Alaska niente igloo al circolo polare artico

Un memorabile viaggio fra ghiacciai e natura selvaggia

  • di Lucy05
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 7
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Eccoci di nuovo insieme per un nuovo viaggio. Questa volta, fortunata Paola, si parte dall’aeroporto di Verona. Il viaggio durerà una decina di ore ma sarà quasi diretto. Quasi perché da Verona arriveremo a Francoforte e poi Francoforte Anchorage tutto d’un fiato. Il volo ha un ritardo di circa un’ora, ma niente paura la macchina da noi prenotata e lì che ci aspetta. L’aeroporto non è molto lontano dalla città e in dieci minuti ci troviamo già in centro in cerca di un hotel. La scelta cade su uno piccolino e di poche pretese che ci appare lì proprio di fronte a noi. Il gestore, o proprietario, è cinese e dice che non c’è posto ma ci da l’indirizzo di un altro che si trova poco lontano ed è pomposamente chiamato “Royal Suite Lodge”. Di reale non ha proprio niente, però le stanze sono pulite e i letti comodi. Sono le prime ore del pomeriggio e vorremmo vedere qualcosa della città e l’urgenza adesso è quella di liberare la macchina dai bagagli per poter girare leggeri. Sì perché bisogna dire che quando ho prenotato la macchina avevo chiesto, come extra, un porta pacchi da mettere sul tetto, ma la mia richiesta è stata disattesa e quando Silvia ha domandato, a chi di dovere, il motivo le è stato risposto che da loro non si usa. Dopo il primo attimo di panico, abbiamo incominciato a studiare la situazione e dato che la necessità aguzza l’ingegno, in breve Vanni, dopo aver riempito bene il porta bagagli, ha trovato il posto per gli altri borsoni all’interno dell’abitacolo fra un sedile e l’altro. Ecco perché non vedevamo l’ora di scaricare i bagagli, perché Maria Cristina e Paola stessero più comode all’interno del van.Certo che noi quando siamo in giro per il mondo siamo proprio come zingari. Anchorage non è una città grande e il centro è presto girato. E’ domenica e i negozi sono chiusi. Ci dirigiamo verso il ruscello in periferia dove la guida della Lonely dice che ci sono i salmoni che risalgono la corrente. Purtroppo non è così, nel senso che, è vero che ci sono dentro i famosi pesci ma non stanno risalendo la corrente semplicemente sono molto indaffarati a sfuggire agli ami dei tanti pescatori. Il posto ci ha un po’ delusi ma siamo all’inizio del viaggio e sicuramente ci rifaremo nei prossimi giorni. Dopo aver gironzolato un po’ per il centro abbiamo scelto il ristorante per la cena. Anche in Alaska, come nel resto degli Stati Uniti ,si mangia a tutte le ore del giorno e della notte perciò i camerieri non si meravigliano se ordiniamo la cena alle sei del pomeriggio. Il pasto serale sarà a base di pesce nella fattispecie di salmone e halibut. Abbiamo avuto una giornata di ventiquattro ore siamo stanchi e andremo a dormire subito dopo il lauto pasto.

