Attraverso la Bosnia sulla via per Istanbul

E si, per Istanbul! Così mi rispose diversi anni fa, quando ero un motociclista alle prime armi, un benzinaio di non ricordo che valle del piacentino, alla mia domanda: “Scusi, per Milano?”, dal momento che mi ero perso come un ...

  • di Potitorello
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

E si, per Istanbul! Così mi rispose diversi anni fa, quando ero un motociclista alle prime armi, un benzinaio di non ricordo che valle del piacentino, alla mia domanda: “Scusi, per Milano?”, dal momento che mi ero perso come un citrullo nel classico bicchier d’acqua.

Da allora quella frase continuò a frullare nella mia testa, in ricordo di una simpatica situazione, ma anche per l’idea stessa di raggiungere quella città in moto.

Ancora digiuno da grandi viaggi, la immaginavo come un luogo remoto in chissà che angolo d’oriente, con carretti, mercati all’aperto, gente barbuta con turbante in testa che si aggira per le strade con fare infido e quanto altro la mia fantasia riusciva ad elaborare osservando e ascoltando ciò che l’umanità attorno mi mostrava.

Alle varie pianificazioni dei viaggi che seguirono da allora, ogni volta mi tornò in mente la frase del benzinaio. Chissà come cavolo ci si arriva. Non è come andare a Barcellona, Parigi o Monaco di Baviera, se si è un po’ di fretta si imbocca l’autostrada più vicina e ci si reca in poche ore.

Istanbul no. È la sotto, nel calcagno estremo dell’Europa, dopo i Balcani, i Rodopi e a due passi dal Caucaso. No no, deve essere un bel casino raggiungerla.

Così l’unica volta che ci passammo, il nostro viaggio in Turchia del 2003, fu traghettando dall’Italia alla Grecia. Non diedi retta al benzinaio. Non ci fermammo neppure una notte in città. Dedicare tempo alla vastissima Anatolia o all’antica Costantinopoli. Scegliemmo la prima, con l’attenuante a tale delitto: “Tanto ci possiamo andare quando ci pare in aereo per un po’ di giorni”. Ormai ci sono tanti di quei voli low cost anche per quella destinazione, che ultimamente, anche quell’idea stava diventando sempre più realtà.

NO!! Ecco lo spirito del benzinaio che si ripresenta, mi ossessiona con quella frase e ogni volta che vedevo scritto da qualche parte il nome di quella città o nei lunghi e terribili inverni norditalioti sfogliavo carte stradali e buttavo l’occhio su quella macchia nera tra due continenti, eccolo che si ripresentava, lui, il benzinaio. Non ricordavo assolutamente che faccia potesse avere, ma quella frase... E guai se fossi corso in agenzia a comprare un biglietto aereo, sembrava volermi dire. Fossi ripassato di la a fare il pieno, per ripicca e a mia insaputa, mi avrebbe riempito il serbatoio di gasolio.

Complice la curiosità stuzzicata con il viaggio attraverso l’ex Jugoslavia dell’anno scorso, la voglia di non percorrere troppi chilometri e di fare poi un po’ di giorni di mare, ecco che quest’anno prende forma il “viaggio”. Si va ad Istanbul, via terra, attraversando quello che ormai ignoriamo, ma fino a pochi secoli fa fu l’impero Ottomano.

Partiamo il 20 luglio, circa le dieci della mattina. Caldo terribile, moto cariche del minimo indispensabile e con spazio libero nel baulotto. Servirà per eventuali acquisti, qualcosa mi fa pensare che quest’anno saranno parecchi.

Il serbatoio pieno fino all’orlo, così da percorrere tutto d’un fiato la temibile Milano-Venezia.

Fortunatamente dopo Brescia il traffico diminuisce sensibilmente, così da poter proseguire placidamente fino a Trieste.

Il proposito per il primo giorno è di avvicinarsi il più possibile alla Bosnia. Si guiderà finché saremo esausti.

Il confine Sloveno si passa in un attimo, si attraversano dolci campagne mitteleuropee e in pochi km si giunge a quello Croato, stessa storia di poco prima e via.

Puntiamo x Karlovac, città Croata dove presumiamo producano la squisita birra Karlovacko

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