Un tram chiamato desiderio

Nel paese dove la gente ti si rivolge con “mi amor” ed al tuo grazie risponde “con mucho gusto”, è mai possibile che non abbiano ancora scoperto l’acqua calda? Pare incredibile, ma eppure è proprio così. Quindi, docce fredde e ...

  • di Patrizia Garuti
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Nel paese dove la gente ti si rivolge con “mi amor” ed al tuo grazie risponde “con mucho gusto”, è mai possibile che non abbiano ancora scoperto l’acqua calda? Pare incredibile, ma eppure è proprio così. Quindi, docce fredde e ... Etcì ... Benvenuti in Costa Rica.

19 e 12 dicembre – LA PARTENZA Come ormai da tradizione, si parte con la prospettiva di un viaggio niente affatto semplice. E le aspettative non vengono deluse! Partiamo dalla stazione di Rimini verso le dieci di sera ora in cui, secondo mio babbo, la gente normale va a dormire. Per tutto il viaggio, un uomo con la faccia da psicopatico, è molto attento alle nostre conversazioni e a Bologna, una volta scese dal treno, ci cerca con lo sguardo e ci sorride. Ci fiondiamo nella sala d’attesa, il luogo più caldo e sicuro dove stare sino alla partenza della coincidenza per Roma.

Sembra di essere al casting delle comparse di un film di Fellini per quanto bizzarri e stralunati sono i personaggi che la popolano. Seduta sotto una finestra c’è una ragazza, né grassa né magra, con i capelli raccolti in una lunga treccia. Ogni tanto si alza e si lamenta piegandosi e portandosi le mani sulla pancia. Dice di stare male. La scena si ripete all’infinito, si alza, si piega, si lamenta, fino a quando un uomo, completamente pelato, stretto nel suo cappotto nero, in compagnia di una donna che pare un travestito, chiama dal cellulare l’ambulanza. Come in una scena di E.R., poco dopo arrivano quattro infermieri del pronto soccorso, guardano la ragazza come se fosse una conoscenza già nota, e se la portano via. Attorno a me un gruppetto di zingare, di fronte un barbone. Intanto l’altoparlante annuncia che il nostro treno è in ritardo, come del resto lo sono tutti gli altri treni. Con comodo arriva. E’ pieno di gente, com’è tanta la gente che pari a noi è sul binario in attesa di salire. Non so come, ma riusciamo a trovare due seggiolini lungo il corridoio in mezzo ad un milione di persone. Sembra di essere su un carro animali e tra gente e valigie c’è il carrettino dei panini e delle bevande che cerca di farsi spazio.

Nel cuore della notte tra due viaggiatori scoppia un alterco, uno dei due tira fuori un coltello a serramanico l’altro una sorta di manganello molto flessibile. Lo vedo bene visto che lo sta agitando sotto il mio naso. Ho paura, mi guardo attorno e mi rendo conto che siamo le uniche due donne in mezzo a facce da galera.

Senza dormire (e chi avrebbe potuto farlo!) arriviamo all’alba a Roma Tiburtina. Da lì a poco parte la navetta per l’aeroporto, già pronta sul binario. C’è spazio. Crollo dal sonno e mi riposo un po’ mentre un gruppetto di ragazzi e ragazze spagnoli brindano con spumante, cioccolata e panettone. Il nostro aereo parte alle 8.00 per Madrid, poi Miami, poi San Josè. A Miami, nonostante la nostra sia una sola sosta di transito, il controllo è molto severo. Per un motivo o per l’altro nessuno ha compilato correttamente la carta d’immigrazione consegnataci sull’aereo e l’impiegato, forte della sua posizione di potere, rimanda tutti in fondo alla coda. Per fortuna, altro personale aeroportuale, mosso a compassione, ci viene in aiuto e alla fine tutti abbiamo un compito da dieci e lode e possiamo raggiungere l’imbuto del controllo del bagaglio a mano. Qui mi fanno togliere gli anfibi, ma nessuno si accorge dello spray anti-aggressioni! Tanto è il tempo che il controllo ci porta via che a Miami non riusciamo neanche a fare una sosta idraulica. Il volo per San Josè è tranquillo. A bordo solo personale maschile. L’atterraggio ci fa invece un po’ sospirare. Probabilmente c’è traffico in pista e quindi il pilota inizia a sorvolare la città facendoci ballare non poco. Finalmente tocchiamo terra

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