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Viaggio in Sud America (2 parte): Brasile

Boa Vista, l'inizio

  • di Daniele Vella
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

BOA VISTA, SABATO 10 GENNAIO 2010

H. SERA – Eccomi a casa di Marcelo, ormai già da due giorni, nella città di Boa Vista, la capitale dello stato del Roraima. Sono arrivato ieri verso le due del pomeriggio, Marcelo è venuto a prendermi alla stazione degli autobus della città e siamo subito andati a mangiare in uno dei ristoranti a “chilo”, tipici del Brasile. Prendi un piatto e ti servi tutto ciò che vuoi di quello che trovi nel buffet, vai poi alla cassa, ti pesano il piatto e paghi l’importo del peso di ciò che ti sei preso nelle dispense che si trovano nel ristorante. Non è male questa idea, mangi tanto e spendi poco, e il mangiare è buono.

Ieri mattina ho attraversato il confine tra Santa Helena in Venezuela e Pacaraima, il primo paese brasiliano. Un piccolo comune di poco più di ottomila persone all’estremo nord del Brasile. Arrivato nel villaggio sono andato alla piccola stazione degli autobus, dovevo aspettare due ore prima della partenza della prima corriera e così con pochi real di differenza con altre due persone, un uomo sulla mezza età ed una ragazza, ho preso un taxi arrivando più velocemente a Boa Vista.

Lauto ha iniziato a correre lungo la strada principale dello stato del Roraima. Due sono le strade, questa che ho percorso ieri per arrivare fin qui e che continua per la città di Manaus e l’altra strada è quella che dalla capitale del Roraima arriva fino al confine con la Guyana che percorrerò tra pochissimi giorni.

Dal finestrino del taxi guardavo con occhi spalancati la strada che stavo percorrendo. Lo stato del Roraima, uno stato per niente turistico di questo immenso paese sud americano. Il 70 per cento del territorio è demarcato come riserva indigena grazie al presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, semplicemente chiamato Lula e che Marcelo appoggia fortemente visto che lui darebbe le terre a tutte le tribù indios esistenti nel territorio non solo del Roraima ma di tutto il Brasile. Qui in Roraima è uno dei pochi stati dove il partito di Lula non ha vinto. Gli abitanti, non indigeni, ma carioca, gaucho, maranhense ecc, che non lavorano per le comunità indigene come il mio carissimo amico Marcelo Ribas, fratello della soubrette Ana Laura, dicono che Lula pensa solo agli indios e non a loro. Ma va bene così, loro hanno tanti posti per stare nelle loro confortevoli città, ma la giungla, l’Amazzonia, come dice Marcelo è dei nativi, degli indios, lui darebbe veramente la vita per uno di loro. E’ venuto a vivere fin qui con tutta la sua famiglia, lasciando San Paolo per curare e occuparsi di qualsiasi tribù esistente nello stato del Roraima. Marcelo li riconosce tutti, passeggiando per il mercato di Boa Vista, vicino a casa sua, mi sapeva dire se uno era macuxi, wapixana, taurepang, ecc.

Per due ore e più non si vedeva una città, un paese. Dopo Pacaraima il prossimo nucleo abitato è proprio Boa Vista e la strada era circondata dal verde della Savana del Roraima. Mentre percorrevo la BR 174 non conoscevo niente delle tribù indios dell’Amazzonia, e non vedevo l’ora di incontrare Marcelo per sapere e per farmi raccontare.

Oggi siamo andati in giro per la città, l’unica grande città brasiliana posta al di sopra dell’equatore e quindi fa parte del nostro emisfero. Essendo una città nuova ha una urbanizzazione molto moderna, con viali alberati molto ampi, strade e piazze ben curate, giardini e fontane. Mentre passeggiavamo nel parco che si affaccia sul fiume Branco Marcelo mi racconta una breve storia dello stato del Roraima dove anche l’Italia è protagonista. I primi occidentali ad arrivare nel Roraima furono i portoghesi seguiti da olandesi, spagnoli e inglesi. Nel XIX secolo queste potenze europee, ed in particolare la Corona Britannica, avevano capito bene che il Roraima era ricchissimo d’oro e di altri minerali strategici. Il Brasile ebbe grossi contrasti con la Gran Bretagna. Nel 1835 un certo Robert Schomburgk, un esploratore di origine tedesca, fu mandato qui per controllare e per prendere dati sul territorio mandando informazioni in patria spiegando che i portoghesi-brasiliani non controllassero effettivamente la regione, e così suggerì che l’impero inglese dovesse annettere il territorio come propria colonia. La corte inglese mandò un missionario e questi raggiunse il territorio del Pirara, e convertì alcuni indios alla religione protestante, insegnando loro a parlare la lingua inglese, per far si che il territorio potesse essere dominato quasi completamente. Il generale Soares de Andreia, ordinò ai soldati di rimuovere il missionario dal territorio

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