Terra anno zero

Esperienze estatiche in Ecuador

Diario letto 6145 volte

  • di Kingsize
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 16
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Il volatile, senza dubbio una sula dalle zampe azzurre, tornò all’arca con un rametto di scalesia, mentre il grigio plumbeo di quella piovosa stagione si stracciava qua e là, aprendosi al colore del nuovo soffitto del pianeta: un celeste che si rifletteva sulle onde, sulle zampe delle sule, sulla livrea dei pesci angelo. Basta dinosauri, basta ciclopiche sequoie: era arrivata l’epoca di un mondo nuovo, con dimensioni diverse e un destino più nobile. Cancellati dall’acqua i peccati originali, dalla medesima acqua esce, s’arrampica, s’invola una nuova creazione. Sulle nuove terre soffia un vento forte, il sole secca e brucia con occhiate di fuoco, e dalle acque erutta un fuoco vivo che cristallizza in colonne geometriche, che scoppia in rocce leggerissime, che si frantuma e cola in rive nere. Qui e là, calde spiagge sabbiose e fredde spiagge organiche di minutissimi frammenti di conchiglia sono pattugliate dal maschio dominante, mentre l’harem di leonesse marine bivacca sonnacchioso, grattandosi, allattando i cuccioli e scacciando le mosche fastidiose. Negli anfratti di crateri semisommersi trovano cibo e rifugio pesci istrice, damigelle giganti e piccoli squali bianchi. I leoni marini, visibilmente compiaciuti della visita dei bipedi dalle grandi pinne, guizzano loro intorno, tanto sciolti in acqua quanto goffi a terra. E le sule, con le loro ridicole zampe palmate rosse o azzurre, la loro ridicola aria inquisitiva e i loro ridicoli passerotti dalle candide piume lanuginose, non battono ciglio alla mitragliata di click dei deliziati turisti, pronte ad avvertire e minacciare coi lunghi becchi chi osa troppo. Abbiamo chiuso la porta di casa e siamo entrati in un altro tempo. Abbiamo lasciato dietro di noi il particolarissimo momento storico che l’umanità sta vivendo e siamo scivolati in una dimensione circolare il cui ritmo si misura in variazioni fisiche. E se ci vorrà un millennio per scoprire la forma che avremo domani, è ugualmente vero che gli echi di un incidente di pochi secondi possono avere conseguenze per il resto del tempo.

Le Galápagos son rimaste il laboratorio di evoluzione che sono state all’inizio della nostra era; qui si vede ancora il creatore al lavoro nel quinto giorno, prima che affidasse all’uomo il compito di dare un nome agli animali – così che avesse un’epigrafe per quando ne avrebbe provocato l’estinzione. Ogni isola ha fauna, vegetazione e aspetto diversi dalla vicina, quasi un campionario, a dimostrazione che la pluralità delle forme è la vera chiave della natura. Come può l’uomo, questo parvenu senza penne né pelliccia, incutere timore? L’indifferenza degli animali alle passeggiate esplorative degli ospiti è talmente naturale da risultare surreale. Uno zoo senza sbarre? Una prova generale della sinfonia della vita? Uno scampolo dell’ordine nuovo che sta proprio adesso portando dall’istinto alla conoscenza, dall’esistere al vivere, dalla creatura – immemore, inutile e perduta in una spirale sempre uguale – a un creatore – consapevole e proteso verso la propria, inarrestabile evoluzione intellettuale, tecnologica e spirituale? Galápagos: Terra anno zero.

Lo stacco dal pianeta che abbiamo addomesticato, incattivendolo, non potrebbe essere più netto, e l’impressione d’essere rientrati nel paradiso terrestre riapre la ferita, sopita ma mai guarita, della cacciata. Raccontare le Galápagos assomiglia a un rapporto da Plutone, ma, guardando a noi, “i lussi della civiltà soddisfano solo i bisogni che essi stessi hanno creato” (Apsley Cherry-Garrard). Le Galápagos sono una macchina del tempo, e questa non è una crociera, è un salto fuori dalle banalità della storia e dentro la meraviglia di un’intelligenza creatrice che nuota, vola, cresce e gioca col vento, col freddo, col fuoco. La sorpresa è di trovarci compartecipi di tutto questo, atomi anche noi dell’energia della creazione, sperimentando col corpo d’essere parte della vita totale. Improvvisamente ci siamo anche noi, qui, tanto vicini che potremmo quasi toccare: non c’è separazione tra noi e loro, tra umani ed animali, e sentiamo la pienezza della relazione, quasi che una sola entità si fosse incarnata in corpi diversi, come se tutto in realtà fosse uno. Atomizzati come siamo dalla mancanza di comunicazione reale che caratterizza la tarda società industriale in cui stiamo vivendo, questa è per noi una rivelazione. L’attuale potente accelerazione dell’evoluzione dell’umanità stride con l’apparente fissità di questa realtà per sempre primitiva, per sempre perfetta. Per noi però tornare all’abc della vita è impossibile, come impossibile sembra che la nostra razza discenda da condizioni come queste

  • 6145 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Commenti
  1. Illy27
    , 22/3/2014 13:18
    Che emozione nel leggere! Grazie!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social