San Agustín e Tierradentro

Arriviamo verso sera al terminal terrestre di Bogotá, affollatissimo per la Semana Santa. Forti dell’esperienza del viaggio natalizio a Santa Marta, questa volta avevamo riservato due biglietti con discreto anticipo. Il bus notturno è abbastanza comodo, però dormire non è ...

  • di davovad
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Arriviamo verso sera al terminal terrestre di Bogotá, affollatissimo per la Semana Santa. Forti dell’esperienza del viaggio natalizio a Santa Marta, questa volta avevamo riservato due biglietti con discreto anticipo. Il bus notturno è abbastanza comodo, però dormire non è mai facile in queste condizioni.

Con una leggera pioggerella arriviamo la mattina dopo a Pitalito, nel sud del dipartimento del Huila. Il sole è appena sorto, però si nota la differenza di temperatura rispetto a Bogotá. Fuori dal piccolo terminal di Pitalito troviamo un passaggio su una jeep collettiva che va a San Agustín. Durante il tragitto chiacchieramo con una coppia di anziani cafficultori, che si lamentano del crollo del prezzo del caffé. La strada si snoda tra le verdi colline, dove i campi di caffé, yucca e platano emergono nitidamente dal bosco tropicale. Pattuglie dell’esercito presidiano a intervalli regolari la strada. Finalmente arriviamo al paesino di San Agustín, che ha dato il nome alla enigmatica cultura precolombiana che fiorì in queste valli tra il sesto ed il quattordicesimo secolo dopo Cristo, però si ignora come si chiamasse originalmente. San Agustín si trova a 1.700 metri d’altitudine. Il clima ci sembra subito delizioso e l’aria decisamente più ossigenata rispetto a Bogotá.

Appena scendiamo dal bus ci piovono addosso le guide del paese, che ci offrono tours di tutti i tipi. Le rassicuriamo che uno di questi giorni ci rivolgeremo a loro. Gironzoliamo in cerca di un alloggio, cercando di evitare la piazza alberata dove si trova la stazione di Polizia. La gabbia metallica che la ricopre fino al tetto ci ricorda che in tempi passati la guerriglia arrivava ad attaccare la stazione di Polizia con armi non proprio convenzionali, come bombole di gas lanciate con catapulte artigianali. Per questo preferiamo un posto più tranquillo. Prendiamo alloggio in un hostal coloniale, pieno di fiori e di poveri uccelli ingabbiati. Comincia a piovere, ne approfittiamo per riprenderci dal viaggio. Purtroppo il nostro primo giorno a San Agustín si perde per il maltempo.

Il giorno seguente partiamo con un tour organizzato, che ci conduce a visitare: i petroglifi dello stretto; lo Stretto del Magdalena, dove il letto roccioso obbliga il fiume a passare per uno stretto di 2,2 metri di larghezza, incredibile pensare che più avanti diventa il fiume più importante della Colombia; le tombe del paesino di Obando; l’Alto de los Ídolos (il secondo parco in importanza, dove è stata rinvenuta la statua più alta: 7 metri); il Salto de Bordones (una cascata di 220 metri); l’Alto de las Piedras (dove si trova il famoso Doble Yo, una figura tridimensionale costituita da una figura antropomorfa, protetta da un doppio zoomorfo che le copre la testa e scende per la schiena sdoppiandosi in un’altra figura); il Salto del Mortiño (una cascata di 180 metri).

Ci rendiamo così conto che San Agustín non è un sito archeologico compatto, ma piuttosto l’insieme di una dozzina di siti sparsi in un’area che comprende le vallate della parte alta del río Magdalena. Sono costituiti da statue di pietra con figure antropomorfe e zoomorfe associate a tombe e sarcofagi monolitici con tracce di pittura rossa, nera e gialla, generalmente situate in montagnole artificiali. Il paesaggio è affascinante, con le sue colline coltivate a caffé e canna da zucchero, i ruscelli, il canyon del Magdalena, il Macizo colombiano in lontananza.

Rinfrancati da una splendida colazione nel mercato di frutta e verdura, visitiamo il Parco Archeologico, un’area dove sono stati rinvenuti importanti siti archeologici piuttosto vicini uno all’altro. Ci sono circa 130 statue, mesetas o montagnole artificiali, la fonte di Lavapatas (una pietra che si trova sul letto dell’omonimo río sulla quale sono state scolpite numerose figure di animali come lucertole, salamandre e serpenti. Numerosi canali circondano le figure creando rivoli d’acqua che imprimono movimento e armonia alle rappresentazioni zoomorfe) e un eccezionale mirador: l’Alto de Lavapatas

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