Viaggio al centro della terra, Mongolia

Più che un viaggio, un'avventura on-the-road nel cuore della terra mongola dove ho incontrato più capre, pecore, cavalli, cammelli allo stato brado che esseri umani...

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  • di dilulape
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 4
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Racconto il viaggio che ho fatto in Mongolia on the road, agganciandomi ad una trasferta di lavoro. Più che un viaggio è stata una avventura on-the-road nel cuore della terra mongola dove ho incontrato più capre, pecore, cavalli, cammelli allo stato brado che esseri umani. Sono stati solo tre giorni, ma molto intensi - lo stesso viaggio si può fare con più calma in una settimana o 10 giorni. Siamo partiti dalla capitale Ulaanbaatar e ci siamo diretti verso il deserto del Gobi, in particolare al parco naturale di Gurvan Saikhan dove ci sono "le dune che cantano"; abbiamo poi visitato Bayanzag, la terra delle vette infuocate e siamo poi tornati nella capitale della Mongolia. Allacciate le cinture, si parte!

LUNEDI 16 SETTEMBRE - Il viaggio inizia all'aeroporto di Ulaanbaatar, dove arrivo con il solito volo da Mosca alle 5:40 del mattino. Mi attendono i controlli del visto e passaporto. Poi, mezzo addormentato mi dirigo verso il coffee shop dell'aeroporto dove ordino un cappuccino (nulla a che vedere con quello che intendiamo noi per cappuccino) e un toast con prosciutto, formaggio e qualche salsa fosforescente. Attendo qui Enkhee, la mia collega del progetto Monseff con cui ho organizzato una 3 giorni nel deserto del Gobi, prima dei meeting di lavoro.

A dire il vero so poco da Enkhee di come il viaggio è organizzato, chi ci sarà etc, non molto diverso dai suoi aggiornamenti lavorativi. È così, poi in realtà le cose le fa e c'è da fidarsi. Quindi mi fido anche per questo viaggio che ha un sapore magico.

Enkhee arriva mentre cerco di prelevare i soldi con la mia carta di credito, senza riuscirci. Per fortuna ho la carta di credito aziendale che invece funziona. Enkhee non arriva da sola, ma con due sue colleghe che ho sempre visto di sfuggita nel suo ufficio. Sono in realtà tre socie della società di ingegneria Icon Consulting. Si chiamano Myagmar e Yanjindulam. Sono le 7:20 e siamo pronti per partire. Fuori ci aspetta l'autista, Enkhbat con un fuoristrada di tutto rispetto: un SUV Lexus nuovo di pacca, super-accessoriato. L'idea iniziale era di andare a Bayanzag, la terra rossa detta delle "vette infuocate". Ma i piani cambiano subito e mi chiedono se mi va di allungare di 200 km e andare a Khongoryn Els, dove ci sono le "dune che cantano". Su oltre 1000 km fa poca differenza, quindi decidiamo di andare lì.

Lasciamo Ulaanbaatar, dove inizia a sentirsi l'avvicinarsi dell'inverno. Le temperature di prima mattina sono sotto i 5°C. Per fortuna farà più caldo nel deserto! Prendiamo la strada asfaltata che attraversa la Mongolia da Ulaanbaatar all'estremo sud vicino al confine con la Cina. Ci vuole poco per iniziare ad ammirare le steppe sterminate famose della Mongolia. Lungo il tragitto incontriamo più animali che persone - cavalli, pecore, capre (quelle del cashmere!), cammelli, uccellini, aquile, falchetti etc. Sosta per il pranzo a Dalanzadgad, nell'aimag (le nostre province) di Omnogov. Mangiamo nel ristorante/hotel di una vecchia compagna di classe di Myagmar. Rifocillati, ripartiamo anche perché ora si fa sul serio. Abbiamo appena percorso 600 km, ma ci aspettano ancora 200 km di strada sterrata e decisamente malconcia. Il nostro fuoristrada sembra reggere bene. I paesaggi da qui iniziano ad essere incantati, dalla steppa sterminata iniziano ad intravedersi formazioni rocciose di vario genere e montagne altissime sullo sfondo. Qui la densità della popolazione è di 0.3 abitanti per km2, una delle più basse della Mongolia il che è tutto dire. Infatti non incontriamo e vediamo nessuno su tutto il percorso, a parte gli animali e qualche sporadico nomade con le loro mitiche motociclette anni '90.

Siamo nel parco di Gurvan Saikhan, dominato da montagne rocciose, dune di sabbia, gole ghiacciate, terre rosse, e praterie

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