Fotaleza, Brasile del Nordeste: il Forrò

Bisognerebbe tornarci almeno un’altra volta, a Fortaleza, stato del Cearà ,Brasile del Nordeste, a detta di molti uno degli stati più poveri di tutto il Paese. E basta uscire dai soliti circuiti per turisti come la passeggiata lungo la Beira ...

  • di mass6111
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  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Bisognerebbe tornarci almeno un’altra volta, a Fortaleza, stato del Cearà ,Brasile del Nordeste, a detta di molti uno degli stati più poveri di tutto il Paese. E basta uscire dai soliti circuiti per turisti come la passeggiata lungo la Beira mar, le “barracas” (qui gli stabilimenti balneari li chiamano così) di “Praia do Futuro” o i locali notturni di “Praia Iracema”, gettare lo sguardo un po’ oltre, e non si fa fatica a crederci. A Fortaleza vivono più di 2 milioni di persone, di cui 700 mila nelle favelas e altri 500 mila al di sotto della soglia di povertà (i dati non sono miei, si possono verificare in molti siti internet). Qui lo stipendio medio di un lavoratore dipendente, operaio, cameriere, commessa, tanto per fare qualche esempio, è di 300 Reais al mese, (cioè poco più di 100 Euro). Considerato che quasi 200 se ne vanno tra affitto di casa, luce e acqua, significa che chi lavora, ma forse è meglio dire chi ha la fortuna di avere un lavoro, deve vivere con, più o meno, 3 Reais al giorno! E’ una terra arida e calda, il sole splende per 12 mesi all’anno, non piove quasi mai, ma le poche volte che piove, come in questo periodo, non è pioggia quella che scende dal cielo, ma un trailer del diluvio universale! Torrenti che straripano, perché sono pieni di rifiuti, strade che si allagano e che, a loro volta, allagano e riempiono di fango le case della povera gente. Se chiedi a qualcuno come possono vivere così, loro ti guardano con occhi che esprimono un misto di fatalità e rassegnazione, ti sorridono e ti rispondono “in Brasile è così!”

Però bisognerebbe tornarci almeno un’altra volta, a Fortaleza, stato del Cearà, Brasile del Nordeste, per vederli ballare il “forrò”. Questa musica te la propinano dappertutto: la senti in aeroporto quando arrivi, sui taxi, nelle barracas della praia e anche sugli autobus, per non parlare della TV, in cui la suonano e la ballano da mattina a sera. A noi “gringos” (è il nome con cui le donne locali chiamano gli stranieri europei e nordamericani) al primo ascolto questa musica ricorda le melodie latino americane, come salsa, merengue, o forse anche samba, insomma quelle cose li, ma non è proprio uguale. E quando la senti le prime volte, dici, ok, è la solita musica latino-americana di una noia mortale! Poi continui a sentirla, anche per forza perché volente o nolente è dappertutto, e pensi che si, è vero, forse è la solita musica latino-americana però, piano piano, ti accorgi che c’è qualcosa di diverso, qualche cosa che ancora non capisci, ma che nelle altre non hai mai sentito. Perché il forrò, al contrario di queste ultime, è difficilmente esportabile; lo suonano, tanto, nel Nordeste, e adesso sta prendendo piede anche in tutto il Brasile, ma nel resto del mondo, nulla (o quasi). Dicono che sia nato qui agli inizi del secolo corso, durante i primi decenni del novecento, quando gli americani vennero a costruire la grande ferrovia e il sabato sera, per dare agli operai locali qualche ora di distrazione, allestivano grandi spazi aperti con un palco e sopra di esso c’era una “banda” (questo è il nome con cui qui chiamano i gruppi musicali) che suonava. All’ingresso veniva affitto un cartello con la scritta “for all”, per tutti, cioè gratis. Poi, per i brasiliani, vuoi perché a quei tempi pochi sapevano leggere, vuoi anche per il gusto tutto loro che hanno di storpiare le parole, “for all” diventò “forrò”. E così è rimasto.

Le bande possono essere più o meno composite, le più piccole (e vecchie) sono formate da 4 o 5 elementi, generalmente un cantante (quasi sempre uomo), uno che suona la fisarmonica, strumento fondamentale del forrò, perché è quello che da il ritmo, e non c’è forrò senza fisarmonica, poi un basso, una batteria, tanto per dare un po’ il tempo, e a volte una chitarra, ma non sempre. Quelle nuove invece, quelle che adesso vanno per la maggiore soprattutto tra i giovani, di cantanti spesso ne hanno due (e generalmente una è sempre una donna), agli strumenti precedentemente indicati aggiungono i fiati (tromba, trombone, sax), e si presentano sul palco con un colorito corpo di ballo.

La sera di “quarta-feira” (mercoledì) a Fortaleza è serata di forrò in un noto locale di Praia Iracema, abbastanza conosciuto anche dai turisti. Sul palco si danno il cambio 3 bande di forrò, generalmente ognuna suona per circa 1 ora e 30. La gente arriva presto, perché di solito alle 10.30 della notte si comincia. Nel locale molti turisti, perlopiù uomini, qualche maschio brasiliano e moltissime ragazze del luogo, tutte molto giovani, dai 18 ai 22 anni circa. Alcune indossano jeans e una piccola blusa senza maniche, altre hanno dei vestitini modello sottoveste che più che coprirle, le accarezzano la pelle. Molte di loro vivono nelle favelas, spesso senza luce e acqua corrente, portano dentro rabbia e orgoglio, rabbia per una vita precaria in cui esiste solo l’oggi, il presente, e l’unico progetto per il futuro è come fare per riuscire a trovare i soldi per comprare da mangiare domani, oltre non va. Hanno quasi tutte un sogno, a volte nascosto, altre volte dichiarato nel modo di vivere quotidiano: sognano uno straniero che le porti via, lontano da una terra che non riesce a dargli niente oltre alla miseria e alle umiliazioni, e per provare ad ottenere tutto questo si umiliano in un altro modo, vendendo illusioni d’amore in cambio di altre illusioni, ma nessuno può fargliene una colpa, comunque io no di certo. E poi c’è l’orgoglio, per la consapevolezza di essere per un po’ di tempo, almeno qualche ora, le protagoniste di questo pezzo di presente, che non sarà molto, ma per chi non può immaginare un futuro oltre domani, è comunque più di qualche cosa

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