Cile, terra di emozioni

Quest'anno la scelta del viaggio e' stata combattuta: esauriti i paesi anglofoni, facili e tranquilli, il sudamerica da tempo ci strizzava l'occhio, ma solo il Cile dava le maggiori garanzie di tranquillità e possibilità di essere visitato senza l'ausilio di viaggi organizzati. Così, dopo essere stati ampiamente tranquillizzati su questo...
 
Partenza il: 06/11/2003
Ritorno il: 07/12/2003
Viaggiatori: in coppia

Quest’anno la scelta del viaggio e’ stata combattuta: esauriti i paesi anglofoni, facili e tranquilli, il sudamerica da tempo ci strizzava l’occhio, ma solo il Cile dava le maggiori garanzie di tranquillità e possibilità di essere visitato senza l’ausilio di viaggi organizzati. Così, dopo essere stati ampiamente tranquillizzati su questo aspetto, abbiamo organizzato ?a modo nostro? questo viaggio. I problemi -però- appaiono immediatamente, all’organizzazione.. I voli aerei sono pochi e maledettamente cari, ma soprattutto pieni. In tutte le compagnie aeree (Lanchile, Alitalia, e Lufthansa, fra quelle che operano direttamente) i posti sono limitati e bisogna prenotare con molto anticipo. Per ovviare al costo di un volo quasi diretto (solo Lanchile vola diretto su Santiago da Madrid) un’ottima opportunista di risparmio la offre un volo su Lima, Buenos Aires o altre capitali del Sudamerica, eppoi prendere un volo per Santiago da vi. L’impossibilita’ (se non prenotando con grande anticipo) a prendere il volo per l’Isola di Pasqua (alloggi se ne trovano senza problemi, una volta là), operato da Lanchile 3 volte alla settimana e costantemente in ?overbooking?, prenotato dai locali ma soprattutto dai tour operators, che (purtroppo) in Cile dettano legge non solo nell’isola di Pasqua, ma anche nei posti molto turistici. Infatti questo e’ un altro aspetto da tenere ben presente e’ che i cileni sono molto meno indolenti di altre popolazioni del sudamerica, anche se non bisogna mai dare nulla per scontato, ma immedesimarsi in una mentalità dove il turista ?libero? e ?indipendente? e’ ancora considerato quasi con fastidio e il turista organizzato ha sempre la precedenza. Quindi, chiedete sempre ricevute (?boletas?), dichiarazioni, insomma qualcosa di scritto che testimoni (soprattutto) il loro impegno al servizio prenotato da voi (sia una camera d’albergo o sia una bottiglia d’acqua). Questa mentalità e’ molto forte al nord, in verità, (con il suo culmine a San Pedro de Atacama), ma anche al sud siete guardati con ?circospezione?. Non aspettatevi grandi feste, dai cileni: il fatto che voi siate italiani, che veniate dall’ Italia, suscita ben poca emozione: a parte due benzinai (uno argentino) il fatto che fossimo italiani non ha destato il benché minimo commento o interesse. Il sistema viario principale e’ ottimo, ben tenuto ma molto caro, specie le autostrade, da cui non si può derogare: praticamente e’ l’unica strada percorribile