Panama e Costarica inseguendo il sole

Natale e Capodanno al Caribe
Scritto da: Fabio Pinelli
panama e costarica inseguendo il sole
Partenza il: 22/12/2019
Ritorno il: 15/01/2020
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €
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Per compensare lo scorso gelido Natale nella Big Apple, quest’anno si vola al caldo del Caribe. Il nostro radar globale individua Panama City come hub d’ingresso e uscita più economico. Voliamo con AirEuropa, da Venezia con breve scalo a Madrid, prenotando il volo circa due mesi prima per circa €1000 a testa. Mesi che ci servono a definire l’itinerario, che poi rimoduleremo in corso a causa di eventi che definirei metereopatici.

La tentazione iniziale era di suddividere i 15 giorni di viaggio equamente tra Panama e Costarica ma presto ci rendiamo conto che conviene dedicare più tempo a Panama pur essendo meno hot destination rispetto al vicino Costarica, dove comunque siamo decisi a mettere piede almeno qualche giorno per cui fissiamo la costa caraibica costaricense, ed in particolare la cittadina di Puerto Viejo, come la metà più a nord che raggiungeremo. Passando per Boquete, piccola località immersa nel Chiriquì la regione degli altipiani panameñi e per l’arcipelago di Bocas del Toro. Rinunciamo a malincuore alle isole San Blas. In realtà, non sarà così … per fortuna.

DAY0 – DOM 22/12/19

Partiamo domenica 22 dicembre alle 10.30 da Venezia ed arriviamo a Panama City alle 21 circa. Prima di lasciare l’aeroporto, come di consueto, acquisto alla modica cifra di $30 una SIM card locale (valida anche in Costarica) per avere a disposizione la rete dati. Altri $30 si volatilizzano per raggiungere in taxi il centro città. Col senno di poi, conveniva un Uber a metà prezzo. $60 evaporati in un secondo, ci fanno rendere subito conto che non siamo in Asia come tenore di vita.

Alloggiamo al Selina Casco Viejo Hostel in una stanza minuscola. La stanchezza ci trattiene dal salire al frequentatissimo roof-bar con piscina dell’ostello e ci addormentiamo bellamente.

DAY1 – LUN 23/12/19 – PANAMA CITY

La sveglia suona presto: usciamo alle 7 e con un Uber raggiungiamo in venti minuti i Miraflores Locks dove il passaggio delle prime navi di giornata è previsto alle 8. L’ingresso costa $20 ed è comprensivo di visita al museo del Canale. Saliamo alla terrazza panoramica del terzo piano e vediamo l’attraversamento delle chiuse di un paio di navi in rotta dal Pacifico verso l’Atlantico: ogni nave impiega circa un’ora per percorrere le tre chiuse di Miraflores.

Rimaniamo in visita due ore e mezza durante le quali facciamo anche colazione al bar, poi con un altro Uber ci facciamo portare all’Albrook Bus Terminal dove compriamo i biglietti del night bus per David ($18). Sbrigata questa formalità, un altro Uber ci conduce velocemente al Parque Natural Metropolitano (ingresso $4), una piccola foresta tropicale nel cuore di Panama City, dove ci immergiamo nella natura aguzzando il più possibile la vista alla ricerca degli animali selvatici che la popolano. Scorgere le creature non è semplice come potrebbe sembrare dai racconti che si leggono, noi avvistiamo qualche roditore (scusate ma non ho ancora capito come si chiamano), un bradipo e scimmie che più farsi vedere si fanno sentire. Il sogno di vedere un bel tucano non si realizza, e non si realizzerà nemmeno in seguito (L). Seguiamo il sentiero fino ad Ancon Hill dalla cui sommità si gode di un’ampia visuale a 360 gradi sulla città. Il clima cambia improvvisamente iniziando a piovere a dirotto per almeno mezz’ora. Troviamo parzialmente riparo grazie alla fitta vegetazione.

Usciti dal parco, sono ormai le 13.30 quindi la fame si fa davvero sentire: chiamiamo l’ennesimo Uber e ci facciamo lasciare al Mercado do Mariscos dove scegliamo a caso uno tra i settordicimilacinquecentocinquantasette ristoranti all’aperto. Assaggiamo, da contratto, la ceviche, buona anche se molto cipollata e abbondanti porzioni di riso con gamberi e frutti di mare. Il tutto annaffiato da fresche birrette Balboa. Rifocillati e con la panza piena, smaltiamo passeggiando sotto il sole cocente lungo il Mirador del Pacifico (bella vista sui grattacieli) proseguendo poi verso il quartiere popolare di Calidonia, da dove superata la stazione 5 de Mayo, comincia la parte più caratteristica di Avenida Central, che come dice il nome stesso è l’arteria centrale che attraversa tutta la città fino al Casco Viejo. Sembra di camminare in un interminabile centro commerciale all’aperto sia per la folla che percorre l’Avenida alla caccia (anche qui) degli ultimi regali natalizi, sia per i tantissimi negozi grandi e piccoli, nonché bancarelle di strada e venditori ambulanti. La percorriamo tutta fino al Casco Viejo dove ci aggiriamo un po’ a caso tra le belle chiese e gli edifici coloniali. Degne di nota in particolare: Plaza de la Independencia e Plaza Bolivar con luci decorative natalizie molto belle quando accese.

