In Bici da Olbia ad Arbatax a Ferragosto

Da Olbia ad Arbatax in bicicletta a cavallo di ferragosto Direte che siamo matti. Partendo lo pensavo anch’io… ma un pizzico di follia non guasta, se non altro per fare qualcosa di completamente diverso e creare quella sensazione di stacco ...

  • di Daniela Garavini
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Da Olbia ad Arbatax in bicicletta a cavallo di ferragosto Direte che siamo matti. Partendo lo pensavo anch’io... ma un pizzico di follia non guasta, se non altro per fare qualcosa di completamente diverso e creare quella sensazione di stacco dalla vita quotidiana, che, almeno per quello che mi riguarda, è l’unica cosa che dà davvero il senso della vacanza.

Il breve periodo che avevamo a disposizione, il desiderio di sentirsi liberi dalle 4 ruote ci ha fatto optare per questa soluzione, pur temendo caldo, traffico e affollamento. Il risultato ci fa dire che è stata una buona scelta e chi ha la fortuna di poter fare lo stesso itinerario in un periodo dell’anno migliore (giugno- settembre) sicuramente sarà ancora più contento. Ovviamente è necessario buon carattere e spirito di adattamento, anche perché non abbiamo prenotato nulla prima di partire (fa sempre parte dell’avventura). Ma ecco la descrizione: Partenza da casa di amici a 12 km da Olbia sabato 13 agosto e pedalata fino a San Teodoro (circa 50 km). E’ il tratto più trafficato del vaggio, ma la strada (la 125 orientale sarda che abbiamo seguito più o meno per tutto l’itinerario) sempre in vista della costa, offre un bellisssimo sguardo sull’isola di Tavolara lungo tutto il percorso, che non presenta particolari difficoltà. Noi abbiamo spezzato la tappa in due fermandoci nelle ore più calde sulla spiaggia di Porto Taverna, sabbia bianca, acqua azzurra, Tavolara sullo sfondo, purtroppo moltissima gente, ma il bagno è veramente un godimento. Volendo si sarebbe potuto deviare verso Capo Coda Cavallo ma il rischio che fosse ancora più affollato ci ha fatto desistere.

San Teodoro e la sua bella spiaggia della Cinta in questo periodo sono piene di gente, sicché ci siamo fermati il minimo indispensabile montando la nostra tendina in un campeggio (la tenda è piccola e un posto lo si trova sempre, anche se c’è scritto “completo” all’ingresso) e andando a mangiare in un ristorante non particolarmente memorabile, ma il pesce era buono. Costo 25 euro circa per il campeggio e 75 per la cena (i prezzi sono per due persone). Di fatto, per tutto il periodo abbiamo notato che mangiare costa veramente tanto, anche quando la cucina non è granchè, (si potrebbe qui aprire un dibattitto sulla ristorazione prezzi e qualità...), è più facile invece trovare da dormire a buon prezzo.

Il mattino verso le nove ripartiamo, seguendo vie costiere provinciali, dove il traffico è scarso, la strada attraversa paesaggi estreamamente piacevoli, sia quando corre relativamente lontana dal mare, sia quando è sulla costa. Qualche salita per valicare basse colline che movimentano il panorama, anche se su una c’era scritto addirittura Gran Premio della montagna... Ciclisti in giro ce ne sono pochi e cicloturisti nessuno. L’affollamento comincia a diminuire rispetto alla costa nord. Ma il numero di animali travolti dalle macchine e rimasti cadavere sulla strada è sempre elevato e noi che andiamo piano li vediamo da vicino e ci danno di che meditare. Alla fine del viaggio la conta dei morti assomma a due volpi, due bisce, innumerevoli gatti e ricci, e persino qualche uccellino. Questa volta in un’unica tappa (di circa 40 km) giungiamo al Camping Calapineta, poco dopo la località La Caletta, che è la marina di Siniscola. Qui piantiamo la nostra tendina in una pineta ovviamente, a fianco di un gruppo di ragazzi di Sanluri che si era organizzato un campo in cui le ragazze non si muovevano quasi mai, stando sul posto a preparare cibo, chiacchierare, sentire musica, mentre i ragazzi andavano e venivano a loro comodo. Dopo aver passato all’ombra le ore più calde, abbiamo ripreso le bici nel tardo del pomeriggio per andare al non lontano Capo Comino, seguendo una pista nella pineta che dal campeggio arriva al villaggio, da cui inizia la lunga spiaggia bianca delimitata da un’alta duna che termina al capo. Per raggiungere questo, occorre però riprendere a strada (la 125) e percorrerla per pochi chilometri fino al bivio a sinistra con le indicazioni. Qui, dove la spiaggia si congiunge quasi al capo davanti alle isolette che lo individuano, ci siamo concessi un lungo bagno. Ovviamente la spiaggia non era deserta, ma non più affollata come quelle del giorno precedente. La sabbia bianca e fine, il colore dall’azzurro al verde dell’acqua e, dietro, le dune ricoperte della loro tipica vegetazione, compresi i bellissimi gigli, sono una gioia per gli occhi. E sono un preludio alle bellezze che ancora vedremo. Per cenare ci fermiamo al campeggio, non abbiamo voglia di affrontare una pedalata notturna da un agriturismo sul capo dove ci darebbero da mangiare ma non da dormire. Costa 25 euro il campeggio e 50 la cena

  • 4668 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social