India a 40 all’ora – I primi 100 km in tuk-tuk: entusiasmo, mal di schiena e il primo dubbio

Stefano Maria Meconi, 01 Mag 2026
india a 40 all'ora - i primi 100 km in tuk-tuk: entusiasmo, mal di schiena e il primo dubbio

Avevamo un tuk-tuk senza targhe vere, una mappa incollata sul fianco e zero idea di cosa ci aspettasse davvero. Ma avevamo deciso di partire lo stesso. Dopo aver “risolto” la questione targhe con un semplice adesivo, abbiamo fatto un passo fondamentale: rendere quel mezzo davvero nostro. Abbiamo iniziato a personalizzarlo con sticker colorati, aggiungendo i nostri account social Bestchevamos e il nostro logo, così che chiunque incontrassimo lungo il percorso potesse seguirci. Sul fianco abbiamo anche applicato una mappa dell’India con l’idea del viaggio: partenza da Chennai e un itinerario ancora tutto da scrivere.

Nel frattempo, a Mahabalipuram, stava succedendo qualcosa che non avevamo previsto. In circa quindici giorni abbiamo conosciuto decine di persone. Persone che si sono appassionate al nostro progetto, che ci hanno aiutato, consigliato, sostenuto. Un senso di comunità difficile da spiegare, ma che ha segnato profondamente l’inizio del nostro viaggio. È stato proprio grazie a questo legame che la proprietaria dell’hotel dove alloggiavamo ha deciso di prendere a cuore la nostra partenza. Ha consultato il calendario dell’astrologia induista per individuare il momento più favorevole. Il verdetto è stato preciso: 21 ottobre, ore 13:00. La sera prima ha organizzato per noi una benedizione in un tempio, officiata da un pujari, un sacerdote induista. E il giorno stesso della partenza, un’altra benedizione, questa volta davanti all’hotel. Così, tra rituali, sorrisi e abbracci, è iniziata ufficialmente la nostra avventura.

Il primo impatto con la realtà

La prima tappa è stata Pondicherry, a circa 100 chilometri di distanza. Un tragitto breve, sulla carta. Molto meno nella realtà. Dopo poche ore di guida ci siamo fermati, siamo scesi dal tuk-tuk e ci siamo guardati. Eravamo distrutti. Mal di schiena, caldo, vibrazioni continue. E una domanda inevitabile: ma siamo sicuri di quello che stiamo facendo? È stato il primo vero confronto con la realtà del viaggio. E anche il momento in cui abbiamo capito che il nostro mezzo aveva bisogno di qualche miglioramento.

Adattamento e prime lezioni

Arrivati a Pondicherry — ex colonia francese e oggi Union Territory indiano — abbiamo iniziato subito a lavorare sul tuk-tuk. Abbiamo fatto costruire una cassa di sicurezza da inserire nel bagagliaio. L’idea era ottima, ma il risultato meno: troppo grande, poco pratica. Nel frattempo, grazie ai consigli di persone locali che avevano preso a cuore il nostro progetto, abbiamo installato luci extra per la guida notturna e un ventilatore all’interno dell’abitacolo per affrontare il caldo. Piccoli accorgimenti che ci hanno fatto capire quanto fosse importante adattarsi velocemente quando si decide di viaggiare in India in modo indipendente. Durante la permanenza abbiamo visitato anche Auroville, una città sperimentale conosciuta a livello internazionale. Un luogo che immaginavamo molto diverso e che, invece, non ci ha particolarmente colpiti. Un primo insegnamento: non tutto ciò che viene raccontato corrisponde alla realtà.

Burocrazia e imprevisti

A Pondicherry ci siamo fermati circa una settimana, anche perché nel frattempo aspettavamo il libretto di circolazione, finalmente arrivato da Mahabalipuram grazie all’aiuto di una persona che ha percorso oltre 100 chilometri per consegnarcelo. Un gesto che racconta molto dell’India che abbiamo incontrato. Non tutto però è andato liscio: proprio qui abbiamo subito il primo furto, perdendo un telefono. Un piccolo shock, che ci ha ricordato quanto il viaggio sia fatto anche di imprevisti.

L’incontro con l’astrologia Nadi

Proseguendo verso sud siamo arrivati a Chidambaram e Vaitheeswaran Koil, dove abbiamo vissuto una delle esperienze più particolari del viaggio: l’incontro con un astrologo Nadi. Si tratta di un’antichissima forma di astrologia, secondo la quale il destino delle persone sarebbe stato scritto migliaia di anni fa su foglie di palma. Attraverso un processo molto specifico, l’astrologo identifica la “foglia” associata alla persona e ne legge il contenuto: passato, presente e futuro. Un’esperienza intensa e, a tratti, spiazzante. Per Adam, in particolare, ascoltare dettagli sul proprio futuro — compresa l’età in cui, teoricamente, finirà la sua vita — è stato qualcosa di difficile da metabolizzare.

La sfida del rifornimento verso Madurai

Il viaggio è poi proseguito verso Madurai, con una tappa lunga oltre 300 chilometri. Una delle più impegnative fino a quel momento. Il nostro tuk-tuk funziona principalmente a metano, mentre la benzina viene utilizzata solo in caso di emergenza. Il problema? Le stazioni di rifornimento CNG non sono diffuse ovunque. Google Maps, in questo caso, si è rivelato poco affidabile, portandoci più volte verso distributori non attrezzati. È stata una giornata lunga, faticosa e piena di incertezze.

La meraviglia di Madurai e il Diwali

Arrivati a Madurai, la fatica ha lasciato spazio alla meraviglia. Abbiamo visitato uno dei templi più spettacolari del sud dell’India e vissuto il Diwali, la festa delle luci: una delle celebrazioni più importanti del Paese, che simboleggia la vittoria della luce sull’oscurità. Strade illuminate, fuochi d’artificio, un’energia difficile da descrivere. È stato anche il momento giusto per migliorare ulteriormente il mezzo, sostituendo la cassa di sicurezza con una versione più piccola e funzionale.

Ostacoli tropicali a Kanyakumari

Proseguendo verso Kanyakumari, il punto più a sud dell’India, ci siamo fermati a Kovilpatti, dove abbiamo effettuato il primo tagliando dei 1000 chilometri. Tutto sembrava andare per il meglio. Fino all’arrivo a Kanyakumari. Qui abbiamo incontrato una tempesta tropicale. Pioggia intensa, vento forte e acqua che entrava da ogni parte nel tuk-tuk. È stato il primo momento in cui ci siamo sentiti davvero in difficoltà. Stanchi, bagnati, disorientati.

Verso il Kerala: una nuova consapevolezza

Da lì abbiamo deciso di proseguire fino a Nagercoil, dove abbiamo trascorso la notte. Il giorno successivo abbiamo attraversato il nostro primo confine: dal Tamil Nadu al Kerala. La destinazione era Varkala, una cittadina costiera affacciata sull’oceano. Un luogo che si è rivelato un vero e proprio paradiso. Fino a quel momento stavamo viaggiando. A Varkala, però, qualcosa non tornava. Il viaggio stava andando avanti… ma dentro di noi iniziava a crescere una sensazione diversa. Abbiamo capito che era il momento di fermarci. E prendere una decisione che avrebbe cambiato tutto.



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