La Spagna settentrionale

Paesi Baschi, Cantabria, Asturie e Galizia... un viaggio fra città, natura e fari
Scritto da: paolo-vittori
la spagna settentrionale
Partenza il: 03/04/2013
Ritorno il: 10/04/2013
Viaggiatori: 3
Spesa: 500 €

03-04-13 Mercoledì: Roma-Santander-Plentzia 111 km

In occasione del master di nostra figlia, decidiamo di andare a trovarla e, insieme, di visitare la Spagna settentrionale che ancora ci manca. Faremo i Paesi Baschi, la Cantabria, le Asturie, la Galizia, un pezzo della Castiglia-Leon e ancora la Cantabria e i Paesi Baschi.

La partenza per Santander comincia male, prendiamo il trenino per Ciampino alle 8.21 ma arriva alle 8.42 quando il bus per l’aeroporto è già partito. Con 4 ragazzi, anche loro a terra, prendiamo due taxi a 5 euro/pax. Saliamo in aereo. I posti a pagamento non sono disponibili, pur non essendo stati prenotati. La loro occupazione dipende dal supervisor. Alle 10.02 chiude il portellone e partiamo. Viaggio tranquillo. In aeroporto, personale gentile della Hertz ed operazioni rapide. Ci offrono un upgrade dell’auto ed un’assicurazione supplementare che gentilmente decliniamo avendone una personale che vale per tutto l’anno ed il cui costo si ammortizza dopo 2-3 noleggi. Alle 13.20 partiamo con 24616 km a serbatoio pieno.

Da consegnare il più vuoto possibile, secondo il contratto. C’è un caldo boia e il sole picchia. Il cartello stradale sull’autostrada Santander Bilbao indica caffè bagni e benzina, usciamo per bisogni e facciamo 2 km fino ad un paesino ( ma qui gli autogrill non esistono?) e poi rientriamo in autostrada. Arriviamo alle 14.30 a Plentzia in pieno centro Paesi baschi, gente tosta e di cuore, indipendenti e fieri. Sono loro che hanno tenuto testa ai Romani, sono loro che hanno sconfitto l’esercito di Carlo Magno. E comunque non sono spagnoli né nei modi di fare né nei caratteri somatici. Facciamo un giro per la città e saliamo sulla collina che chiude a sinistra la spiaggia al cui centro ce il Centro Marino. Cerchiamo poi un ristorante ma è tutto chiuso e ripieghiamo sul solito cinese aperto 24/24 h. Menu x 3 persone 36euro, 42 con le birre. Comincia a piovere a dirotto. E non ci resta che rincasare nell’appartamento di Minù e delle colleghe che per Pasqua sono ritornate ai paesi di origine.

04-03-13 Giovedì: Plenztia-Cueva del Castillo-Gijon-Oviedo 314 km

Partiamo tarda mattinata, costeggiamo Bilbao ed imbocchiamo la A8 e dalla quale usciremo a Solares in direzione Puente Viesgo per visitare la Cueva de Castillo, grotta preistorica con pitture rupestri, visto che quelle più famose di Altamira sono chiuse per motivi conservativi e non vogliamo vedere solo il virtuale e poco verosimile museo. Ci fermiamo a Pomaluengo dopo aver percorso 165 km, al ristorante La venta di castaneda. Appena si entra, il ristorante appare di semilusso con menu da circa 40 euro/persona. Dopo una rapida lettura dello stesso ed una altrettanto veloce uscita dal locale, il gestore, che scrutava le nostre mosse, ci ferma e ci indica una porta anonima in fondo al locale. Entriamo e ce tutto uno stuolo di gente chiassosa e festosa che mangia e beve allegramente. Entriamo anche noi. Un primo, un secondo di pesce ed una mela cotta ci costa 36 euro in tre. Dopo pochi km siamo alla Cueva del Castillo. Parcheggiamo la macchina prima dello sbarramento della strada in salita che porta alla grotta e, fatti 200 m a piedi, arriviamo alla biglietteria dove con 3 euro a testa (no sconti se non per bambini e ragazzi) alle 13 facciamo l’ultima visita della giornata. È una visita privata in quanto siamo solo noi 3 accompagnati da una guida molto esperta, forse un antropologa che, con un discorso molto interessante e soprattutto lentissimo, in spagnolo, ci porta alla scoperta dei graffiti sulle rocce che venivano fatti o con l’ossido di ferro (rosso) o col polverino di carbone (nero) con la sola illuminazione del fuoco. Ci sono animali fra cui l’Uru, ormai estinto, il daino, il cervo, e decine di mani forse a marcare il territorio o come pratica rituale religiosa. Le mani non venivano imbrattate e quindi spalmate sulla roccia, ma si metteva la mano pulita sulla roccia e si soffiava poi sopra la polvere che ne delineava i contorni. La guida ci spiega che l’uomo di Neanderthal dipingeva sul suo corpo ma non sulle pareti mentre quello di Cromagnon anche sulle pareti come forma di espressione artistica. Però su un disegno rosso, con la tecnica degli isotopi hanno trovato che il disegno risale ad un epoca in cui viveva il Neanderthal per cui delle due: o anche il Neanderthal era acculturato e disegnava sulle rocce, oppure il Cromagnon comincia molto prima di quel che si pensava. La scoperta è del giugno 2012 ci dice l’antropologa. Continuiamo, in perfetta solitudine, con la guida, alla scoperta della grotta fra salite e discesa col solo obbligo di non andare per conto nostro e di non appoggiarci alle pareti. Saliamo e scendiamo percorsi in pietra a volte asciutti a volte no, date le piogge dei giorni scorsi. Ci sono enormi stalattiti e forme strane delle rocce, con colori che vanno dal rosso al verde. Alcune pitture non sono immediatamente riconoscibili e ce bisogno dell’aiuto della guida che ci fa vedere i contorni delle figure. Usciamo soddisfatti per aver visto, se non le più famose, almeno grotte vere. Ci dirigiamo decisamente, mediante la A8, che riprendiamo a Torre la Vega, a Gijon, nelle Asturie, dove arriviamo dopo 165 km in 1 h e ½. Parcheggiamo al centro, gratis, anche se la sosta gratuita inizia alle 18 e visitiamo la città che è molto bella, ariosa, con una bella spiaggia inglobata nella città. Andiamo a vedere la rocca in alto e poi, visto, che le terme romane sono chiuse, ripartiamo per Oviedo via autovia.

Usciamo prima di Oviedo, alla Corredoria, un quartiere periferico, dove paghiamo 70 euro la tripla al Hotel IDH Angel (o casa Angel). Ordinata e moderna la stanza, buono il bagno e la doccia. Il parcheggio è possibile, free, alle spalle dell’hotel il cui garage costa 8 euro/notte. La sera andiamo in una sidreria li vicino e con 7 euro ci portano la sidra, il vino fatto dalle mele, una bottiglia da 1L a testa e una porzione abbondante di calamari molto morbidi e buoni. Vediamo per la prima volta come servono la sidra: portando la bottiglia il più in alto possibile, il bicchiere all’altezza dello stomaco e facendo cadere il vino dall’alto, per mescolarlo meglio con l’aria, dicono. Un pò di vino cade per terra, ma, in genere, sono molto bravi nel fare centro. Andiamo via con una bottiglia di sidra, essendoci scolati le prime due.



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