da sud a nord, se non ci si vuole avventura in sterrati di non sempre ottima fattura. Ma per contro (in Cile scoprirete che troverete tutto ed il contrario di tutto) vi circola di tutto, dalla bici ultra tecnologica al camion di 60 anni fa. Persino i pedoni, dal momento che i pulmini hanno le fermate in autostrada. Paese pieno di contraddizioni: gli operatori ai supermercati hanno la mascherina, ma praticamente quasi ovunque si può fumare. La maggior parte delle vie cittadine sono a senso unico, e nella maggior parte delle vie e’ impossibile posteggiare: ricordatevelo quando vorrete fermarvi a chiedere un’informazione: pulmini e taxi vi si accoderanno senza pietà. Fare pipì e’ complicato, dato che per strada raramente ci sono stazioni di servizio (e quindi bagni pubblici) e i pochi presenti sono a pagamento, fra i 150 ed i 300 pesos. Come per la benzina, e’ bene sempre approfittare, quando c’e’ un bagno. Il cibo, in generale e’ ottimo, cercate di apprezzare i ristoranti locali anche se la pulizia, molto spesso, lascia a desiderare. Il pesce e’ veramente eccellente, ma anche la carne e’ ottima. Il dramma sono le colazioni… Frutta sciroppata, torte ipercaloriche ed extra dolci, ma anche panini con prosciutto cotto e formaggio tipo olandese (una fetta).Burro e marmellata. UNA bustina di Nescafè, acqua calda con il contagocce. Quasi sconosciuto il latte freddo di frigo, ti portano sempre il latte a temperatura ambiente. Insomma, non aspettatevi colazioni pantagrueliche. 7 novembre, Reñaca. Finalmente in Cile! Quest’anno siamo partiti tardissimo,un po’ per scelta un po’ per aver sottovalutato le richieste di voli per il Sudamerica, perciò ne’ promozioni ne’ business, anche se la Lufthansa su queste rotte ha ottimi aerei e seggiolini spaziosi. Quindi le 18 ore di volo fra Francoforte e Santiago (con sosta tecnica a San Paolo, Brasile) sono passate senza patemi (o quasi…). Arriviamo a Santiago alle 11 ora locale, 4 ore in meno rispetto all’Italia e la temperatura e’ ottima, e trovato il banco del noleggio auto Econorent (prenotato dall’ Italia, e molto valido ed economico, ovviamente consigliato), cambiati un po’ di soldi e prese le chiavi della Subaru Impreza 4×4, ci dirigiamo verso il mare. Valparaiso e Viña del Mar sono le nostre mete, raggiungibili con l’autostrada (a pagamento) 68 distano ca. 130 km da Santiago. E’ decisamente choccante. Valparaiso sorge su un promontorio degradante sul mare interamente ricoperto di case e grattacieli. Anche Viña del Mar oramai ha ricoperto ogni centimetro quadrato di collina e senza alcuna regola grattacieli, case coloniali e strade si susseguono per chilometri. A Valparaiso (collegata da una superstrada a Viña del Mar) convivono modernità e antichità: le 14 funicolari (ascensores) hanno più di 100 anni, e collegano la zona bassa a quella alta, e ovunque auto, taxi e filobus degli anni ’40, in un caos molto “italiano”…

