di andare portate vecchi abiti e scarpe o qualsiasi cosa abbiate in più perché vale la pena di darli a loro, noi non ci abbiamo pensato e ce ne siamo pentiti parecchio. La stessa sera al villaggio hanno organizzato la serata masai con cena tipica in cui hanno proposto della carne alla brace di impala e di gazzella, veramente ottima, poi sono arrivati questi masai che hanno proposto per mezz’ora i loro balli fatti da salti altissimi e poco più, dopo i balli hanno graziosamente steso i teli a terra ed hanno cominciato a venderci i loro manufatti che altro non erano che gli stessi oggetti che si trovavano un po’ dappertutto. La serata, a parte la cena, è stata abbastanza deludente. La mattinata spesa a Malindi si è incentrata sulla visita della fabbrica del legno in cui alcuni scultori creano delle statue in legno che vengono poi vendute in un vicino negozio con il prezzo fisso. L’assortimento è vastissimo ma anche il prezzo è più alto rispetto agli altri venditori con i quali si deve per forza trattare anche perché quando ti propongono il primo prezzo sparano delle cifre pazzesche. Lasciata la fabbrica del legno facciamo altri giri per il mercato e poi per Malindi vecchia dove veniamo accompagnati in diversi negozi (naturalmente al ragazzo che ci accompagnava è andata una parte del ricavato dei negozi). Nei giorni seguenti ci siamo rilassati un po’ nel villaggio, una mattina però abbiamo trovato la marea che scopriva tutta la barriera corallina e siamo andati a vederla, non senza la perpetua assistenza dei beach boys, che hanno poi preteso la mancia, c’erano le più spettacolari stelle marine e coralli ed è bellissimo vedere la vita del mare in appena venti centimetri d’acqua, è comunque doveroso dire che senza di loro non sarebbe stato possibile vedere ciò che abbiamo visto. Una menzione a parte va fatta per la spiaggia di Che Chale cosiddetta spiaggia dorata, noi l’abbiamo raggiunta con un taxi che ci ha lasciato all’imbocco di strada e lì abbiamo dovuto aspettare una jeep che faceva da spola tra la spiaggia e la strada distanti 3 Km circa. La spiaggia è immensa e bellissima brilla veramente al sole ma per vedere meglio l’effetto luccicante bisogna andare sul bagnasciuga perché è lì che la sabbia bagnata si trasforma in una lamina d’oro, è stato stupefacente. Lì c’è una specie di stabilimento a gestione inglese attenzione perché se vi accomodate sui lettini vi fanno pagare esattamente come a Rimini ed inoltre si paga anche la jeep che vi porta fin lì, invece i lettini sono gratis solo se rimanete per il pranzo. La sera non c’è molto da fare o si va in discoteca o al casinò. Noi abbiamo optato per il secondo anche perché nella nostra comitiva c’era Roberto che è un giocatore accanito nonché molto fortunato. L’alternativa per chi non gioca è rimanere seduti alla saletta del bar arredata tutta in stile etnico e con prezzi molto accessibili su birra e liquori. Inutile dire la massiccia presenza italiana che abbiamo trovato qui, un po’ perché i prezzi delle giocate sono molto abbordabili quindi è molto frequentato dai turisti nonché dai residenti italiani, ed un po’ perché ci hanno descritto le discoteche come locali molto malfamati con ogni tipo di gente

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