Weekend lungo nelle Marche: Gradara, Urbino, Candelara e Corinaldo

Un salto nella storia tra castelli, arte, paesaggi e buon cibo
Scritto da: nadia-nadia-3
weekend lungo nelle marche: gradara, urbino, candelara e corinaldo
Partenza il: 04/01/2014
Ritorno il: 06/01/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Abbiamo organizzato questo weekend all’ultimo momento e, come sempre, le cose improvvisate sono quelle che riescono meglio.

Premetto che è il primo diario di viaggio che scrivo, e spero di essere brava a raccontarvi questo itinerario che ci è piaciuto davvero tanto.

4 gennaio

Si parte sabato 4 gennaio in tarda mattinata da Chieti, direzione Gradara dove arriviamo alle 14 circa (dopo aver fatto una veloce sosta in autogrill). Parcheggiamo l’auto all’area di sosta ai piedi del castello (1,20 Euro/h) e ci incamminiamo verso il borgo. La cittadella antica è racchiusa tra la prima e la seconda cinta di mura. Ci rechiamo alla pro loco e acquistiamo due biglietti per il camminamento di ronda e visita guidata al castello (10 euro a testa). Facciamo il giro attorno alle mura da cui possiamo ammirare e fotografare il panorama, e poi la visita guidata all’interno del castello che parte dal ponte levatoio. La guida ci mostra la sala di tortura al piano inferiore (rimasta in gran parte come era secoli fa) e al piano superiore le varie stanze del castello raccontandoci le storie dei ‘signori’ che lo hanno abitato (dai Malatesta, agli Sforza, ai Della Rovere fino all’ultimo signore di Belluno che acquistò il castello per andarci a vivere). Qui visse anche Lucrezia Borgia, ma la stanza che mi colpisce più di tutte (sarà per il mio essere romantica) è quella dove si consumò la storia d’amore tra Paolo e Francesca (i personaggi raccontati nel V canto dell’Inferno da Dante).

Usciamo dal castello e continuiamo il nostro giro per il borgo tra le botteghe di souvenir, intanto fa freddo e il cielo minaccia pioggia. Torniamo all’auto e ci dirigiamo verso l’hotel, una country house a Urbino. Impieghiamo quasi un’ora per arrivare a Colleverde Country House, una struttura nel verde, hotel e centro benessere. Veniamo accolti da una signora molto gentile, ci sistemiamo in camera (pulita, accogliente, in stile rustico, dai materassi comodi e voglio sottolineare l’importanza data ai cuscini: nell’armadio cuscini di riserva per tutti i gusti… questo che può sembrare un dettaglio è un aspetto fondamentale per chi, come me, soffre di mal di schiena).

Facciamo un giro di perlustrazione a Urbino, ma riusciamo a vedere ben poco, fa freddo e inizia a piovere. Ci rechiamo a cena nel ristorante prenotato per noi dai proprietari dell’hotel, ‘vecchia Urbino’… cena senza infamia e senza lode, ci rifaremo nei pasti successivi.

Domenica 5 gennaio

Sveglia di buon ora, colazione e via … torniamo a Urbino e ci rechiamo al Duomo per la messa domenicale (che per noi non può mancare neanche in vacanza). Resto affascinata dall’atmosfera che c’è in questa parrocchia e dal parroco (di cui non riesco a scoprire il nome, purtroppo).

Di fianco al Duomo c’è Palazzo Ducale che noi ammiriamo soltanto dall’esterno, ci soffermiamo sulle rampe elicoidali fatte costruire per accedere velocemente dal palazzo alle stalle, e che oggi rappresentano un punto panoramico della città.

Ci rechiamo alla Casa natale di Raffaello, situata su una ripida salita. Acquistiamo il biglietto (3 euro a persona). E’ la casa dove nacque e visse da bambino Raffaello Sanzio. Oggi la casa ospita le opere dell’Accademia Raffaello, ma al primo piano c’è ancora l’affresco ‘Madonna con bambino’ considerata la prima opera realizzata da Raffaello quando era ancora fanciullo.

Continuiamo a percorrere la ripida salita di via Raffaello e in cima ci troviamo davanti al monumento a Raffaello. Questa strada ci porta alla Fortezza di Albornoz che è il punto più alto della città e ci consente di godere di una vista mozzafiato.

Per pranzo ci spostiamo a Candelara. Questa è davvero una chicca del nostro viaggio. Arriviamo qui su suggerimento di un’amica che ci indica un ristorante dove mangiare, ‘la grotta di Barbarossa’ e restiamo affascinati. Il ristorantino è incantevole, molto romantico, immerso nella pietra, ho apprezzato la cura per i dettagli, dall’arredamento in stile shabby chic, al sottofondo musicale, alle candele accese ovunque, all’idea di preparare il caffè con la moka (e sul menu una vasta scelta di miscele per il caffè) … anche il pranzo ci soddisfa. Abbiamo ordinato un tagliere di salumi e formaggi locali, con un tortino di polenta e funghi porcini, dei maltagliati alla crema di funghi porcini e del coniglio ripieno al tartufo, come dessert un bicchierino di moretta alla marchigiana e due caffè … la fascia di prezzi è medio/alta (73 euro in due) ma li vale tutti.

Candelara è il paese delle candele, nei weekend di dicembre fino all’Epifania organizzano la via dei presepi e un mercatino di candele molto suggestivo con candele di tutte le forme e dimensioni. Ci raccontano che durante questa festa, ci sono alcuni momenti in cui, di sera, si spengono tutte le luci e il paese resta illuminato soltanto dalla luce delle candele.

In serata ci spostiamo verso Corinaldo, ultima tappa di questo itinerario.

Anche qui scegliamo di pernottare in una country house, a pochi chilometri fuori da Corinaldo sulla collina.

Lunedì 6

Ci dedichiamo alla visita di questo borgo… piccolino ma tanto grazioso. Anche questo antico borgo è racchiuso tra le vecchie mura di cinta, ed è chiamato il paese delle follie… infatti a sentire raccontare un po’ di storie dagli abitanti ne abbiamo sentite delle belle.

Entrando dalla porta di sotto, ci imbattiamo subito nel pozzo della polenta. Si narra che un vecchio contadino trasportasse sacchi di farina su per le scale del paese, arrivato in prossimità del pozzo, e fermatosi per riposarsi gli cadde la farina giù nel pozzo, e lì scese per recuperare la farina persa … non vedendolo risalire i curiosi del posto a loro volta si calavano nel pozzo e così nacque la leggenda che in quel pozzo si tenesse il banchetto della polenta. Ogni terzo weekend di luglio a Corinaldo si tiene la festa della polenta.

A destra del pozzo c’è la casa di Scuretto. Quella di Scuretto però è una storia vera. Scuretto era un povero calzolaio, che sperperava i suoi pochi averi in alcool. Il figlio, emigrato in America per fare fortuna, gli mandava dei soldi perchè Scuretto potesse costruire una casa dove andare a vivere, ma il padre continuava a spendere anche quei soldi in bar e osterie. Un giorno il figlio gli chiese di mostrargli delle foto con i lavori della casa … e così Scuretto fece costruire soltanto la facciata della casa che è rimasta esattamente così incompleta, come la vediamo ancora oggi

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Castello di Gradara

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Duomo di Urbino

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Gradara

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Urbino

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casa di Scuretto



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