Torniamo al Selina Hostel abbastanza k.o. considerati i tanti kilometri percorsi oggi, quindi ci prendiamo un po’ di tempo per rilassarci al rooftop bar prima di rimettere gli zaini in spalla per raggiungere Albrook, ancora una volta con Uber.

Ci sono diversi autobus in partenza per David, l’ultimo a mezzanotte. La sala d’attesa è stracolma di gente in partenza per celebrare le festività probabilmente nei luoghi d’origine. Il nostro mezzo parte alle 23, si tratta di autobus express a due piani della compagnia “Panachif”, molto confortevoli se non fosse per la temperatura polare a bordo. Ben coperti, riusciamo comunque a prender sonno.

DAY 2 – MAR 24/12/19 – BOQUETE

Verso le 5 del mattino arriviamo alla stazione autobus di David, dove non facciamo tempo a scendere che già siamo su un altro autobus ($3,50) in direzione Boquete, la nostra destinazione, che raggiungiamo attorno alle 6.15. Ci incamminiamo verso il nostro ostello, Arte Hostal, ma nessuno sveglio quindi cerchiamo un posto per mangiar qualcosa e bere un caffè. Troviamo l’unico fornaio aperto sulla strada principale, poi torniamo all’ostello e stavolta fortunatamente il proprietario ci accoglie e spiega le principali attività ludiche della zona: dal rafting alle hot springs, dall’hiking notturno al Volcan Barù per ammirare l’alba ai coffee tour nelle piantagioni, dai trekking alla ricerca di cascata nascoste e del quetzal splendente ai canopy tour nella giungla, ecc. ecc.

Le cose da fare avendo come base Boquete sono davvero tante ma è difficile riuscire ad incastrarne più di una nella stessa giornata. Le condizioni del meteo inoltre influenzano molto la scelta su cosa sia meglio fare. Per esempio: uno dei must per i nostri tre giorni qui pensavamo fosse l’hiking notturno sul vulcano. Abbiamo cambiato presto idea rendendoci conto del clima poco favorevole (pioggia e fresco tutti e tre i giorni) e, di conseguenza, della scarsa probabilità che avremmo avuto di assistere a un’alba decente. Insomma, il consiglio è certamente di programmare in linea di massima quello che si vuol fare ma essere anche pronti e flessibili a cambiare piani.

Noi abbiamo iniziato con qualcosa di soft: visita alla Don Pepe Coffee Plantation con un tour organizzato ($30) prenotato tramite l’ostello. Il tour dura circa 3 ore (dalle 9 alle 12) ed è stato molto interessante anche per merito della guida. Vengono spiegate le tipologie di caffè prodotte in base alle richieste della clientela internazionale, le fasi della lavorazione e in conclusione si fa una degustazione dei vari caffè, tra cui anche il rinomato e costoso caffè Geisha.

Tornati in paese, mangiamo qualcosa al volo in una sorta di rosticceria e poi saliamo su un taxi colectivo (minivan) che ci lascia al punto di partenza del trekking “Lost Waterfalls Trail”. Essendo già le 14, siamo un po’ preoccupati su come torneremo, ma l’autista ci assicura che fino alle 17 ci sono taxi. Ok, speriamo. Il sentiero parte subito aggressivo con una salita che conduce all’ingresso vero e proprio dove si deve pagare un biglietto ($7). Fotografia alla mappa e via. Il trail è impegnativo, non esageratamente ma nemmeno una passeggiata di salute, reso un po’ insidioso dalla pioggia del periodo che rende tutto molto scivoloso. A distanza di una ventina di minuti l’una dall’altra s’incontrano le tre cascate, alla seconda si può fare il bagno. La durata del trekking considerando pit-stop vari per fotografie e l’eventuale bagno alla cascata è di circa 3 ore, verosimilmente. Siamo di ritorno poco prima delle 17 e becchiamo al volo un taxi giallo che ci riporta in paese. Ostello, doccia, riposo e ottima cena al “Retrogusto”, ristorante italiano gestito dallo chef Davide che ci racconta la sua interessante storia da expat riportandoci un po’ col pensiero a casa. Del resto è la vigilia di Natale.

DAY 3 – MER 25/12/19 – BOQUETE

Buon Natale! Un Natale diverso sì, ma tutt’altro che caldo. Già dal mattino pioviggina ininterrottamente e fa freddino. Un po’ per la pioggia, un po’ per il fatto che è Natale e gran parte delle attività son chiuse, rimangono poche opzioni praticabili. Dopo aver atteso per un po’ ed invano che la pioggia si fermasse, decidiamo di avventurarci lo stesso verso un nuovo trekking: Pipeline Trail, anche questo relativamente semplice e abbastanza veloce (due/tre ore). Arriviamo all’ingresso verso le 11 con un taxi collettivo, paghiamo l’entrata ($5) e ci avviamo lungo il sentiero sotto una pioggia battente poco incoraggiante. Sulla lista dei visitatori, pochi altri nomi segnati, ma qualcuno c’è quindi non siamo del tutto soli. Buono a sapersi. Il Pipeline è molto più dolce rispetto a ieri, alterna ponti sospesi a passaggi sopra tratti di gasdotto da cui il nome del trekking stesso. Della fauna selvatica purtroppo, come ieri, nemmeno l’ombra. Sentiamo i canti ma non vediamo nulla, la vegetazione è troppo fitta. Raggiungiamo la cascata che segna la fine del trail completamente zuppi dopo circa un’ora e mezza di cammino, bagnandoci completamente anche i piedi (unica parte del corpo che si era salvata) nel tentativo di guadare un fiumiciattolo amplificato dai rovesci.

