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Quattro giorni in Bosnia Erzegovina

Viaggio a Tuzla, Srebrenica, Sarajevo e Mostar.

  • di gialena
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

A 15 anni dal genocidio di Srebrenica, io e mio marito abbiamo voluto portare il nostro omaggio alle vittime di un massacro vergognosamente ignorato, organizzando un viaggio nei luoghi della guerra in Bosnia. Le difficoltà sono cominciate da subito perché su internet si fa molta fatica a reperire informazioni turistiche sia in italiano che in inglese. Fortunatamente abbiamo potuto contare sulle preziose dritte di viaggio di una Associazione ONLUS (www.lecasedidaniele.org) che, per motivi umanitari, ha contatti con associazioni bosniache. Grazie alla loro mediazione, abbiamo avuto l’onore di conoscere “Zene Srebrenice”, cioè “Donne di Srebrenica”, associazione battagliera e ostinata nel rivendicare giustizia per i propri uomini: padri, mariti e figli assassinati. La moneta circolante è il marco bosniaco (1 euro=1,95 Marchi Bosniaci circa) ma ovunque si vada gli euro sono tranquillamente accettati; le strade sono belle ma è meglio prendere una buona cartina stradale perché non ci risultano mappe dettagliate per navigatori satellitari; per le auto non esistono distributori di metano, si trovano solo distributori per il gpl e la benzina costa circa 1 euro al litro; per comunicare l’inglese e il tedesco sono piuttosto conosciuti, soprattutto fra giovani. Oggi la Bosnia Herzegovina è un paese tranquillo, la voglia di andare avanti e di dimenticare il passato è tanta, purtroppo le tensioni politiche ed etniche non sono per niente sopite. E’ un paese complicato che si evince fin dalla sua geografia politica. “Figlia” degli accordi di Dayton del 1995, la Bosnia-Herzegovina è composta da ben tre entità territoriali: la Federazione di Bosnia ed Herzegovina, la Repubblica Serba di Bosnia-Herzegovina (o Repubblica Srpska) e il Distretto di Brcko, che ha delle autonomie proprie.

Giovedì. Partenza quindi in auto alla volta di Tuzla, città storicamente considerata cosmopolita, dove arriviamo a sera. Pernottiamo alla Pansion “Miris Dunja88” (www.mirisdunja88.ba), mezza pensione in camera doppia 72 euro), un ottimo albergo vicinissimo al centro della città. Come cena ci servono un abbondante piatto unico di carne e verdure che ci appaga e ci rigenera dopo il lungo viaggio. Smaltiamo un po’ facendo una breve passeggiata in centro e scopriamo una città vitalissima, piena di giovani e locali affollati. Passeggiamo per le belle vie del centro fino alla grande piazza sulla quale si affaccia la bella moschea e con al centro una grande fontana con giochi d’acqua. Ci sediamo sulle panche a goderci l’atmosfera e poi rientriamo in hotel per riposare.

Venerdi. Andiamo alla scoperta di Tuzla, città antichissima legata alla produzione e al commercio del sale, con un bel centro storico da godere passeggiando, con belle vie e bei negozi. Per prima cosa e per dovere di ospitalità, andiamo a trovare le amiche dell’Associazione “Zene Srebrenice” nella nuova sede donata a loro dalla Onlus Italiana “Le Case degli Angeli di Daniele”. Le ringraziamo per il supporto logistico, e oggi essendo l’11 giugno e come ogni giorno 11 del mese, alle ore 11,00 da ormai 13 anni a questa parte, le donne di Srebrenica sfilano nella loro marcia silenziosa. Parliamo un po’ e poi tutti assieme andiamo nei pressi del monumento alla memoria dei caduti nella guerra 1991 – 1995 per iniziare il corteo. Una lunga fila ininterrotta di donne marcia attraverso le strade della città fino alla piazza centrale. In mano tengono delle federe ricamate con i nomi dei propri cari, data di nascita e di morte, legate l’una di seguito all’altra. Nella grande piazza, la lunga fila indiana delle donne si avvolge a spirale e si ferma per alcuni minuti. Ad un certo punto le donne si tolgono le scarpe e con le palme rivolte al cielo invocano una preghiera. E’ un momento di grande intensità e commozione. Insieme alle nostre amiche pranziamo poi in un ristorante del centro con cevapi e birra analcolica (il locale è mussulmano) e finiamo il pranzo con il caffè bosniaco: per noi italiani il consumo del caffè è legato alla colazione o al fine pasto, veloce e via, mentre per i bosniaci (ma anche croati e serbi) il caffè è un vero e proprio momento di convivialità, consumato secondo un lento e antico rituale

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