Israele zaino in spalla, le mie!

Suggerimenti per un viaggio in Israele
 
Partenza il: 03/06/2019
Ritorno il: 12/06/2019
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

Vorrei iniziare con una premessa propedeutica al diario vero e proprio, che racchiude in essa modesti pensieri, notizie e domande per avvicinarsi a un viaggio “faidate” in Israele e Palestina, terra arida e complessa, antica e recente, dove ai più antichi e continui insediamenti abitativi, da quando l’uomo ha smesso di nomadare (cito on. Meloni), si sovrappongono 2 stati tra i più giovani dei circa 200 che compongono politicamente il pianeta terra, luoghi contesi dalle maggiori confessioni esistenti, luoghi di residenza di due popoli apparentemente distanti ma così simili. Un viaggio in terra d’Israele è un viaggio particolare, oltre ad essere luogo è simbolo, è metafora dell’uomo, è un luogo che ai più appare impregnato di rabbia, oppure è questo che ci viene continuamente trasmesso. L’idea che mi è restata è in realtà un po’ meno cruda, forse sono ottimista e sognatore, cioè, che la guerra vera e minacciata è promossa e mantenuta viva in altri luoghi. E’questo che mi è restato, setacciando il tutto, dopo aver camminato, letto e ascoltato commenti sull’antica terra di Cananea.

Io, Massimo, e la mia compagna Emanuela, di Cremona, sono i due protagonisti di questo viaggio, organizzato in modo autonomo aiutati dalla tecnologia e dall’esperienza di viaggi passati. Premetto prima della premessa che faccio l’idraulico, dunque meno avvezzo all’uso della parola e al pensiero impegnato che all’uso di tubi e valvole, pertanto questo sarà il mio imperituro alibi alle probabili cazzate che saranno dette in questo diario e sin da ora smentisco tutto ciò che dirò in seguito. Di una cosa sono assolutamente certo, che un approccio razionale al problema israelo-palestinese non sia possibile e allo stesso modo, a mio avviso, non sia possibile neanche un chiaro e fluido riassunto dei fatti che hanno portato alla situazione politica che oggi vediamo, dunque non mi cimenterò, ed è altresì difficile anche una lineare manifestazione del mio pensiero, dunque la farò buttando argomentazioni senza continuità logica, il cui solo scopo sarà di dare argomenti o notizie su cui sviluppare un proprio pensiero. Dunque, considero l’approccio emotivo l’unica soluzione possibile per riflettere su colpe o ragioni degli uni o degli altri, o sto di qui, o sto di là! …stop!!! Per emotivo intendo ciò che è dovuto a preparazione, studio, fede, convinzione, educazione, abitudini o semplicemente tifo. E’ emotività quando in buona percentuale di casi un rigore dato all’Inter durante un derby è netto per un interista e assolutamente inesistente per un milanista, e paradossalmente si scambierebbero le convinzioni se lo stesso episodio capitasse al contrario. E’ emotività quando mia madre dice che quando hai fame non c’è niente di meglio di un piatto di pasta, se così fosse al mondo mangeremmo tutti pasta, vai a dirlo a un cinese o a un somalo. E’ emotività credere in Allah o Yahweh, se alzo gli occhi al cielo io vedo uno con la barba e la tunica bianca seduto su una nuvola, così me lo hanno descritto e imposto dopo anni di catechismo all’oratorio, non potrei vedere altro. Le persone si formano, si formano i bambini e si formano gli adulti, se mi dicono che i MiniBOT sono la soluzione ai problemi economici dell’Italia e continuassero a ripetermelo io, prima o poi andrei a finire a crederci. Ho letto libri di scrittori tendenzialmente filoisraeliani (Giulio Meotti), libri di scrittori tendenzialmente filopalestinesi (Vittorio Arrigoni) libri di scrittori tendenzialmente filoequidistanti (Lapierre) e vi giuro che alla fine di ogni libro ero diventato filodiquellocheavevoappenaletto per poi ricambiare idea al libro o articolo successivo. Lo dico da non addetto ai lavori, e i non addetti ai lavori sono tanti, siamo tanti, e facili da convincere in quanto esseri emotivi.

Ebrei e palestinesi sono etnicamente molti vicini, fonte fondamentale le loro lingue, sono semiti, cioè con ogni probabilità derivanti da un unico antico popolo che poi si è separato per continuare e sviluppare una propria cultura. Gli arabi sono arrivati dopo, anche loro semiti, con ondate conquistatorie all’ombra delle neonate bandiere islamiche. Una cosa accomuna ebrei e palestinesi, nessuno dei due popoli ha mai avuto una patria certa. L’hanno avuta i Fenici, i Babilonesi, gli Egizi, i Persiani, ma non Palestinesi ed Ebrei. Sarà per questo che la desiderano ardentemente? Non so chi, ma qualcuno ha detto che se non hai ricordi, non hai passato, e se togli il passato a una persona gli neghi anche il futuro. Credo sia il senso di appartenenza, il gruppo, la tua famiglia, qualcosa che ti da un posto certo del quale far parte. La patria, la lingua parlata, la religione, sono gruppi e forse espressioni dell’antica tribù in cui, in quanto animali sociali, ci siamo protetti ed evoluti.

Se non ci sono, ti mancano. Ovvio, è una visione dall’alto, macro, di tipo filosofico ma che a mio avviso può essere alla base di tante incomprensioni e lotte. Non credo nel multiculturalismo, è impossibile, è mera convivenza nello stesso luogo. Senza interazioni profonde, qualcuno, ciò che molti definiscono multiculturalismo, intendendo la convivenza di svariati gruppi etnici soprattutto nelle grandi città occidentali, lo ha definito multi comunitarismo, e mi trova perfettamente d’accordo, tante comunità con usi e consuetudini differenti che convivono nello stesso posto. Il collante è il benessere economico, convivi con altri perché è appagante economicamente, e gli altri con te. Funziona finché la colla tiene. Sarebbe come definire una famiglia un condominio, un condominio è un’insieme di famiglie, ognuna di esse è un’entità autonoma, semplicemente vive vicino ad un’altra, interagendo in modo superficiale, si lavano alternativamente le stesse scale, ci si saluta al mattino quando si va al lavoro, ma non ci sono legami che uniscono in modo profondo. Si vive in condominio perché costa meno, per un mero motivo economico. Ne sono certo, anch’io vivo in condominio, se potessi sceglierei una villetta nel verde, diligentemente lavo le scale, saluto i vicini, sorrido se li incontro sul pianerottolo prima di andare al lavoro, ma vi garantisco che a molti di loro righerei volentieri la portiera della macchina, e loro a me. E’ la normale ipocrisia umana! Stop!



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