Colombia 2009 Intanto, business. Eccomi, pronto. Pronto a ricominciare. Pronto a raccontare, a provare - spesso con dubbi risultati - a mettere su carta, carta virtuale, emozioni, sensazioni, stati d'animo. A descrivere, a modo mio, le solite esperienze di vita. ...
Colombia 2009 Intanto, business.
Eccomi, pronto. Pronto a ricominciare.
Pronto a raccontare, a provare - spesso con dubbi risultati - a mettere su carta, carta virtuale, emozioni, sensazioni, stati d'animo. A descrivere, a modo mio, le solite esperienze di vita. Di una vita more solito diversa da quella che siamo soliti spendere alle nostre latitudini. Colombia, quest'anno. Colombia. Sui perché io sia qui potrei spendere ore: riassumerli è facile. Perché non l'avevo ancora vista, perché sono curioso, perché... Perché non c'è un perché. Nuovamente solo, per scelta e per costrizione. So che la meta, so che il periodo non sia dei più agevoli, per Voi. So anche che quanto si dice attorno a questo Paese non aiuta, anzi scoraggia. So tutto. E capisco. E al contempo approfitto di queste tre settimane - non un mese, come qualche maligno va dicendo, purtroppo -, di queste tre settimane a spasso per un continente che, me lo ripeto consapevole, per me più di una entità geografica rappresenta una malattia. Eccomi, dunque, non perdo tempo. Il viaggio di andata, in compagnia di Iberia, mi ha regalato una novità, l'upgrade alla Business class per problemi di overbooking. Un sogno, per uno che si era svegliato prima delle quattro di mattina per l'ultimo dei suoi lavori, per scrivere un articolo. Il mondo va avanti, anche senza di me. Peccato me ne accorga solo qui, a distanza di qualche migliaio di chilometri. Business class, dunque, accolto a champagne: non me lo meritavo, forse, ma me lo sono di certo goduto. Business, e non ne approfitto nemmeno tanto, se non per qualche bicchiere di Rioja che consiglio a tutti. E per un Flor de caña che solo alcuni avranno sinora apprezzato. Not bad, ci penserò per i prossimi viaggi... Fare a meno di una poltrona che regolo elettricamente in mille posizioni diverse, perlopiù orizzontali, non sarà facile. Mai più senza, in sostanza.
Le cose cambiano, e drasticamente, quando a Bogota devo prendere il volo che mi porta a Cali: cambiano perché l'inconveniente tecnico che ci porta ad avere due ore di ritardo non solo innervosisce tutti i passeggeri, compresa una signora che sviene per il caldo, ma soprattutto perché la scusa, ufficiale, è che mancava un documento del pilota. In sostanza, alla faccia di Bossi e dei suoi seguaci, eravamo nelle mani di un sinpapel. Che, pur con tutta la mia simpatia, non è cosa che mi faccia felice. Pazienza: ne approfitto per provare, nel frattempo, a estrarre qualche peso dal bancomat. Terrore. I primi due tentativi vanno a vuoto. Impreco, ma non demordo. Ne escono 300.000 peso - cento eurini, mas o meno - quando ci riprovo. E smetto di sudare. Cali. Cali, las caleñas. Ci arrivo di notte, e subito mi accordo per “compartire” il taxi con una coppia che mi propone lo Sheraton. Abdico, a malincuore, e opto per il Real Cali, hotel di quasi pari categoria, non dopo essere passato indenne dal duo che mi accompagna. Lei mi bombarda di domande, vuole conoscere la mia vita nella mezz'oretta che ci separa dal centro, affrontata alla solita velocità folle dal mio chofer. Pirata. Non è la prima volta che lo sento dire, mi sembra di rivivere un sogno. Il pirata tace, la signora no, e con gran faccia tosta cerca anche di fottermi quando si dividono le spese. Sono trentamila peso che - secondo lei - fanno quindicimila a testa. Se ne vergogna, il marito, peraltro ben più prestante del sottoscritto. Non lei, che alla fine abdica, facendo finta miseramente di essersi sbagliata, e lasciandomi spazio verso il Real Cali. Cose già viste, ci rifarò l'abitudine. Cose già viste, come le sbarre all'ingresso, rigidamente chiuse. Sarà una percezione del pericolo che fa male, esagerata, ma quando il chofer mi spiega che alcune strade sono chiuse perché l'anno passato avevano messo una bomba davanti alla sede della polizia giudiziaria, forse capisco che non è proprio così. Quando scopro che lo stesso palazzo è protetto da alcune reti per evitare il lancio di ordigni più o meno casalinghi, quando vedo quanti siano coloro che albergano per le strade, mi rendo conto di essere arrivato a destino. Pazienza, l'hotel è pulito, e si dorme
franciszenigata, 31/3/2010 22:49
stò programmando un viaggio in Colombia per fine aprile e maggio, vorrei visitare Bogotà, Medellin, Cali e Cartagena, potresti darmi quante più indicazioni utili ti è possibile circa Posada dove dormire, prezzi dei taxi e pullman, luoghi dove mangiare e relativi prezzi, ecc... ecc...
Ti ringrazio
Francesco