All’uscita aspettiamo l’autobus alla fermata cercando riparo dall’acqua che non accenna a diminuire. Con noi, in attesa anche due contadini dei villaggi della zona, ai quali cerco di insegnare qualche parola in italiano. Ne esce un dialogo piuttosto divertente nonostante il coltellaccio serramanico poco incoraggiante (giocattolo, forse!?) maneggiato da uno dei due. Dopo circa 45 minuti d’attesa, finalmente arriva il taxi colectivo che ci riporta a Boquete totalmente overbooked: picco massimo di 23 passeggeri rispetto ad un’omologazione per 10. Non preoccupatevi: anche quando vi sembrerà che nessun altro essere umano possa salire, vedrete un modo ci sarà.

Nel frattempo, nella piazzetta di Boquete fervono i preparativi per qualcosa, ma ancora non sappiamo cosa. Ovviamente mangiamo alle bancarelle, assaggiando qualcosa in ognuna: spiedini di wurstel, hamburger, soda alla mela.

Torniamo in ostello per un break e per asciugarci, dopodiché andiamo a cercare le fragole: ho un tarlo nella testa da quando un simpatico autista Uber a Panama City mi ha consigliato di mangiare le fragole con panna a Boquete. Mi ha ispirato subito fiducia, sarà stato per la camicia con i tucani. Insomma, costi quel che costi le devo provare. Ci incamminiamo sulla strada principale imbattendoci nel “El Monje”. Fragole con panna e cioccolata super.

Rientriamo in centro dove ormai la grande festa è alle porte: in serata si terrà una sfilata di carri natalizi. La strada è transennata da ambo i lati, le bancarelle si sono moltiplicate rispetto al pomeriggio, le forze dell’ordine sono pronte in assetto antisommossa e i venditori ambulanti di yuquitas e chicharron fanno affari. Prendiamo posto e restiamo in attesa, una signora mi dà l’informazione che la sfilata sarebbe iniziata alle 18. Essendo le 17.30, è perfetto. E invece… il tutto inizia verso le 20. Attesa infinita, ma tant’è. Non appena la sfilata comincia, all’improvviso un parapiglia a pochi passi da noi: due personaggi rotolano per terra ed uno improvvisamente estrae la pistola puntandola alla tempia dell’altro. Urla, panico, e la mia mente che pensa già al peggio. Subito interviene la polizia che ripristina l’ordine. Welcome to Latin America, insomma. La sfilata non è eccezionale, però caratteristica direi. Rimaniamo fino alla fine, poi ci fiondiamo a dormire.

DAY 4 – GIO 26/12/19 – BOQUETE

Oggi ci svegliamo con la solita pioggerellina ma il cielo sembra più promettente di ieri. Abbiamo in programma il rafting ($65) prenotato tramite ostello con l’agenzia Boquete Outdoor Adventures, BOA per gli amici. Ci facciamo trovare nell’agenzia alle 8.15 come richiesto ma non partiamo prima delle 9.30. Il viaggio in bus per raggiungere il punto di partenza con i gommoni sul Rio Chiriqui Viejo dura un’ora e mezza. Siamo vicini a Paso Canoas, confine con il Costarica, lato Pacifico. Dopo una breve spiegazione dei comandi principali (adelante, atras, con fuerza, bajo), ci gettiamo con l’istruttore Jerry e una simpatica coppia toscana nelle intrepide acque in piena del fiume. In realtà le acque non sono impetuose, anzi piuttosto basse. Jerry ci spiega che la diga che aumenterebbe un po’ la portata del fiume e quindi l’adrenalina viene aperta dalla società che la gestisce a sua discrezione e loro purtroppo non possono farci niente. Vabbè, troviamo lo stesso il modo di passare una giornata divertente: avvistiamo un serpente attorcigliato su un ramo, diverse varietà di uccelli, io e Massimiliano ci esibiamo in un carpiato all’indietro sincronizzato dal gommone con esecuzione voto diesci, che neanche Cagnotto-Dellapè. Pranzo al sacco in riva al fiume con il nostro povero gommone verde trasformato in tavola per gli affamati.

Rientriamo dall’escursione alle 17. Boquete ci accoglie con la consueta pioggia fina. Ceniamo con tacos di pesce al Big Daddy’s Grill.