Dopo aver tentato inutilmente di trovare un albergo sul mare (Valparaiso ha solo il porto sul mare, a Viña solo case e palazzoni) ci spostiamo un po’ a nord, a Reñaca, dove troviamo un motel (caro) sull’oceano, uno dei pochissimi. Anche se Reñaca ha una delle più belle spiagge di tutto il Cile. E anche qui l’edilizia sta facendo disastri . E’ relativamente presto, sono infatti le 18 e 30, e per la cena si parla delle 21 ed oltre. Ma dovremo abituarci ai costumi locali: la colazione ci verrà servita dalle 9. Scopriremo dai giornali che Pinochet ha la casa, qui a Reñaca . E proprio in questo giorno si e’ infortunato ad un braccio, cadendo in casa.

8 novembre La Serena. La serata di ieri si e’ conclusa con la cena a lume di candela, nel vero senso della parola, dato che per una guasto ad una centrale elettrica la zona fra Valparaiso e Concon era quasi tutta al buio. Dicono che ogni tanto nei week end succede. Ci svegliamo con calma, dato che il desayuno (la colazione) ci sarà solo alle nove. Poi seguiamo per un pezzo la strada costiera, oltrepassando Concon, Zapallar (la Malibu’ del Cile) e Papudo, paesino a strapiombo con le strade rigorosamente sterrate, ammirando via via pellicani e altarini votivi. Un’altro aspetto del Cile appare drammaticamente via via che maciniamo chilometri: i cani abbandonati. Non sembrano essere messi male, ma sono decisamente troppi. Nessuno li infastidisce, ma sono una presenza costante e triste. Molti sembrano di razza (pastori tedeschi, dalmata) e siamo atterriti al pensiero di trovarmene uno sotto le ruote. Rientrati sulla 5 Norte, il paesaggio offre ben poco, se non colline brulle e altarini votivi, in memoria di qualche incidente stradale che ha causato morti e dolore: sembra che si sia sviluppata un’arte popolare: alcuni sono vere e proprie opere d’arte. Così dopo 300 km di nulla se non di pedaggi, arriviamo a La Serena, che come località di mare sta soppiantando Valparaiso, e capiamo anche il perché. Lungo il litorale nessun palazzone o grattacielo, ma palazzine discrete, e la città a due chilometri verso l’interno, discreta, bella e vitale. Ci fermiamo al Hotel Mar Ensueño e ci buttiamo nella piscina temperata. Ritemprati, ci dirigiamo in città, e posteggiata l’auto facciamo alcuni giri attorno al Mercado La Recova, dove -volendo- si può mangiare (sulla qualità non si discute, ma quanto ad igiene non metterei la mano sul fuoco…). Tornati sulla spiaggia ne approfittiamo per una bella corsetta sul litorale, in compagnia. Sembra, infatti,che correre (anche la bici, specie la mountain bike) sia molto di moda. Ultimamente, infatti, l’obesità in Cile e’ una vera e propria piaga sociale, e molti cileni tentano di rimanere in forma così. Siamo in difficoltà con la lingua, qui l’inglese lo parlano poco e lo spagnolo noi lo mastichiamo ancora meno, e mi innervosisco facilmente, per questo. Tuttavia noi ci sforziamo molto a parlare spagnolo, di certo più di loro a cercare di capirci. La cena però e’ eccellente, al ?Tololo?, uno dei tanti ristorantini sul litorale, che ci delizia con piatti (di pesce) caldi e freddi. I prezzi. Il Cile non e’ economico, di certo non come ci aspetteremmo. Per mangiare (pesce) occorrono sempre dai 20 euro in su a testa, ed anche per dormire la media e’ sui 30 euro. Il Peso Cileno ($, come il dollaro, ma con una sola stanghetta) e’ agganciato al dollaro, e con l’euro ci guadagniamo. Da oggi scopriamo un’altra novità: richiedendo la ?Factura per los Estranjeros? (fattura per gli stranieri) si risparmia l’IVA, il 19% insomma. 9 novembre Taltal. Quest’anno, anche per via delle guide molto lacunose e insufficienti, non avevamo definito un programma, ma se anche lo avessimo fatto, ben difficilmente avrebbe previsto questa sosta. Ci svegliamo (stavolta) presto, e dopo una delle rare colazioni a buffet partiamo decisi, obbiettivo Chañaral, 500 km più a nord. Se non Antofagasta, altri 350 km. Di niente, ovviamente: nessun paese, nessun alloggio. Partiamo ed il Norte Chico ci si presenta: un insieme di colline dapprima viola e gialle, poi rosse, bianche, verdi a seconda dei minerali presenti. O ancora masse rocciose con massi lì a alto della strada, minacciosi… Anche strade costruite a mezza collina… Ma anche piane desolate a perdita d’occhio…Strade battute solo dai camionisti, e rare stazioni di servizio che altro non sono che baracche. Fa caldo, ed i miraggi sono una realtà… Così ci scivolano via Vallenar, Copiapo’, Caldera e Chañaral. E’ presto, e non vale la pena fermarsi qui, quindi proseguiamo. Dopo 80 km c’e’ la deviazione per Taltal, e siamo a corto di carburante, ma sappiamo dalla mappa “Rutas de Chile 2003” della Copec) che di lì a pochi km c’e’ un distributore, essenziale per arrivare ad Antofagasta. Purtroppo un errore di stampa fa si che al km 1122 non ci sia nulla (e nemmeno che ci possa essere sfuggito!), e non volendo rischiare di rimanere a piedi (avevamo un’autonomia di ca. 100 km, contro i 170 che mancavano ad Antofagasta), nonostante riteniamo impossibile che non ci sia il distributore torniamo sui nostri passi a Taltal, dove sappiamo esserci certamente un distributore (sono rari in generale, i distributori di benzina, quindi consigliabile rabboccare sempre il serbatoio!) A Taltal ci si arriva all’improvviso, dopo 22 chilometri di colline e curve, e con essa il mare. Le baracche dei minatori (principale attività qua al nord) convivono con case più moderne, strade asfaltate con sterrate, il mare popolato di pellicani e gabbiani sembra pescosissimo, continuamente, infatti, gli uccelli si buttano a capofitto per catturare pesce. Qui incontriamo uno dei pochissimi gatti cileni…



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