Port Antonio, Jamaica

Sono partito per la Jamaica per niente convinto della scelta che avevo fatto…. Ormai i Caraibi li conosco piuttosto bene e la voglia di cambiare tipo di destinazione era davvero tanta. Ma dopo 11 giorni passati gironzolando per l’isola, mi ...

  • di leovieri
    pubblicato il
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Sono partito per la Jamaica per niente convinto della scelta che avevo fatto...

Ormai i Caraibi li conosco piuttosto bene e la voglia di cambiare tipo di destinazione era davvero tanta. Ma dopo 11 giorni passati gironzolando per l’isola, mi sono reso conto che la Jamaica non è Caraibi, non è spiagge bianche e vita spensierata, o meglio se si vuole c’è anche quello, ma non dev’essere l’obbiettivo della vacanza, pena tornare a casa delusi e scontenti. La Jamaica è cultura, è musica, è tradizioni, è montagne, fiumi e foreste, è l’odore dolciastro della ganja che pervade le strade dei mercati affollati e chiassosi. Tutto ciò è stata una piacevole scoperta che ha reso il viaggio nel bene e nel male indimenticabile e che sicuramente lascerà tracce dentro di me.

La mia destinazione principale è stata la provincia del Portland, ma ho visitato buona parte della parte orientale dell’isola, da Kingston a Morant Bay a Manchioneal e poi Port Antonio, Port Maria, Ocho Rios, le Blue Montains, fino ad arrivare a Nine Miles, cercando di vivere il più a contatto possibile con la gente del posto, girando con i route taxi e magari solo intuendo la complessità della società jamaicana.

Per l’alloggio ho scelto una piccola Guest house a gestione italo-jamaicana, il Search-me-heart a Drapers (Port Antonio). Appena arrivato con volo British via Londra a Kingston (670 euro a/r) e da qui a Drapers (100 dollari per il transfer), ho capito che la scelta dell’alloggio era quanto mai azzeccata. La guest house (55 dollari a camera al giorno in bb) è davvero carina, tutta bianca, pulita, abbastanza distante dalla strada per non sentire il terribile traffico jamaicano e soprattutto è gestita da due splendide persone, Culture e Rosanna che hanno fatto di tutto per farci sentire come a casa. Lui è una rasta jamaicano Dj, cantante, cuoco, guida ed animatore, davvero simpaticissimo e lei è una professoressa di Firenze dolce e riflessiva, la mente della situazione. Inoltre, Drapers è in posizione davvero strategica, avendo a pochi passi splendide e suggestive spiagge come Frenchman’s Cove, e San San Beach ed anche la Blue Lagoon(tutte a est) e nello stesso tempo con 5 minuti di route taxi (50 Jad) si arriva a Port Antonio (a ovest). Per quanto riguarda il capitolo spiagge, ripeto di non aspettarsi la spiaggiona bianca ma anonima orlata da palme. Qui ogni spiaggia ha una sua anima, si va dalla Vip Frenchman’s Cove, con una vegetazione ed un fiume trasparente che le scorre accanto che sembra di essere sul paradiso terrestre assieme ad Adamo ed Eva, alla bianca e stretta San San con una discreta barriera corallina per fare snorkeling a Winnifred, la mia preferita dove la vegetazione lussureggiante e le infinite tonalità del suo trasparente mare ti riempiono gli occhi.

Un po’ più ad est ci sono anche Boston Bay, famosa giustamente per aver inventato il Jerk (davvero buono ma occhio ai prezzi, ¼ di pollo costa 250 Jad), Long Beach, una grande spiaggia color miele con alcuni simpatici ristorantini sulla spiaggia ed anche colorati bungalow in affitto a prezzi modici, e le splendide Rich Falls (purtroppo al momento chiuse per lavori).

Per quanto riguarda Port Antonio, la cittadina è piuttosto carina, con una bella e nuova marina, buoni posti per mangiare ( Norma at Marina e Dickie’s) un centro indaffarato e rumoroso ed una zona storica con la penisola di Titchfield sonnacchiosa ed un po’ malandata. Purtroppo in jamaica non c’è ancora la cultura ecologica e la spazzatura viene lasciata un po’ ovunque quando non viene bruciata in mucchi maleodoranti ed anche Port Antonio non è certo un’eccezione

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