SALVADOR DO BAHIA 2007: il carnevale e i pipoca

A Rio De Janeiro e Salvador si tengono le due manifestazioni carnevalesche più famose del mondo. Ma mentre a Rio il carnevale è da “vedere”, cioè si assiste, nel Sambodromo (uno stadio non ovale ma rettilineo, dove sfila il corteo), ...

  • di Pietro
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

A Rio De Janeiro e Salvador si tengono le due manifestazioni carnevalesche più famose del mondo. Ma mentre a Rio il carnevale è da “vedere”, cioè si assiste, nel Sambodromo (uno stadio non ovale ma rettilineo, dove sfila il corteo), ad una enorme, spettacolare, meravigliosa sfilata di carri e maschere, a Salvador si partecipa al carnevale, ballando in strada. Anche se ho saputo che da alcuni anni a Rio stanno rimediando a questa mancanza istituendo nelle due spiagge principali, la settimana di carnevale, tante feste con balli.

Qui a Salvador le parole chiave del carnevale sono: “blocos”, “trio eletrico” e “camarote”. I “blocos” (24 quelli ufficiali, più alcuni più piccoli indipendenti) sono grandi gruppi di persone (di solito alcune centinaia ma talvolta fino a 3000) che, delimitati da una grossa croda sostenuta dai “cordeiros” (persone che controllano che nessun altro entri dentro e che tutto fili liscio), sfilano cantando e ballando nei tre circuiti cittadini del carnevale, due dei quali (i maggiori, Barra e Campo Grande, lunghi 4 e 6 km), molto distanti fra loro. Al centro dei blocos ci sono da 1 a 3 enormi camion che avanzano lentamente, pieni zeppi di grandi altoparlanti che sparano musica ad altissimo volume, suonata dal vivo dagli artisti che stanno in cima al camion. A chi è dentro il bloco viene fornito cibo e bevande a volontà durante le 5-8 ore della sfilata del bloco (la sfilata complessiva di tutti i blocos invece dura più di 12 ore ogni notte).

Una soluzione più comoda è quella dei “camarote”, grandi locali riservati, ubicati nei punti con vista migliore del circuito, dove anche qui si balla, mangia e beve ma dove ci si può anche sedere. Quando passa un bloco, la musica interna del camarote si spegne e tutti si affacciano per vedere il bloco. Poi di nuovo musica con deejay. Ma... in tutta questa grandiosa organizzazione c’è un problema: i costi. Per poter partecipare ad un movimentato bloco o al più comodo camarote bisogna acquistare una maglietta (che costituisce il biglietto d’ingresso) che costa da 250 R$ (90 €) a 2000 R$ (750 €)! E vale un giorno solo. E allora? E allora c’è una terza possibilità per partecipare, che è poi la più gettonata e che anche io ho scelto, alla quale i fantasiosi brasiliani hanno dato il simpatico nome di “pipoca” (“pipoca” in portoghese significa “popcorn”). Si va in strada, “aggratis”, e si partecipa al carnevale unendosi (fuori dalla corda) ai vari blocos che passano, anziché seguire un solo bloco come fa chi compra la maglietta. Un po’ qui, un po’ lì, saltando da una parte all’altra. Come i popcorn! Infine, oltre ai due grandi circuiti dove sfilavano i blocos, nel centrale “Pelourigno” c’erano tutto il giorno gruppi musicali (sempre a base di percussioni) che andavano su e giù nelle strette viuzze, concerti, qualsiasi cosa riproducesse musica. Un’altra grande differenza con il carnevale di Rio è infatti che mentre in quest’ultima città sono più importanti i costumi, ricchi e coloratissimi, qui a Salvador è più importante la musica, e i costumi sono quasi sempre poco appariscenti.

  Vita da Pipoca   Ma la vita da pipoca non è semplice ed ha alcune controindicazioni: è molto più pericolosa! Io e i simpatici amici giapponesi ce ne siamo accorti proprio la prima notte del carnevale, quando eravamo ancora dei pipoca novellini e ingenui. Passa un bloco, passa un altro, tutto ok. Siamo a Barra, la zona più affollata, e stiamo ancora osservando tutto per capire come funziona. Fra l’altro i primo blocos sono mezzo vuoti, con dentro gente che sembra non si diverta poi tanto. Quasi tutti bianchi, come sempre accade quando c’è un prezzo alto da pagare, i più camminano tranquilli anziché ballare. Ma i primi blocos hanno cantanti poco famosi e quindi meno gente al seguito. Dopo alcuni di questi blocos sottotono arriva quello di “Os mascarados”, con la qui famosa Margareth Menezes, e iniziano le difficoltà per i Pipoca! La strada dove i blocos sfilano è larga, ma la corda che li delimita forma un grande quadrato che occupa quasi tutta la carreggiata, lasciando un metro circa di spazio libero ai due lati. In questo metro si concentrano: pipoca stranieri (pochi), pipoca brasiliani (migliaia), venditori di bibite, venditori di panini, venditori di cento altre cose, polizia, transenne, etc

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