Adrirrenica

Questo è il Diario di un viaggio intrapreso a piedi. Un viaggio partito dal mare Adriatico e finito nel Tirreno, passando per gli appennini tosco-emiliani

  • di Pudduch
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Non ci sono notizie dettagliate su dove e come ho dormito e mangiato, ma estrapolazioni di tratti di paesaggio e di appunti presi durante le giornate. Qua a parlare sono solo gli occhi

5 MAGGIO

Partenza ora 8.00 precise dal piccolo porticciolo di San Giuliano a Mare, praticamente affianco alle prime spiagge di Rimini. Dopo le foto di rito isso lo zaino da 12 chilogrammi e parto col vento in poppa. I primi 20 chilometri li devo camminare seguendo la ciclabile che costeggia il fiume Marecchia. Passo, all’interno della città, per il retro delle case di vari quartieri. Quello più vicino al mare, o meglio, le case più vicine ad esso, presentano murales che danno vista agli occhi dei pedoni e dei ciclisti. Strano è vedere come per ogni parete ci siano temi completamente diversi. Si passa da una pagina del Vangelo a gente che balla in discoteca, da navi al porto ad antiche processioni Malatestiane. Come in ogni città che si rispetti esiste un piccolo quartierino o lembo di terra gestito da nonnini in pensione e suddiviso in orticelli, con dentro ortaggi di ogni genere… e anche Rimini non può che essere da meno. Per un buon centinaio di metri passo affianco a questi cortili divisi tra loro da reti metalliche, ricoperte a loro volta da rotoloni di altra rete verde a maglie ancora più strette, in modo tale da non dare troppa visibilità verso l’interno. Cos’avranno da nascondere poi! Si vede che fanno a gara a chi ha la patata più grande o la cipolla più tonda o il melone più grosso! Con il lettore MP3 nelle orecchie continuo a seguire la ciclabile… almeno fino a quando non mi finisce sotto i piedi. Prendo la cartina e non mi ci ritrovo! Accendo il GPS e non mi ci ritrovo! Fermo due ragazzi e chiedo a loro: “Cerco la ciclabile sul Marecchia… non è questa?”, “Ma va là, ma cosa dici (in romagnolo marcato), siamo qua adesso, guarda!” e mi indicano 3 km più a Sud rispetto al mio percorso. Ringrazio sentitamente e rifaccio il percorso a ritroso. Cominciamo bene, un’ora completamente buttata nel cesso! A poco è servita la confessione fatta a Don Giulio il giorno prima! Ripassando per gli orti noto un signore in procinto di uscire dal cancellino, lo bracco e gli chiedo quale ponte devo prendere per tagliare un po’ di strada e immettermi sulla ciclabile giusta. Il signore mi guarda e aprendo le braccia mi fa capire di essere muto. Mortificato chiedo scusa ma lui cerca comunque d’indirizzarmi per la via giusta. Con molta attenzione cerco di seguirlo e, nonostante le evidenti difficoltà, riusciamo a capirci. Tornato sul tragitto originario, praticamente all’inizio, riparto a testa bassa. Prima di lasciare Rimini ed inoltrarmi nella campagna e poi verso le colline, incontro il sosia di Ringhio Gattuso, un piccolo Pitbull nero che mi segue grugnendo per una decina di metri, e il sosia di Enzo Paolo Turchi ma al femminile… non saprei dare un giudizio su chi dei due potrebbe essere più brutto! Purtroppo di Carmen Russo nessuna traccia! Per una quindicina di chilometri il paesaggio è sempre lo stesso: strada sterrata con sterpaglia ai lati, mentre rovi, ortiche e altre erbacce basse nascondono la vista del fiume e del suo alveo fatto di pietrisco e ciottolato bianco. Ogni tanto qualche albero di rusticano mi sollazza le papille gustative con scariche di frutti ancora acerbi. La prima sosta la faccio nei pressi del campo sportivo di tiro al piattello. Gli spari che già da svariati minuti sentivo non erano di cacciatori quindi. Per questa ciclabile, se non raramente, nessun camminatore o corridore, ma solo ciclisti e accaniti pedalatori. Quando mi passano affianco li studio. Alcuni guardano e sorridono, altri si fermano a parlare, altri tirano dritto non voltandosi neanche di mezzo grado. Ci sono quelli tiratissimi e ultra tecnici con super abbigliamento di marca e bicicletta da cinque mila euro; poi quelli con la bici da cento euro comprata al mercatone, con felpa coloratissima anni 90 (di quelle larghe e di quel tessuto lucido che fa sudare solo a guardarla) e con sulla schiena lo zainetto verde sbiadito dei mondiali d’Italia 90; poi quelli che si portano dietro la moglie, contro voglia, e che la tengono rigorosamente dieci metri in dietro per farle capire che non è uno sport adatto a loro

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