Lunedì 9 agosto Alle 8,30 lasciamo l’hotel per andare verso Whittier. Nei Lodge non è prevista la colazione e il nostro è talmente basico che nelle stanze non c’è nemmeno il caffè, perciò ci fermeremo strada facendo in un bar. Poco a sud di Anchorage ci sarebbe la possibilità di vedere la marea, i frangi flutti, il mare che spinge con forte violenza l’onda fino a farla esplodere sulle rocce. Ci piacerebbe assistere a questa forza della natura, ma purtroppo avviene in orari precisi e la nostra tabella di marcia osserva tempi diversi quindi,a malincuore, dobbiamo rinunciare allo spettacolo. Girwood è il posto giusto per la prima colazione, c’è una bella pasticceria e servono anche il cappuccio come nei nostri bar. A pensarci mi viene ancora l’acquolina in bocca ricordando la bella e buona pasta che mi sono scelta, ma ancora non ci rendiamo conto delle proporzioni fra le porzioni italiane e quelle americane, Mirella e io sappiamo soltanto che per noi è troppo grande e ne avanziamo la metà. Fuori scende una pioggerellina leggera e c’è anche la nebbia. Poco lontano c’è l’osservatorio di un ghiacciaio, ma rinunciamo ad andarci perché, a causa della scarsa visibilità, non riusciremmo a distinguere niente. Ma la miniera d’oro no quella va vista, quando mai ci capiterà un’altra volta di vederne una? Imbocchiamo una stradina asfaltata che parte proprio a fianco della nostra pasticceria e finisce all’ingresso di Crow Creek mine Paghiamo il biglietto d’entrata solo per la visita, non vogliamo gli strumenti per cercare l’oro, guarderemo gli altri turisti che si improvvisano cercatori d’oro e quelli che veramente lo sono. Seguendo il percorso per arrivare al ruscello vediamo e visitiamo le casette in legno così come le hanno lasciate all’epoca i pionieri. Il paesaggio è molto suggestivo, sembra quasi di Walt Disney, tanto verde e i prati ben curati e queste casette che spuntano da sotto gli alberi e fiori spontanei e non, sì è proprio un bel vedere. Al ruscello ci sono turisti armati di scodella che raccolgono terra e sabbia dal fiumiciattolo sperando di trovarci dentro qualche pagliuzza d’oro. Ci sono anche tre ragazzi che però fanno sul serio e hanno un’attrezzatura diversa, più moderna e più veloce, chissà forse la vena non si è ancora esaurita. La pioggerellina è cessata per il momento ma lo stesso è piuttosto freddino ci fermiamo ancora un attimo ad ammirare lo spettacolo della natura e poi via verso Whittier. Per andare a Whittier bisogna passare per una galleria piuttosto lunga e a senso unico alternato. Quando arriviamo noi il semaforo è rosso e prima che diventi verde ci vorranno 30 minuti. Il villaggio è costituito da poche case e un palazzone a ridosso della montagna, al quanto fuori posto in un panorama così pieno di vegetazione. Anche qui pioviggina e c’è una nebbiolina e fa sembrare un fantasma quel palazzo obbrobrioso. All’entrata del paese ci sono due casette in legno una di fronte all’altra con cartelli che pubblicizzano le crociere nei fiordi, ci fermiamo subito a prenotare la nostra per il giorno dopo.Ci costa 155dollari a testa, non poco, ci facciamo almeno promettere che il giorno dopo ci sarà il sole, ma il proprietario dell’imbarcazione non si sbilancia e ci risponde che non pioverà. Ci diranno poi che negli ultimi tre mesi hanno visto il sole soltanto un paio di giorni.Trovato l’alloggio per la notte ci rimane il tempo per visitare il villaggio, ci viene detto che al quindicesimo piano di quella gigantesca costruzione si gode di un bel panorama della cittadina e dintorni ed è aperto a tutti. Bene a qualcosa serve anche quel palazzo perciò ci andiamo e lo spettacolo è assicurato. Scopriremo poi che all’interno c’è una piccola città dove al piano terra ci sono tutti i servizi dall’ambulatorio al supermercato alle scuole e così via, anche perché è in questo alveare che vive il 99% della popolazione locale. Per spostarsi da una parte all’altra del paese, in inverno, quando nevica così tanto, invece di spalare la neve e pulire le strade hanno preferito fare dei passaggi sotterranei da percorrere a piedi. Si cena in un tipico locale e a letto presto.

