Panama, il Paese delle nuvole

In viaggio con una bambina di cinque anni tra mare e culture indios

  • di follefra
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

20/2

Non ho mai capito se la prospettiva migliore per vedere le cose sia dall'alto o dal basso o, ancora, se sia meglio riuscire vederle da entrambe le prospettive. Ora ci troviamo su un aereo, le nuvole sono alte sui grattacieli di Panama city, siamo diretti a San Blas. Comincia così il mio (Francesco) viaggio, quello di mia moglie Simona e mia figlia Elisa (5 anni). Eh già , neanche il tempo di poter vedere la city dal basso, che ci troviamo proiettati sull’ aereo di AirPanama. Siamo arrivati ieri sera, abbiamo dormito a casa Anita, un b&b; a Las Cumbres, e ci siamo svegliati all’alba per prendere questo volo per Playon Chico. I gestori di Casa Anita, Argelis (panamense) e Ulrich (tedesco) sono amici ed ex colleghi che per oltre 20 anni hanno condiviso le gioie ed i dolori delle terapie intensive e dei pronto soccorsi di tutta Torino. Saranno loro i veri artefici della nostra avventura ; sono stati loro infatti a prenotarci volo e soggiorno a San Blas . L’arrivo a Playon Chico è praticamente una picchiata a bordo foresta in una striscia prima del mar dei Caraibi. Fa caldo anche se nuvoloso, ad accoglierci Blanco, che vista la paura per la barca di Elisa (pianto ) va pianissimo , e ci mette 15 minuti anziché 5 per arrivare a Yandup. L’isola è bellissima, tutta verde con le palme , piccola spiaggetta e capanne di paglia e legno in riva e sul mare. Veloce colazione a base di pancake e poi via su di una isola vicina per il primo bagno. L’idea di venire a San Blas mi è venuta subito dopo che ho incominciato a studiare Panamà. Tranquillità totale, spiagge deserte, comunità di indios Kuna da National Geographic. Pomeriggio dedicato a tour mangrovie, noioso. Al ritorno ci addormentiamo e quando ci svegliano per la cena tirare su Elisa è un’impresa… arriviamo alla capanna ristorante ma dopo 10 minuti ci arrendiamo. La bimba crolla dal sonno per il jet lag: chiediamo scusa ed andiamo a dormire (sono solo le 19!). La notte il rumore del mare è più simile a un boato che ad uno sciabordio… comunque riposiamo.

21/2

La mattina c’è il sole, prendiamo la barca per Playon Chico, oggi c’è una rievocazione dell’indipendenza Kuna. Il villaggio è povero con alcune case in muratura ed una miriade di bambini (in media 6/7 per famiglia). La rievocazione è poca cosa ma riusciamo a notare i Kuna albini. Riescono anche a chiederci un contributo per la manifestazione: 5 $ buttati! Il pomeriggio vado da solo a visitare il cimitero Kuna, Elisa e Simona si godono un po’ di relax. Il cimitero è su di una collina con bella vista su Playon Chico; conosco una coppia di Kingston (Canada), una ragazza di Chicago ed un collega infermiere panamense che abita e lavora in Danimarca.

22/2

Il mattino seguente e soleggiato… facciamo colazione con un’omelette ai peperoni (leggera!) poi ci imbarchiamo per Diadup. L’isoletta dista una ventina di minuti; è davvero stupefacente con le sue palme e le sue chiare spiagge. Il ritorno a Yandup è movimentato per cui ci bagnamo un po’. Il pomeriggio torniamo a Playon Chico, la comunità è ancora in festa per la rievocazione, facciamo foto delle molas. La cultura Kuna è davvero interessante: sono fierissimi della loro semi-indipendenza da Panamà, credono tenacemente in madre e padre natura. La loro realtà può sembrare artefatta, ma non lo è per nulla: esiste solo una strada dissestata e percorribile da 4X4 che collega El Porvenir alla civiltà, ma le comunità più a est (come Playon Chico) hanno solo il collegamento via aereo o in barca! Al ritorno a Yandup ci fanno notare dei lavori in corso per un ripetitore. I Kuna pensano che dalla tecnologia dei cellulari trarranno beneficio… poverini

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