DAY 5 – VEN 27/12/19 – BOQUETE to BOCAS

La sveglia suona impietosa anche stamattina molto presto. Rimpacchettiamo gli zaini e alle 6.45 siamo già su un autobus verso David ($1,50) che raggiungiamo in poco più di un’ora. Alla stazione di David, compriamo due biglietti per Almirante alla biglietteria dove uno sciacallo tenta di fregarci chiedendo inizialmente $25, poi $20. Li pago un po’ stupito, ma chiedo informazioni agli altri passeggeri che confermano la mia impressione: la tratta infatti costa ufficialmente $8,45. Torno alla biglietteria chiedendo spiegazioni e il tizio addirittura infastidito mi restituisce le monete di troppo. Sono le 10.30, partiamo su uno dei numerosi minibus che percorrono l’unica strada possibile da David ad Almirante. Il tragitto è per gran parte montagnoso quindi non velocissimo, i 200km si percorrono in circa quattro ore con doppia sosta cibo. Tra un’empanadas di carne e una fresca toranja, arriviamo finalmente ad Almirante dove un taxi ci porta in due minuti per $1 al dock taxi 25 dove partono le lance per Bocas del Toro. Registriamo i nostri nomi, paghiamo i $6 per la lancia e salpiamo. In circa mezz’ora arriviamo a Bocas dove immediatamente si respira atmosfera caraibica. Raggiungiamo il Mamallena Hostel, nostra sistemazione per (teoricamente) le prossime 5 notti. L’ostello ha uno dei deck più fighi del posto: bar, lounge, altalene, sdraio, e terrazza da cui lanciarsi direttamente in mare … cosa che faccio dopo due secondi dal mio arrivo, giusto in tempo perché poco dopo inizia a piovere. Ci eravamo illusi di aver lasciato l’acqua a Boquete.

In serata, passeggiamo per le vie di Bocas cercando il posto giusto per rifocillarci: lo troviamo grazie al nostro naso, nel vero senso della parola. Infatti, un profumo di griglia estremamente invitante investe le nostre narici guidandoci ad occhi chiusi. Arriviamo in questo “ristorante” open, con due tavolini di plastica e quattro sedie, che non vende bevande, ma che prepara uno smoked chicken fenomenale. The best chicken in town! Anzi, the best chicken ever. Ad accompagnare il pollo, un’abbondante razione di patacones e birre comprate al supermercato dietro l’angolo. Vi consiglio assolutamente di venire qui, vorrei dirvi anche il nome del posto, se solo un nome ce l’avesse. Forse “Chicken Bbq”?! Boh, nei giorni in cui siamo stati lì noi, era tutto un po’ in ricostruzione, quindi non abbiamo notato una vera e propria insegna. C’era solo una lavagnetta improvvisata con scritto il menù e forse anche il nome. Ad ogni modo, per chi volesse fidarsi e provarlo, si trova in Avenida Central, tra Calle Primera e Calle Segunda, di fronte al Toro Loco Sports Bar.

DAY 6 – SAB 28/12/19 – BOCAS DEL TORO

Prima giornata di mare ai Caraibi e … piove. Ci sembra di avere sulla testa la nuvola di Fantozzi. Breakfast spartana in ostello e attendiamo che la situazione migliori. Mentre Claudia è immersa nella settima stagione di “Suits”, io prendo in prestito la bicicletta della receptionist e faccio un giro sotto l’acqua. Percorro la strada asfaltata verso nord costeggiando Chiquita Beach e Istmito Beach fino a Paki Point. Le spiagge non regalano emozioni, non solo per il maltempo. Arrivo a Playa Paunch dove un paio di surfisti sembrano interrogarsi sulla reale voglia di entrare in acqua. L’asfalto termina e lascia spazio ad una strada sabbiosa percorsa solo da me e da qualche jeep-taxi. Vorrei arrivare fino a Playa Bluff ma la pioggia s’intensifica e desisto preferendo rientrare verso l’ostello. Anche perché alla receptionist e a Claudia avevo detto che sarei stato via solo dieci minuti. Macché.

Verso le 11, non appena smette di piovere, decidiamo di muoverci. Destinazione: Canopy Tour a Isla Bastimentos. La raggiungiamo con un water-taxi ($8 a testa per tratta) con il quale concordiamo il rientro per le 17. Sbarchiamo su un piccolo pontile che sbuca dalle mangrovie e da cui parte un sentiero reso estremamente fangoso dalla pioggia. Pagata la tassa d’ingresso ($7) (Bastimentos è considerata parco naturale) seguiamo il tracciato attraversando un poco incoraggiante laghetto popolato da caimani, che non avvistiamo. Raggiungiamo dopo una decina di minuti Red Frog Beach, l’ampia spiaggia sull’altro lato. Il mare è molto mosso, più adatto a surfare che a fare il bagno. Chiediamo info per raggiungere il Canopy Tour. Siamo fortunati perché troviamo miracolosamente un golf-cart che ci dà un passaggio fino al Red Frog Beach Resort da dove partono i gruppi per il canopy. Ci aggreghiamo in extremis al gruppo in partenza (ci sono tre tour al giorno: 10, 13, 16) e spendiamo un paio d’ore adrenaliche su ziplines, ponti tibetani ed altissimi alberi nel bel mezzo della giungla.

Torniamo a piedi a Red Frog Beach dove mangiamo qualcosa prima rilassarci in spiaggia. Sono quasi le 17 quindi torniamo al pontile, schivando un minaccioso caimano che si avvicina mentre attraversiamo il ponte, e torniamo a Bocas. Prenotiamo per il giorno dopo un “Deepboard Tour” che si distingue da quelli classici offerti dalle numerose agenzie di Bocas per la possibilità di praticare il cosiddetto deepboard ossia una variante dello snorkeling praticata attaccati ad una mezza tavola da snowboard a sua volta attaccata ad una fune trainata da una lancia. Oltre a questo, il tour prevede, come gli altri: Baia de los Delfines, Isla Oso Perezosos per vedere i bradipi, snorkeling tradizionale a Cayo Coral, Cayo Zapatillas, e starfish point per le stelle marine. Il tour ci costa $35 a testa, dieci dollari in più rispetto ai tour standard senza deepboard.

