Oltre l'ennesima collina di pietre

Come ogni sera dell’anno, da chissà quanti milioni di anni, sempre alla stessa ora in questo luogo sperduto nel nord-ovest del Kenya, poco sopra l’equatore, il sole sta precipitando oltre l’orizzonte, spegnendosi nelle calde acque dell’immenso lago Turkana, il famoso ...

  • di Marco Purin
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Come ogni sera dell’anno, da chissà quanti milioni di anni, sempre alla stessa ora in questo luogo sperduto nel nord-ovest del Kenya, poco sopra l’equatore, il sole sta precipitando oltre l’orizzonte, spegnendosi nelle calde acque dell’immenso lago Turkana, il famoso mare di giada, quando Padre Mario, il nostro autista, preannuncia che oltre l’ennesima collina lastricata di pietre potremo ammirare una visione fantastica.

Sono assieme all’amico Marco su uno dei due fuoristrada che stanno conducendo la comitiva di dieci persone (un missionario tanzaniano della Consolata e nove giovani trevigiani) alla meta del lungo viaggio cominciato quasi un anno fa. E, infatti, lo scorso novembre alcuni dei partecipanti al campo missionario di conoscenza in Brasile nell’agosto 2004, hanno deciso di collaborare con Padre Godfrey, giovane tanzaniano originario della città di Iringa, nell’organizzare un’analoga esperienza, stavolta in terra d’Africa. La meta prescelta: nientepopodimeno che Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo - l’ex Zaire, per intenderci, già possedimento personale del re Leopoldo II del Belgio - da non confondere con il limitrofo Congo-Brazzaville.

A questo punto vi domanderete, giustamente, se Padre Mario avesse “leggermente” sbagliato strada (essendo le strade prive di segnaletica, rubata dalla gente del posto per i più molteplici usi) o se gli abitanti di Kinshasa avessero deciso tutti assieme di trasferirsi - con baracche e burattini, armi e bagagli - dietro la collina di cui sopra, senza avvisare nessuno, tranne noi naturalmente!!! Niente di tutto ciò, naturalmente.

Dopo che, per alcuni mesi, ci eravamo preparati nella casa dei missionari a Nervesa della Battaglia (TV), raccogliendo materiale e informandoci sulla realtà dell’ex colonia belga sotto molteplici aspetti – sociale, economico, storico-culturale, linguistico, e, non ultimo, religioso - a fine febbraio, Padre Godfrey ci ha inaspettatamente comunicato che non sarebbe stato più possibile recarci a Kinshasa, ma che saremmo andati in Kenya. Il motivo è presto detto: visto che le elezioni presidenziali, fissate inizialmente per il 30 giugno, erano state rinviate a data da destinarsi (poi tenutesi il 30 luglio), i Missionari avevano deciso che, stante le fibrillazioni sociali in atto nel Paese africano, sarebbe stato meglio per noi cambiare meta. E così, Padre Godfrey si era dato un gran da fare per cercare una valida alternativa, un luogo dove poter vivere intensamente e in sicurezza la nostra esperienza missionaria.

Così come accadde nel 1902 ai primi missionari inviati in Etiopia dal Beato Giuseppe Allamano, torinese fondatore dei Missionari della Consolata, anche noi, più di un secolo dopo, ci vediamo costretti dalle circostanze a cambiare destinazione, e, come loro, a finire in Kenya. Hakuna matata, nessun problema, usando un’espressione tipica dei popoli di lingua swahili, l’idioma ufficiale del Kenya assieme all’inglese dei colonizzatori. La missione è anche e, forse, soprattutto questo: imprevisto, novità e spirito di adattamento. E così abbiamo messo da parte le immagini e i racconti sulla Repubblica Democratica del Congo, per sostituirli con quelli sul Kenya, e con essi il corso di lingua francese per passare al ripasso della lingua inglese e all’apprendimento dei primi rudimenti di quella swahili.

Senza dimenticare l’aspetto forse più importante per la riuscita del campo: la reciproca conoscenza per cementare lo spirito di gruppo, fondamentale per affrontare questo tipo di esperienze. Così abbiamo anche trascorso assieme un fine settimana in montagna, immersi nella quiete delle stupende Dolomiti cadorine, ed un altro a prestare servizio come cuochi e camerieri alla Festa dei Carbonai in quel di Cordignano (TV) sulle pendici meridionali dell’altopiano del Cansiglio

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