Dalle Alpi ai Pirenei, un tour nelle gole francesi

Le rocce de le Gorges de la Vesubìe. Arrivati a Ventimiglia sotto una pioggia battente che ci ha accompagnati tenacemente fin dalla partenza, entriamo in Francia passando per il Col di Tenda e il Col de Turinì, iniziando così un ...

  • di PinoMotoamici
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Le rocce de le Gorges de la Vesubìe.

Arrivati a Ventimiglia sotto una pioggia battente che ci ha accompagnati tenacemente fin dalla partenza, entriamo in Francia passando per il Col di Tenda e il Col de Turinì, iniziando così un tour di gole e parchi naturali che dalle Alpi ci porterà fino ai Pirenei, attraverso un percorso divertente e privo di traffico. Le prime gole che attraversiamo sono quelle inquietanti de La Vesubìe nell’alta Provence, strette e profonde, con le sue rocce color metallo, traslucide di pioggia, dove la luce fatica a penetrare fino al fondo, dove il torrente scorre veloce e incessante nel suo lavoro di corrosione. La strada strettissima s’insinua tra le pareti fino a portarci a Puget Rostang, un minuscolo paese nel cuore delle Alpi Marittime francesi dove concludiamo la prima giornata del viaggio. L’immensità dei canyon del Verdon La mattina presto partiamo verso il sito naturale più famoso di tutta la Francia: le gole del Verdon. E’ una giornata piena di sole, ma sappiamo che non durerà a lungo. All’albergo ci hanno confermato che lassù troveremo la pioggia. Comunque sia non sarà un problema, siamo abituati a viaggiare in qualsiasi condizione atmosferica.

Percorrendo la Route de Cretes che costeggia le gole nel lato destro, raggiungiamo il tratto più impressionante del Gran Canyon. Davanti a noi il più incredibile scenario naturale, un luogo dal fascino estremo, una natura perfetta, dove acqua e roccia hanno lavorato insieme per modellare un paesaggio meraviglioso. Il nostro sguardo si perde nell’immensità del panorama e si trattiene il fiato quando gli occhi precipitano nel fondo dell’immensa gola levigata in una roccia di bianco calcare in un susseguirsi di angoli e spaccature di impressionante bellezza. Le gole del Verdon formano il più grande canyon d’Europa, secondo al mondo dopo quello del Colorado. In certi punti, il fiume ha una larghezza di appena sei metri, con pareti verticali alte fino a 700 metri. Lo straordinario color smeraldo delle sue acque hanno dato il nome a questo fiume impetuoso che nel corso dei millenni ha scolpito inesorabilmente e con determinazione queste rocce, creando tra l’altro uno straordinario habitat per gli innumerevoli e giganteschi avvoltoi che volteggiano tranquilli sopra di noi. A malincuore scendiamo verso valle costeggiando il fiume, arrivando così in vista del lago Sainte Croix dove il Verdon si tuffa rallentando la sua corsa. Dalle sue rive, passando sotto il ponte di Galetas, canoe e pedalò carichi di turisti risalgono lentamente la corrente verso il Gran Canyon.

Nel Parco del Vercors...Da Georges, vecchio biker.

Dopo una lunga tappa di trasferimento verso nord, attraverso la rinomata Route de Napoleon, arriviamo in serata a Choranche nel cuore del Parco del Vercors, vicino Grenoble. E’ molto tardi, è quasi notte, da lontano vediamo il piccolo albergo incastonato tra le alte montagne del parco, a fianco un piccolo ruscello trasparente scorre rumoroso fino giù al paese, un posto veramente incantevole! Georges, vecchio motociclista e proprietario dell’albergo, ci ha aspettato sulla strada, indicandoci dove entrare e mettere le moto a fianco della sua Suzuki. All’interno i muri del ristorante sono tappezzati di cartoline di amici motard e mentre aspettiamo la cena, George orgoglioso, ci mstra delle riviste francesi di moto dove lui è ritratto a cavallo di vecchie glorie a due ruote. Il giorno dopo per uscire dal parco prendiamo la Route de Combe Laval, una strada unica, piena di gallerie, che scorre lungo i fianchi scavati di pareti altissime. E’ senz’altro una delle strade più incredibili che abbiamo mai fatto. Realizzata nel XIX° sec. Con la dinamite, la piccozza, ma soprattutto con le braccia e il sudore di uomini coraggiosi, è considerata un capolavoro d’ingegneria e classificata come monumento storico

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