Cena al Pier19, gelatino e buonanotte.

DAY 7 – DOM 29/12/19 – BOCAS DEL TORO

Questa giornata sarà determinante per il resto del nostro viaggio. Nonostante le preghiere notturne infatti, neanche stamattina sembra esserci un tempo promettente. Nuvole e cielo molto coperto. Partiamo lo stesso per il tour comprato ieri, prima tappa del tour: bahia de los delfines dove vediamo parecchi delfini ma non è previsto di nuotarci assieme. Seconda tappa: isla oso perezosos dove tra le mangrovie mettendo a fuoco per bene le pupille scorgiamo alcuni bradipi. Tra delfini e bradipi, passa la prima mezz’ora circa. Successiva mezz’ora a Cayo Coral, terza tappa, dove facciamo snorkeling ma la visibilità è scarsa, i pesci pochi ed inizia pure a piovere. Via verso i Cayos Zapatillas che raggiungiamo in una ventina di minuti: la nostra lancia si ferma al Cayo 2 (c’è Cayo 1 e Cayo 2), tempo di sosta due ore e mezza. Circumnavighiamo l’isola facendoci strada tra alghe, le palme crollate e la fine sabbia bianca. Appena terminato il giro non facciamo nemmeno a tempo a posizionare il telo mare che ricomincia a piovere, di brutto. Non ci resta che trovare riparo sotto le palme. Peccato. Ripartiamo per la quarta attività di giornata, il deepboard. Venti minuti a testa, a gruppi da quattro. Lo snorkeling non è eccezionale come visibilità, però è abbastanza divertente, nonostante la benzina che si respira da dietro la barca. Ultima tappa del tour, anche se mi viene difficile definirla tappa vera e propria, starfish point, dove passiamo in una zona che dovrebbe essere popolata di stelle marine ma ne vediamo una a malapena dalla barca, senza nemmeno sostare.

Bilancio del tour (iniziato alle 9.30 terminato alle 16): difficile esprimersi. Sicuramente il tempo ha influito piuttosto negativamente sulla nostra esperienza, a parte questo credo che avrebbe potuto essere migliore.

Torniamo in ostello con una sola idea in testa: dobbiamo andare alle San Blas! Ormai, i pareri e le esperienze scambiate con gli altri viaggiatori incontrati, ci hanno fatto capire chiaramente che le isole San Blas sono indiscutibilmente l’highlight di Panama. Quindi dobbiamo trovare il modo di andarci. Facciamo un resoconto e ripianifichiamo le notti successive decidendo di lasciare Bocas un giorno in anticipo, stare un giorno in meno in Costarica e recuperare così le due notti minime che ci servono per San Blas. Prenoto tutto online, sul sito SanBlasDreams.com che offre diverse soluzioni sia relativamente alle isole su cui pernottare e visitare sia come tipologia di alloggi (capanna privata o condivisa) e numero di notti. Noi prenotiamo due notti a Chichime Paradise Island in capanna condivisa ($180 a testa) con inclusi i sei pasti principali, un’escursione ed il transfer da e per Panama City.

Per festeggiare, stasera ceniamo nel miglior posto della città: dal re del pollo. Birra, patacones, smoked chicken ed anche un pochettino di puerco.

DAY 8 – LUN 30/12/19 – BOCAS DEL TORO

La giornata di oggi invece ci rimette un po’ in pari. E’ l’ultima a Bocas, dato il nostro improvviso cambio di rotta e finalmente beffardamente c’è il sole. Meglio così. Destinazione di oggi: Starfish Beach, dalla parte opposta di Isla Colon. Per raggiungerla saliamo su un minibus per Boca del Drago ($5) e gentilmente l’autista ci fa fare una rapida sosta ad un supermercato per comprare provviste. Sull’autobus una simpatica ragazzina undicenne inizia a fare conversazione con me. Mi racconta che in questo periodo di vacanze dalla scuola, sta lavorando con il nonno a Starfish Beach dove la mamma ha un chioschetto ed il nonno, insieme a lei, realizza piccoli souvenir. Yudelkis Nereike si chiama e il suo nome significa “armonia, pace e salute”. Arrivati a Boca del Drago, Yudelkis ci fa strada lungo il sentiero che in un quarto d’ora porta a Starfish Beach, altrimenti raggiungibile via mare con una lancia. I suoi racconti sui coccodrilli che vivono nella zona non ci tranquillizzano ma ormai possiamo solo continuare a camminare. Arrivati a Starfish Beach vediamo subito a riva qualche stella marina e cartelli che invitano i turisti a non toccarle e soprattutto a non toglierle dall’acqua altrimenti morirebbero. Le stelle marine hanno importanti funzioni nell’ecosistema marino, e la stupidità umana le rende una specie ad alto rischio. Ci piazziamo su due lettini e finalmente ci godiamo il mare dei Caraibi passando l’intera giornata sotto il sole cocente, facendo snorkeling e avvistando tante grandi stelle marine. Verso le 16, Yudelkis finito di lavorare, viene da noi con la sorellina ed abbiamo il tempo di farci qualche buffo selfie-ricordo ed una nuotata insieme prima di salutarci a malincuore. Saliamo su una lancia ($1,50) che ci riporta a Boca del Drago e da lì riprendiamo l’autobus per Bocas.