Martedì 10 Questa mattina ci si alza presto, ci aspettano alle sette i nostri marinai per la crociera. Puntuali ci troviamo davanti al loro ufficio, il pilota è già a bordo mentre il suo aiutante sta caricando le ultime cose. La barca è tutta per noi non dobbiamo dividerla con altri turisti. Partiamo sotto un cielo plumbeo ma senza pioggia, speranziosi di vedere tanti animali e il nostro primo ghiaciaio alascano. Siamo in viaggio da poco tempo quando il pilota punta il natante verso un’isola, mirtilli ci dicono, questa è l’isola dei mirtilli. Scendiamo e guardiamo in terra in cerca delle piantine, ma noi non le vediamo,allora i nostri marinai ci guidano verso delle piante a foglia larga e alte più di un metro, sollevano le foglie “et voila “ sotto ci sono i frutti e sono tali e quali a quelli delle piantine piccole sia per il colore che per il sapore. Qui ci voleva la Mary a raccoglierli….ma ce ne siamo fatte una scorpacciata anche noi. Riprendiamo la nostra crociera stando sempre allerta per scorgere qualche animale. Non si fanno aspettare tanto, infatti poco dopo vediamo dei leoni marini che pigramente e goffamente si muovono su uno scoglio, e fra loro una foca che si sta buttando in acqua. La prossima fermata è per farci assaggiare le more rosse e quelle gialle di cui non sapevo nemmeno l’esistenza.. Naturalmente ne abbiamo lasciate poche ai turisti che verranno dopo di noi.Riprendiamo il mare e, guardando verso la terra ferma, il nostro pilota avvista due grizzly, ferma subito il motore della barca e punta verso la riva dove tranquillamente stanno passeggiando i due plantigradi. I colori della natura sono splendidi,vanno dal verde brillante dei pini che si specchiano nell’acqua al grigio della sabbia al giallo senape di una specie di lichene e poi il verdino squillante dell’erbetta. Il tempo materiale di fare queste considerazioni e gli orsi sono già rientrati nel fitto della vegetazione.Riprendiamo la nostra crociera stando sempre attenti e guardandoci attorno per vedere qualche altro animale. Stavolta è la volta delle aquile dalla testa bianca. Tre magnifici esemplari di rapaci che volteggiano appena sopra di noi.Questa crociera si sta rivelando sempre più interessante e soddisfacente. La nostra prossima meta è quella del ghiacciaio Harvard e mentre ci avviciniamo scorgiamo tanti gruppi di foche che si rilassano facendo il morto a galla. Davvero uno spettacolo! Arrivati davanti al ghiacciaio ci vien fatta la solita domanda che si fa in questi casi:” Indovinate un po’ a quale distanza siamo dal ghiacciaio?” Silvia risponderà:” Un km. Siamo stati in Patagonia e abbiamo visto il Perito Moreno e anche lì, nonstante sembrasse a due passi in realtà eravamo alla distanza di sicurezza ed esattamente a un Km” I ghiacciai sono così danno l’impressione di essere lì e di poterli quasi toccare ma invece no è solo un effetto ottico. Comunque è bellissimo le sfumature dal bianco all’azzurro e dall’azzurro al celeste intenso gli conferiscono un aspetto magnifico. Ci attarderemo um po’ per ascoltare il suo rumore e vedere staccarsi pezzi di ghiaccio e cadere nel mare.Ecco la nostra crociera è giunta al termine adesso faremo il viaggio a ritroso. I nostri marinai ci hanno preparato una bella sorpresa. Evviva si mangia, l’aiutante del pilota entra nell’abitacolo con un vassoio con del formaggio piccante a cubetti, un filetto di salmone affumicato e qualche biscottino salato. Il pesce era stato affumicato dal padre del pilota, davvero una squisitezza. Alle ore 12.30 siamo già di ritorno, facciamo una capatina al bar del nostro albergo Ankor Inn (con le camere comunicanti) per una cioccolata calda e poi via che si parte per Seward. I kilometri che dividono Whittier da Seward non sono tanti e nel primo pomeriggio siamo già all’ufficio informazioni della cittadina per sapere se il momento è giusto per avvistare le balene. L’impiegata dell’ufficio ci dice che sono state viste la settimana scorsa e che adesso non se ne vedono più forse un orca ma niente altro. Allora niente uscita in mare domani. Abbiamo cercato un B&B e lo abbiamo trovato per 5 persone noi siamo in 7 però c’è un salotto grande pieno di pelli di orsacchiotti sia a terra che a parete e due divani con dei morbidi cuscini. Cri ed io mettiamo per terra i cuscini a mo di materassi e dormiremo lì

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