Come tutto è iniziato: dall’Inghilterra a un tuk-tuk in India

Jenny & Adam, 06 Apr 2026
come tutto è iniziato: dall’inghilterra a un tuk-tuk in india

Ciao a tutti, siamo Adam e Jenny, due italiani friulani originari di Venzone, un piccolo borgo in provincia di Udine. Per quasi dieci anni la nostra casa è stata però un’altra: l’Inghilterra. Lì abbiamo costruito la nostra vita adulta, ottenuto la cittadinanza britannica e sviluppato le nostre carriere professionali. Adam lavorava come gruista nei grandi cantieri londinesi, contribuendo alla costruzione dei grattacieli che ridisegnano continuamente lo skyline della città, mentre Jenny era sales manager nel settore dei dispositivi medicali, specializzata in protesi ortopediche. Avevamo lavori stabili, una vita organizzata e la possibilità di viaggiare spesso. La passione per l’esplorazione ci accompagnava da sempre e riuscivamo a concederci quattro o cinque viaggi all’anno. Era il nostro modo di evadere dalla routine e scoprire il mondo. Poi, nel 2018, è arrivata l’India. Il nostro primo viaggio ci ha portati a Goa — probabilmente lo stato più occidentalizzato del Paese — scelto inizialmente per motivi molto semplici: trascorrere Natale e Capodanno al caldo, lontani dall’inverno londinese. Il clima, l’atmosfera rilassata e l’energia del luogo ci hanno conquistati subito. Eppure sentivamo che quella non era tutta l’India.

La scoperta di un’India diversa

jenny e adam

Durante il viaggio successivo abbiamo deciso di cambiare approccio: siamo atterrati a Delhi, abbiamo visitato Jaipur e solo dopo siamo tornati a Goa. È stato lì che qualcosa è cambiato davvero. Abbiamo iniziato a scoprire un’India diversa, più autentica, intensa, sorprendente. Da quel momento ogni viaggio seguiva lo stesso schema: una settimana di esplorazione e una settimana di pausa a Goa prima di rientrare ai nostri lavori in Inghilterra. Durante la pandemia abbiamo aperto quasi per gioco un piccolo canale YouTube. Non immaginavamo ancora che raccontare i viaggi sarebbe diventato parte integrante della nostra vita.

L’idea che avrebbe cambiato tutto è arrivata una sera, guardando proprio dei video online. Abbiamo scoperto la Rickshaw Run, una famosa avventura on the road attraverso l’India a bordo di tuk-tuk. Migliaia di chilometri percorsi in pochi giorni, come una gara. La nostra reazione è stata immediata: e se lo facessimo anche noi? Ma non volevamo correre. Non volevamo una competizione. Volevamo tempo. L’India è immensa, e visitarla con le classiche due settimane di vacanza significa inevitabilmente vederne solo una piccola parte. Così è nata l’idea: comprare un tuk-tuk e attraversare il Paese lentamente, senza fretta, vivendo ogni tappa.

Visitare l’India in tuk-tuk

jenny e adam

Abbiamo risparmiato per un anno intero, preparato l’essenziale — due zaini e l’attrezzatura per documentare il viaggio — e preso una decisione che avrebbe cambiato completamente la nostra direzione di vita. Partenza: ottobre 2024. Siamo arrivati a Chennai, nel sud dell’India, perché un nostro amico originario di Mahabalipuram si era offerto di aiutarci nell’acquisto del veicolo. Gli stranieri, infatti, non possono registrare facilmente un mezzo in India con un semplice visto turistico, quindi lui avrebbe firmato come proprietario formale. Solo che, una volta atterrati, abbiamo scoperto che era già ripartito per Goa. Benvenuti in India. Attraverso suo cugino, Mahendra, è iniziata la ricerca del nostro tuk-tuk. Prima tappa: showroom Bajaj. Tutto perfetto… tranne i tempi di consegna: oltre un mese per modificare il veicolo da uso commerciale a privato, cambiare colore, ottenere la targa bianca e l’All India Permit necessario per attraversare tutti gli stati. Troppo tempo.

Abbiamo quindi tentato allo showroom Piaggio — sì, proprio l’azienda italiana — e lì è arrivata la svolta: tuk-tuk pronto in dieci giorni. Dopo una breve prova di guida abbiamo confermato l’acquisto. Dieci giorni dopo ci chiamano: il mezzo è pronto. Emozione alle stelle. Peccato mancassero le targhe. E anche il libretto di circolazione. La soluzione? Stampare temporaneamente i numeri su un adesivo e incollarlo sul veicolo in attesa dei documenti ufficiali. “Non c’è problema”, ci dissero sorridendo. E così, con uno sticker al posto delle targhe e una buona dose di fiducia, è iniziata la nostra avventura. Perché spesso i grandi viaggi non cominciano quando tutto è perfettamente organizzato, ma esattamente nel momento in cui si decide di partire comunque.



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