Kuta (Bali): induismo e birra

A notte inoltrata arrivo a Denpasar, l’aeroporto di Bali, Indonesia. Zona questa povera come quasi tutto il sud-est asiatico, ma non per questo pericolosa. L’Asia da questo punto di vista è molto sicura. Mi capita infatti, all’uscita dall’aeroporto, di dover ...

  • di Pietro
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  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Fino a 500 euro
 

A notte inoltrata arrivo a Denpasar, l’aeroporto di Bali, Indonesia. Zona questa povera come quasi tutto il sud-est asiatico, ma non per questo pericolosa. L’Asia da questo punto di vista è molto sicura.

Mi capita infatti, all’uscita dall’aeroporto, di dover camminare per almeno 500 metri da solo, al buio, all’una di notte e con gli zaini in spalla. Mai l’avrei fatto in sud America, qui si può.

Questo perché qui bisogna contrattare tutto, compresi gli spostamenti in taxi. I tassisti infatti, all’uscita dell’aeroporto, facevano a gara a chi la sparava più grossa. Per un tratto di pochi chilometri mi hanno chiesto, nell’ordine, 50.000 rupie (4 euro), 100.000, 60.000 e 40.000. Nulla, li evito tutti ed esco dall’aeroporto a piedi per prendere il taxi dalla prima strada fuori. Qui ne trovo due, uno mi chiede 35.000 e poi 30.000, l’altro 20.000. Scelgo (ovviamente) il secondo che però, appena vede che l’altro taxi se ne va e rimane quindi solo nella piazza, rialza i prezzi. 25.000, 30.000, 35.000... Pazzesco! Sembrava di essere in borsa. All’arrivo gli do 25.000 rupie (2 euro) che, considerando anche l’ora tarda, mi sembrava il prezzo più giusto.

  Eh si, un primo innegabile piacere a Bali lo si ha all’arrivo, quando ci si rende conto dei prezzi. 1 euro equivale a 12.000 rupie, per cui quando faccio il primo prelievo al bancomat (125 euro), mi trovo fra le mani... 1.500.000 rupie! Bello avere oltre un milione in mano! Dopo la “povertà” italiana, qui mi ritrovo ad essere ricco sfondato! Si, perché in hotel (camera singola grande con bagno interno e ventilatore, pulito, colazione inclusa) pago 2,9 euro a notte, in ristorante 1 euro per un ottimo piatto indonesiano (è stata una felice scoperta la cucina indonesiana!) o 1,5 euro per un piatto di pasta ben condita o 2,5 euro per una grande pizza. Noleggio uno scooter a marce (100 cc.) per 2 euro al giorno, faccio il pieno (2 litri, 0,8 euro) e mi bastano per tre giorni, etc. Insomma, devo dire che, fra i paesi in cui son stato, l’Indonesia raggiunge l’economicità del Myanmar, finora in testa alla classifica dei paesi “cheap”.

Ma le sorprese di Bali non vengono solo dal lato economico, pur piacevole per chi viaggia con un budget ridotto. Anche nella confusione di Kuta, la prima località dove mi fermo a Bali, stracolma di turisti, inizio ad intravedere qualcosa che mi lascia perplesso. Per capirla meglio devo ricorrere ad un internet cafè (nel centro di Kuta ce n’è uno ogni 50 mt). Non ho infatti (ancora) la guida Lonely Planet, uno dei cui maggior pregi è non tanto l’indicazione degli hotel e ristoranti in cui andare (che si possono trovare anche in altro modo) quanto la sua parte iniziale, in cui per ogni paese viene sintetizzata la sua storia, cultura ed usanze particolari. Ora quindi, prima di continuare, devo riportare un minimo di cifre che aiutano meglio a capire Bali.

  Bali è una piccola isoletta (1/3 circa della Sardegna) situata proprio al centro dell’Indonesia, il quarto paese più popolato del mondo (225 milioni). I suoi abitanti sono in larga parte musulmani (88%), facendo così dell’Indonesia il paese islamico più grande al mondo. Ma, in mezzo a tutti questi musulmani, c’è una zona dove prospera invece la più antica religione del mondo, l’induismo: Bali. Qui però non è rimasto puro come in India ma si è mescolato con varie credenze e riti locali, formando così un’identità religiosa unica al mondo e resistendo, negli anni, sia alla vicinissima ed enorme espansione islamica e sia alla più recente invasione... dei turisti-barbari! Se infatti tutta Bali costituisce la destinazione turistica indonesiana più frequentata, Kuta e dintorni sono meta in particolar modo di quello che viene denominato “turismo di massa”. La “Rimini” indonesiana insomma (povera città italiana, perché viene sempre usata come cattivo esempio di turismo?) con centinaia di hotel e ristoranti, bar davanti alla strada con musica ad alto volume, discoteche, inglesi/australiani sbronzi da ogni parte (un giorno in una discoteca ne ho trovato uno che dormiva con la testa dentro un lavandino e l’acqua aperta che gli scorreva sulla nuca, sembrava morto), traffico caotico, prostitute, insomma un caos totale. Per strada si incontrano più turisti che indonesiani. Ecco, questa è Kuta. Pur con una bella e grande spiaggia e con i più bassi prezzi di Bali

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