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Ottobre 1995 – Yemen

Genova Porta Principe, ore 5.50 del mattino. Uno dei rari autobus notturni che passano per le strade di Genova (niente taxi, F.B.V. Da subito!…) mi deposita nel piazzale antistante la stazione ferroviaria. Mi carico lo zaino in spalla, la borsa ...

  • di steweboy
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Genova Porta Principe, ore 5.50 del mattino. Uno dei rari autobus notturni che passano per le strade di Genova (niente taxi, F.B.V. Da subito!...) mi deposita nel piazzale antistante la stazione ferroviaria. Mi carico lo zaino in spalla, la borsa fotografica a tracolla, e mi dirigo verso il bar per prendere un necessario caffè quando un fischio ben conosciuto mi fa voltare.

Gianni e la Franca stanno arrivando, belli carichi di zaini e zainetti anche loro sono una gioia degli occhi; dopo la preannunciata colazione saliamo sul Pendolino che in poco meno di cinque ore ci deposita a Roma Termini. Un piccolo disguido con l’agenzia viaggi alla quale ho demandato l’incarico di farmi ottenere il visto per lo Yemen mi costringe ad una corsa contro il tempo per le strade della Capitale fino al consolato yemenita, dove riesco per il rotto della cuffia a ritirare il passaporto e ritornare di gran carriera verso la stazione, dalla quale l’apposito treno navetta ci trasporta fino a Fiumicino.

Il volo della Royal Jordanian è fin troppo comodo e signorile e, a parte uno scalo non annunciato ad Istanbul (!), ci scodella senza traumi eccessivi all’aeroporto di Sanàa, la capitale dello Yemen. Il fatto strano delle rotte verso l’Oriente è che – nella stragrande maggioranza dei casi – gli orari di arrivo e di partenza sono programmati nel cuore della notte, quando la maggior parte dei trasporti pubblici per il centro città sono inesistenti. Fedeli a questa consuetudine, ci troviamo nella Sala Arrivi dell’aeroporto verso le tre del mattino; siamo vestiti da “paese caldo”, e superbamente abbiamo ignorato i consigli nelle prime pagine della Lonely Planet: Sanàa si trova a duemila metri di quota, e per quanto ci si trovi nella stagione calda fa un freddo barbino. Ci imbacucchiamo in tre o quattro magliette, una giacca della tuta ed un paio di felpe, e ci sdraiamo sulle poltrone dell’atrio aspettando il mattino, che come sempre non tarda ad arrivare. Contrattiamo un passaggio verso il centro città con un autoctono privato, che in cambio di pochi spiccioli accetta di caricarci sulla sua jeep e di portarci fino alla piazza principale della capitale. Una volta in loco, seguendo le indicazioni della guida non tardiamo a trovare una sistemazione persino dignitosa, a parte gli sguardi di ripugnanza quando – due uomini ed una donna, perdipiù bionda – chiediamo una stanza per tre. Nella stessa via del nostro “albergo” c’è il più trafficato viavai di cambiavalute non ufficiali, e pochi minuti di contrattazione ci consentono di raddoppiare, in pratica, il valore dei nostri dollari.

Senza neanche un attimo di riposo, macchine fotografiche a tracolla e rullini nelle tasche, ci lanciamo verso la città vecchia; capiamo subito che questo Paese potrà essere catalogato come un “Mangiarullini”, uno di quei posti cioè dove non hai ancora finito di chiudere il dorso della macchina fotografica che è di nuovo il momento di caricare un’altra pellicola; questo per la gioia del negozio di fotografia, del laboratorio che sviluppa le pellicole, e per il dolore del portafoglio... e degli amici a casa che dovranno sorbirsi proiezioni lunghe e soporifere (1).

Torniamo adesso alla Sanàa vecchia: indubbiamente lo spettacolo costituito dalle case di fango – caratteristiche di questa nazione – è davvero indimenticabile. L’immaginario collettivo si dipinge queste costruzioni come tristi tuguri modello “igloo marroni”, con un buco come porta e buchi più piccoli come finestre; dimenticatevi tutto questo quando arrivate nello Yemen: qui l’ingegneria civile ha portato all’eccelso lo sfruttamento degli spazi e dei materiali a disposizione. Grazie al clima torrido e sempre caldissimo, il fango – modellato con l’uso di primitivi ma efficientissimi stampi – secca in poche ore, e i mattoni risultanti non hanno nulla da invidiare come qualità, durata ed affidabilità ai prodotti della nostra tecnologia edilizia più avanzata

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