Anche stasera, ci diamo totalmente allo street food assaggiando una pizzetta in uno dei truck in Avenida E Norte e tornando ancora una volta, l’ultima purtroppo, dal mio amico ormai ufficialmente ribattezzato King of Chicken. Tempo dei saluti anche con lui: che il dio del pollo sia sempre con te, my friend.

DAY 9 – MAR 31/12/19 – PUERTO VIEJO DE TALAMANCA

Lasciamo Bocas con il primo water-taxi del mattino. Sono le 6.30. Al dock di Almirante, saliamo su un taxi che ci porta alla stazione degli autobus in partenza per Changuinola. Il bus Almirante-Changuinola costa $1 e impiega circa 45 minuti. Ma non oggi. Alle porte di Changuinola, siamo costretti a scendere dal bus per proseguire a piedi. Non capiamo bene che succede. Attraversiamo un ponte a piedi e superiamo un blocco di lavoratori che bloccano la strada. Iniziamo a capire che si tratta di uno sciopero generale dei bananeros, i lavoratori delle piantagioni di banane Chiquita, per la rivendicazione del salario minimo. Ci spiegano che i punti di blocco sono sparsi per tutta la cittadina, quindi per raggiungere il confine Sixaola-Guabito, dovendo obbligatoriamente passare per la città, occorre cambiare taxi ad ogni tratto e superare a piedi i blocchi. Così sia, non abbiamo altra scelta. Prendiamo quattro taxi, una jeep privata ed infine un minibus, superando cinque punti di sbarramento. Il tutto per percorrere poco più di dieci chilometri. Che fatica.

Registriamo l’uscita da Panama, attraversiamo il ponte che separa i due Stati e timbriamo il passaporto per l’ingresso in Costarica. Arrivarci è stato più faticoso del previsto. Per giungere a destinazione, dalla stazione poco più avanti, prendiamo il bus ($7) delle 10.30 per Puerto Viejo. La strada scorre lineare attraverso vaste piantagioni di banane. Arriviamo a Puerto Viejo dopo un’oretta e mezza abbondante, l’autobus è lento e si ferma continuamente.

Sistemiamo le nostre cose all’ostello The Lion Fish ed usciamo in esplorazione. Di fronte, noleggiamo due biciclette di fortuna che ci servono per andare a prelevare i colones al bancomat più vicino e per raggiungere le spiagge della zona. Imbocchiamo la strada che scorre verso sud per Manzanillo, trafficata ma piacevole da pedalare. Raggiungiamo Playa Punta Uva, a 8km, molto ampia e selvaggia. L’arrivo in questa spiaggia ci fa capire subito che i costaricensi sanno come fare un bbq di livello. Volendo si possono noleggiare kayak e tavole da surf. Dopo un po’, ci rimettiamo sui pedali risalendo verso Puerto Viejo. Passiamo a vedere Playa Chiquita ma non ci fermiamo perché semplicemente un prolungamento di Punta Uva quindi molto simile. Risaliamo ancora fino a Playa Cocles a 2km da Puerto Viejo e ci fermiamo qui per goderci il resto del pomeriggio. La spiaggia è molto ampia e lunga. Onde adatte per surfisti esperti e meno esperti. Il posto ideale per provare, tipo Kuta Beach a Bali. Mentre in Italia è già tempo di brindisi, ci godiamo il calar del sole bevendo un’Imperial fresca, dopodiché torniamo alle biciclette per rientrare in ostello. Purtroppo trovo la mia bici con una gomma bucata, così mi tocca spingerla per due chilometri. Vabbè, imprevisti… e imprecazioni.

Puerto Viejo è viva ed i preparativi per la festa di capodanno fervono. Ceniamo alla Marisqueria sulla via principale, proprio di fronte all’area della festa. Ogni dieci minuti partono fuochi d’artificio, ben prima della mezzanotte. Dopo aver mangiato, prendiamo posto lì di fronte insieme a una marea di gente che riempie la spiaggia e la strada. Musica reggaeton e brasileira, fuochi e capodanno in infradito. Pura Vida.

DAY 10 – MER 01/01/20 – PUERTO VIEJO DE TALAMANCA

Oggi è forse il primo giorno in cui ce la prendiamo un po’ più con calma. Primo compito della giornata: spostarci dal Lion Fish Hostel, prenotato miracolosamente pochi giorni prima solo per una notte, al Cabina Montesol cioè quello che avevamo prenotato da casa per le quattro notti che credevamo di fare. Qui ci accoglie un tedesco che gestisce l’hotel con la figlia. L’ambiente è molto rilassante e la camera curata e spaziosa. Finalmente, dopo parecchie notti in camere condivise, una stanza tutta per noi. I proprietari ci aiutano con Booking affinché non ci vengano addebitate entrambe le notti che non faremo li. Ne salviamo una su due.

