Nella culla del blues,soul&rock’n roll

NELLA CULLA DI BLUES,SOUL&ROCK’N ROLL, DA CHICAGO A NASHVILLE PASSANDO PER MEMPHIS (con bimba di 8 mesi) Il nostro viaggio, il secondo a tre, con la piccola Angelica, ha inizio il 10 aprile alle 3.30 del mattino quando partiamo assonnati ...

  • di Syria
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 
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NELLA CULLA DI BLUES,SOUL&ROCK’N ROLL, DA CHICAGO A NASHVILLE PASSANDO PER MEMPHIS (con bimba di 8 mesi) Il nostro viaggio, il secondo a tre, con la piccola Angelica, ha inizio il 10 aprile alle 3.30 del mattino quando partiamo assonnati per l’aeroporto di Torino Caselle dove ci aspetta un volo AirOne per Roma e da qui un volo Alitalia per Chicago.

Dopo 10 ore di volo intercontinentale (con Angelica tranquilla tra un gioco, una pappa ed un pisolino nella sua culletta, prenotata insieme ai biglietti) atterriamo finalmente all’aeroporto O’Hare,con una temperatura di circa 6°C.

Qui ci aspetta la solita fila ai controlli di immigrazione, (qui non ci danno la precedenza avendo l’infant, a differenza di tutti gli altri aeroporti), con impronte di tutte le dita di entrambe le mani e fotografia, ma tutto ciò non ad Angelica, che, comunque, ha un passaporto tutto suo e non il semplice nominativo sul passaporto di un genitore, come da ultima normativa per l’immigrazione negli Stati Uniti.

Espletate tutte le formalità, usciamo al fresco ed aspettiamo la navetta per la Hertz, dove avevamo prenotato via internet da casa una fiammante Toyota Camry, che ci accompagnerà per i primi 5 giorni del viaggio. Per la prima volta decidiamo, già all’atto della prenotazione, di approfittare delle comodità e noleggiamo (oltre ovviamente al seggiolino per Angelica) anche il mitico navigatore satellitare Neverlost, che si rivelerà un’ottima decisione e che in circa mezz’ora tra svincoli ed uscite autostradali ci porterà ad Aurora, la nostra tappa per la prima sera, dove ci tuffiamo nello shopping al Chicago Premium Outlets.

Ben presto gli effetti del fusorario si fanno sentire così decidiamo di fermarci al primo motel che incontriamo vicino all’ Outlet, dove per 69$ ci danno una camera king, decisamente ampia e pulita, purtroppo senza culletta per Angelica,che comunque è riuscita a dormire decisamente bene in mezzo a noi.

11 aprile Come ogni volta che arriviamo negli Stati Uniti, la prima notte si dorme poco, alle 5.30 siamo svegli tutti e tre, così decidiamo, dopo una doccia ristoratrice, ed un bel biberon di latte ad Angelica (scaldato in camera senza problemi con l’onnipresente bollitore) di metterci in marcia sulla I55 (ex Route 66) alla volta di Springfield, la nostra prima tappa.

Per strada ci fermiamo per la prima colazione americana, e dopo circa 3 ore siamo a destinazione, al Lincoln Home Visitors Center per ottenere informazioni su Lincoln, che qui abitava. Si effettuano visite guidate alla sua casa ed al suo quartiere (mantenuto in modo impeccabile come era ai tempi di Lincoln), ne prenotiamo una, ma dato che ci dicono che nella casa è scomodo portare bimbi per le “ripide” scale ed è anche quasi ora di pranzo, decidiamo di visitare da soli il quartiere rinunciando alla visita della casa.

Passeggiamo per la città con il naso all’insù sulle tracce di Lincoln, per poi fermarci in uno dei pochi ristoranti aperti per scaldare la pappa di Angelica e mangiare un panino.

Ci rimettiamo in viaggio così per St. Louis, dove arriveremo in serata dopo una deviazione alla seconda (ed ultima) sosta per lo shopping a Tuscola al Tanger Outlet Center.

L’arrivo a St. Louis al tramonto è spettacolare; dal ponte sul Mississippi vediamo il Gateway Arch, simbolo della città, incorniciato dai grattacieli, circondato dalla ormai fioca luce del sole..Un’immagine difficile da dimenticare.

Grazie al mitico Neverlost arriviamo al nostro Hilton at Ballpark, dove per comodità affidiamo l’auto al valet parking, dopo aver scaricato i bagagli e gli acquisti da sistemare in valigia. Come succederà anche nei successivi hotel, al nostro arrivo viene portato subito in camera il lettino per Angelica ed un forno a microonde per scaldarle la pappa; in questo come in molte altre cose gli americani si sono rivelati decisamente disponibili

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