Norvegia on the road: da Bergen a Tromsø lungo le strade dell’Atlantico  

Quasi 3000 km lungo le strade della Norvegia, tra luoghi stupendi e bufere di neve
 

Norvegia on the road: da Bergen a Tromsø lungo le strade dell’Atlantico  

Da giorni tenevo sottocchio le comunicazioni di “Viaggiaresicuri.it” sulle condizioni di viaggio richieste per andare in Norvegia e poi rientrare in Italia. A inizio marzo ecco la buona notizia: la Norvegia ha riaperto al turismo e praticamente eliminato tutte le restrizioni precedentemente imposte causa COVID. Per il rientro in Italia basta il Green Pass rafforzato e compilare il PLF Passenger Locator Form, niente di speciale. Bene, finalmente riesco a realizzare un’idea di viaggio tenuta in serbo da più di due anni e sempre rinviata a causa della pandemia. Il progetto iniziale di viaggio in gruppo con 3 amici non è più realizzabile: le due compagne di viaggio hanno scelto di andare alle Maldive e il mio amico svizzero non ha ferie in primavera. Quindi decido di partire da solo. Il programma è ambizioso: fare tutta la costa atlantica della Norvegia in auto, sfidando la temperatura che prevedo ancora gelida in molte regioni, il ghiaccio lungo le strade e il vento forte sulle isole. Ma lo spirito del viaggiatore prevale su tutto, e allora via!

Scelgo un’auto media, perché per un viaggio come questo è perfettamente inutile prendere un’auto grande e ancora peggio scegliere un SUV: su molte strade l’ingombro sarebbe solamente un impaccio, oltre che contribuire ad aumentare i rischi di incidente. Mi danno una Toyota Corolla ibrida che si rivelerà perfetta. La benzina costa da 19 a 23 NOK (1.9-2.3 €/lt) secondo i posti, quindi più o meno come da noi prima dell’intervento del governo per la riduzione delle accise. Il roaming europeo vale anche per la Norvegia, perciò si può usare Google Maps senza aggravio di costi, e questo è un bel vantaggio.

Pneumatici da neve standard come è ovvio, luci sempre accese e grande attenzione per i limiti di velocità (max. 80 km/h salvo l’ebbrezza dei 90 o 100 all’ora su qualche tratto autostradale della E6), perché le multe qui sono salate (minimo 7000 NOK = circa 700 €) e la tolleranza del 10% non c’è. Il noleggio auto in Norvegia è caro, ma un’offerta di Auto-Europe mi permette di contenere i costi a 60 € al giorno, più il costo del drop-off in diversa città che grazie al contratto con l’agenzia di noleggio risulta abbastanza conveniente.

Itinerario previsto: Bergen – Molde – Trondheim – Bodø – Lofoten – Narvik – Senja – Tromsø. Comprende almeno queste ‘scenic highways’: Hardangervidda, Atlanterhavesveien, Kystriksveien, Lofoten, Senja.

Bergen  

Prima tappa a Bergen. Arrivo il 18 marzo con volo KLM via Amsterdam. Cambio 250 € a un bancomat in aeroporto: errore! Farò fatica a spenderli, perché qui tutto si paga con le carte di credito. Per loro il pagamento in contanti è solo un vecchio retaggio che fa disperare gli esercenti, incapaci di trovare il resto, soprattutto le monete. Per cui, lasciate pure a casa gli euro e portate invece la carta di credito, o meglio due se possibile. Il cambio Euro/Corona Norvegese è all’incirca 1€ = 10 NOK, per cui fare i conti è facile.

Subito due belle scoperte: la prima è che c’è il sole e la gente gira in maglietta, la seconda che la mascherina qui non è obbligatoria nemmeno al chiuso (ristoranti, mezzi pubblici, musei). Quando uscito dall’aeroporto prendo il light train per il centro città indossando la FFP2 come qualche altro turista, i locali mi guardano con curiosità e diffidenti si siedono distante: magari questo porta la maschera perché ha il virus. Chiedo informazioni a due signore che mi confermano che l’uso della mascherina è facoltativo. In pratica non la porta nessuno: in 20 giorni di Norvegia avrò visto al massimo 5 norvegesi con la mascherina, più alcuni turisti pervicacemente aggrappati al rispetto degli obblighi vigenti nei paesi d’origine. Personalmente, mi adeguo subito alle regole locali e ripongo la mascherina nella borsa assieme alla scorta di maschere di ricambio che mi sono portato a dietro.

Bergen si gira facilmente a piedi, facendo attenzione a qualche punto dove c’è ancora ghiaccio per la strada. Monopattini elettrici scorrazzano dovunque e hanno rimpiazzato le biciclette cittadine verdi, ormai sempre più rare. Al sabato mattina è aperto il mercato del pesce della Torget, che in pratica è una pescheria con annessi ristoranti, dove per un piatto di gamberetti o di cozze ci lasci giù 30 €. Meno male che proprio dietro c’è un Subway con cui ci si salva: i Subway ci sono in tutte le città principali e i panini footlong si riveleranno una buona soluzione per la cena.  Nelle vasche della Torget sguazzano enormi giant crabs con le chele lunghe un metro, capesante da mezzo chilo l’una e astici formato famiglia, ma i loro prezzi iperbolici mi fanno desistere dall’intenzione di provarli. Nel porto impossibile non notare “The slurp”, un imbuto sommerso che aspira la sporcizia gettata dai passanti che finisce in acqua.

Per noi turisti il cuore della città è Bryggen, in verità frequentatissimo anche dagli stessi Bergenser, ex-quartiere dei pescatori con una bella fila di case a cui il sole del tardo pomeriggio conferisce colori caldi e intensi. Ne sono rimaste una quindicina, in gran parte trasformate in negozi di souvenir. La cosa più piacevole è perdersi tra le stradine dietro la fila di case che si affacciano su Vagen, il porto, dirigendosi anche oltre verso la stazione della funicolare Fløibanen che sale sulla collina di Fløien. Ma ahimè la linea è in manutenzione e riaprirà a aprile, quando io sarò al nord, quindi pazienza e scarpinata sulla collina a piedi facendo centinaia di gradini di granito, che già arrivare a metà del pendio è un’impresa. Dalla collina, grazie anche alla luminosità eccezionale, il panorama sui tetti rossi e ardesia è stupendo. Bergen è sparpagliata su 7 colline (come Roma): le immagini delle villette colorate col tetto spiovente che dai pendii delle colline occhieggiano su Bryggen e sul porto fanno un bellissimo effetto tavolozza che non si dimentica. Una esplosione di colore è anche il viale Kaigaten, davanti ai musei Kode, con le casette multicolori che si riflettono nel laghetto Lille Lungegårdsvannet.

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