Andiamo alla stazione degli autobus dove prendiamo un biglietto per Cahuita (835 colones). Il prossimo bus parte alle 9.45 quindi abbiamo tempo per un’ottima colazione vista mare al bar Parada, proprio di fronte. In mezz’ora raggiungiamo la vicina Cahuita dove entriamo al Cahuita National Park. L’ingresso dal lato della città è gratuito, si può eventualmente fare un’offerta. Mentre entrando dall’altro lato, Puerto Vargas, l’ingresso costa $5. Esploriamo il parco fino a Punta Cahuita, incontrando scimmie dalla testa bianca, procioni e una rana gialla. Purtroppo arriviamo a Punta Cahuita alle 14 e a quell’ora i rangers già non consentono più di proseguire verso Puerto Vargas in quanto il parco chiude alle 16. Quindi, dobbiamo modificare la nostra idea di uscire dall’altro lato e torniamo indietro da dove siam venuti. Il tratto di parco che percorriamo costeggia la bella Playa Blanca, popolata anche questa prevalentemente da turisti locali avvezzi alle griglie e a bere birra spaparanzati in acqua.

Uscendo dal parco passeggiamo per Cahuita che appare deserta, soprattutto in confronto a Puerto Viejo, dirigendoci verso Playa Negra una spiaggia di sabbia nera molto compatta poco più a nord. Tempo per un bagnetto e poi ci rincamminiamo verso la stazione degli autobus per fare rientro a Puerto Viejo, prima però ci rimpinziamo un po’ con una quesadilla al formaggio e un paio di birrette.

L’autobus si fa attendere, circa cinquanta minuti. Ne passa uno all’ora ed evidentemente siamo arrivati proprio nel momento giusto. Tornati a Puerto, ceniamo a base di carne al Coconut Caribbean Food. Giretto per smaltire e branda.

DAY 11 – GIO 02/01/20 – PUERTO VIEJO DE TALAMANCA

Decidiamo di andare anche oggi al Cahuita National Park per visitare la metà parco che non siamo riusciti a visitare ieri. Scendiamo dall’autobus a Puerto Vargas e paghiamo l’ingresso. Da questo lato ci sono molto meno visitatori ovviamente. Raggiungiamo Punta Vargas avvistando scimmie urlatrici molto chiassose, un bradipo ed altre scimmie testa bianca e curiosi procioni in cerca di cibo. A Punta Vargas, scoviamo una lingua di sabbia bianca senza nessuno, perfetta per fare un bagno e prendere un po’ di sole.

Tornando verso la strada principale per prendere il bus, ci fermiamo a bere un paio di bibite fresche nel chiosco del simpatico Don Rodolfo, toscano poliglotta residente in Costarica da più di vent’anni.

Rientrati a Puerto Viejo, recuperiamo gli abiti portati in mattinata alla lavanderia Café Rico. Stasera ceniamo nel modo che più ci piace: street food. Gli spiedini di pollo alla griglia sono meravigliosi. Compriamo i souvenir di rito, tutti rigorosamente a base di tucano per compensare il triste fatto che non siamo riusciti a vederne nemmeno uno.

DAY 12 – VEN 03/01/20 – PUERTO VIEJO DE TALAMANCA

Lunga giornata di trasferimento per Panama City. Cominciamo la nostra epopea molto presto, alle 6 infatti un taxi privato prenotato tramite l’hotel, ci preleva e porta al confine di Sixaola. Scegliamo di andare con un taxi spendendo molto di più perché con il primo autobus delle 6.30 saremmo arrivati quasi alle 8. Invece prima delle 7 siamo già lì. Paghiamo la tassa d’uscita dal Paese ($9), attraversiamo il ponte a piedi e rifacciamo il check-in a Panama dove ci chiedono il biglietto del volo di ritorno. Basta lo screenshot della prenotazione sul telefono.

Da Guabito, prendiamo un minibus per Almirante ($5 ma credo che ci abbiano fregato) e da lì subito un altro bus per David ($8.45). I nostri bagagli vengono caricati insieme a tutti gli altri sul tetto, legati e coperti con un telo. Incrociamo le dita. Ripercorriamo a ritroso il viaggio dell’andata, fermandoci negli stessi posti e arrivando alla stazione di David dopo circa 4 ore. Poco fuori David, siamo costretti a fermarci un paio di volte per legare meglio i bagagli sul tetto.

A David, compriamo i biglietti per l’express bus delle 15.45 diretto a Panama City. Ne parte uno ogni ora circa. Il tragitto dura quasi sette ore, comprensive di mezz’oretta di sosta in una sorta di autogrill tavola calda. L’autobus come all’andata è molto spazioso e freddo. Arriviamo all’Albrook Bus Terminal, attorno alle 23, qui prendiamo subito un Uber per l’Hotel Casa Miller, prenotato per la notte. E’ stata lunga ma ce l’abbiamo fatta.

DAY 13 – SAB 04/01/20 – SAN BLAS

Finalmente si va a San Blas, contea di Guna Yala. Non ci sembra possibile che stavamo per bypassarle. Pur non avendole ancora viste dal vivo, sentiamo di aver fatto la scelta giusta. Lasciamo i bagagli all’hotel che ce li custodirà durante la nostra assenza. Il pick-up ci preleva alle 6 in punto, siamo i primi. Poi recupera un’altra coppia di ragazzi svizzeri e poi un’altra ancora di panameñi. Come da programma ci fermiamo in un supermercato per acquistare i viveri necessari per i giorni sulle isole. Compriamo poca roba, e soprattutto poco alcool. Col senno di poi, ce ne pentiremo.

Dopo una prima ora di strada tranquilla, ne seguono due piuttosto movimentate fatte di sali scendi continui, tant’è che un compagno di viaggio vomita drasticamente nel pick-up. Voto allo stomaco: 4. Voto alla reattività: 2. Gli ultimi venti minuti di tragitto li passiamo con la testa fuori dal finestrino per sottrarci alla puzza. Finalmente arriviamo al porto di Cartì, dove le imbarcazioni portano i visitatori sulle varie isole. In barca, impieghiamo circa quaranta minuti per raggiungere Chichime Island nostra casa per due notti.

Il carattere paradisiaco delle isole emerge fin da subito. Appena sbarcati i nostri occhi vengono rapiti dalla spiaggia bianca, le palme stracolme di noci di cocco, il mare incantevole e… un canestro attaccato ad una palma. Si, è il paradiso questo. L’incontro con i Guna Yala avviene ma di fatto non avviene: sono estremamente riservati e tendono a non dare troppa confidenza ai turisti. Non li disturbiamo. La nostra capanna è una cabanas condivisa con otto posti letto e pavimento in sabbia. I bagni e le docce in comune sono dietro a breve distanza. Dopo aver saldato e ascoltato le principali istruzioni e regole da osservare sull’isola, facciamo un giro a piedi dell’isola e passiamo il resto della giornata tra mare, ozio sulle amache e tiri a canestro. Sia a pranzo sia a cena, menù fisso di pesce e altre cose strane. Rinviamo l’escursione al giorno successivo. Al tramonto ci spostiamo dall’altro lato dell’isola per scattare qualche bella foto. Passiamo la serata, chiacchierando con gli altri compagni d’isola, bevendo qualche birra ed un po’ di rum. Come detto, avremmo potuto portarci più cose, soprattutto da bere, per evitare di prenderle sull’isola ad un prezzo più alto e anche per avere un poco più di scelta. Quantomeno abbiamo sostenuto l’economia locale grazie all’alcolismo.

DAY 14 – DOM 05/01/20 – SAN BLAS

Durante la notte confondiamo il rumore increscioso delle palme con pioggia battente sul tetto della nostra capanna. Ci si sveglia naturalmente di buon mattino, complice il chiarore che filtra ben presto. Il corno suona ad indicare che la colazione sta per esser servita. Alle 8, come ogni mattina, partono le barche che riportano i turisti a Cartì e che ne porteranno altri sull’isola. Passiamo la mattinata un po’ in acqua, facendo snorkeling e avvistando stelle marine. Rilassandoci al sole sulla sabbia e all’ombra delle palme sulle amache. Giocando un po’ a basket e un po’ a pallavolo.

Poco dopo pranzo, partiamo per l’escursione compresa nel pacchetto comprensiva di visita a Fragada Island altra piccola isola vicino a Chichimè con amache sospese sull’acqua cristallina, bagno alle Natural Pools un’area di mare con acqua bassa e incredibilmente limpida (ce ne sono diverse) e visita finale dell’isola Perro Chico avente la peculiarità di una nave affondata a pochi metri dalla riva sulla quale è cresciuta e si è ormai sedimentata una barriera corallina ricca di pesci. Molto suggestivo, a tratti inquietante, fare snorkeling attorno a questa barca quasi piratesca.

Dopo cena, ci intratteniamo con gli altri ragazzi sull’isola per lo più italiani tra giochi alcolici improvvisati dove veniamo stracciati da una svedese in solitaria, pur non parlando la nostra lingua.

Le due giornate in paradiso sono finite, volate. Potrei dire che sono sufficienti ma la realtà è che ci saremmo fermati almeno un giorno o due in più. Stare solamente una notte è assolutamente sprecato.

DAY 15 – LUN 06/01/20 – PANAMA CITY

Tocca a noi oggi lasciare l’isola alle 8. Il trasbordo verso Cartì impiega un po’ di più dell’andata a causa del mare mosso. Una volta arrivati, attendiamo mezz’oretta una jeep che ci riporta a Panama City all’Hotel Casa Miller dove avevamo lasciato i bagagli. Ci cambiamo ed usciamo per un ultimo giro nella città. Prendiamo un Uber e ci facciamo lasciare nella zona di Causeway che si rivela un buco nell’acqua: tutto chiuso, niente da vedere. Dopo due minuti li, richiamiamo un altro Uber per farci riportare a Casco Viejo. Pranziamo in Plaza Bolivar con un bell’hamburger ed una birra fresca, poi setacciamo i negozi del Casco comprando gli ultimi souvenir mancanti. Ripercorriamo l’Avenida Central a ritroso rispetto al primo giorno e non essendoci la stessa folla dell’altro giorno, ci accorgiamo dei coloratissimi murales che dipingono le vie laterali.

In hotel sistemiamo le ultime cose nei bagagli e chiamiamo l’ultimo Uber per farci portare all’aeroporto internazionale Tocumen che raggiungiamo in circa quaranta minuti (sono le 17 circa). Alle 20.50 riparte il nostro Air Europa per Madrid che segna la fine ad un altro fantastico viaggio.

Pura Vida

“Travel is the only thing you pay that makes you richer”



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