La Sardegna che non c'è

Si tratta di un itinerario su terre sconosciute anche a sè stesse (vedi caso scajola), lungo le quali si celano scorci di una bellezza inenarrabile, caratterizzati da un ambiente ancora incontaminato, selvaggio, di grande fascino, che porta dalle trasparenze di ...

 

Si tratta di un itinerario su terre sconosciute anche a sè stesse (vedi caso Scajola), lungo le quali si celano scorci di una bellezza inenarrabile, caratterizzati da un ambiente ancora incontaminato, selvaggio, di grande fascino, che porta dalle trasparenze di un mare cristallino, ad un'entroterra straordinario, che alterna il verde intenso della macchia, al giallo dell'elicriso, ai colori dei fiori dell'agrifoglio, rosso quelli maschi, bianchi le femmine...

Si parte da Sanluri, capoluogo dell'Iglesiente, terra che ha dato i natali a personaggi noti, come Dionigi Scano, architetto e saggista, Giuseppe Lampis, giudice della Corte Costituzionale della nostra Repubblica, questi non più viventi, mentre altri, più che mai in attività, come renato Soru, ex governatore della Sardegna e Massimo Cellino, conosciuto tra gli amanti del gioco del calcio. Dopo una breve visita per apprezzarne le evidenti caratteristiche di antico centro di origine medioevale, la direzione è ovest, per incontrare i centri di san Gavino Monreale prima e di Guspini poi, il primo noto per la tradizionale vocazione alla coltivazione dello zafferano, di cui è il più importante produttore nazionale, il secondo che accoglie numerose testimonianze di una antico trascorso, poichè alcuni ritrovamenti riconducono ad epoca prenuragica. Le successive tappe saranno un mix di visioni paradisisache e luoghi di estrema sintesi di storia popolare. Montevecchio è laddove si respira ancora oggi, con tale intensità, l'odore e la polvere delle miniere che un tempo erano gioia e disperazione delle genti di Sardegna. Gioia perchè portava il pane con il quale sfamare le povere famiglie, quelle lasciate a decine e decine di metri sopra quella terra che impediva loro di vedere, per giorni e giorni, la luce del sole; disperazione perchè, non raramente, capitava che quell'abbraccio dato alla moglie e ai figli rimanesse l'ultimo, per sempre. Da qui, dove si parla di povertà e di tanto lavoro, si prosegue verso il mare, scavallando un sistema collinare e tortuoso, fatto di strade sterrate e impervie, che impegna guidatore e vettura, ma che ripaga con la veduta che si apre dinnanzi, quella Costa Verde che, duna su duna, scende e si immerge nel verdeazzurro di acque incantevoli. Avremo superato Ingurtosu, altra tappa mineraria, e troveremo a Piscinas, su quella spiaggia lunga 20 km. Un momento nostro, solo nostro, per evadere dal corpo e volare dove abbiamo sempre sognato, un non luogo, fatto per noi. Si rientra da una strada non migliore per raggiungere la S.S. 126 che conduce a Fluminimaggiore, tra curve e controcurve, e ridiscendere verso un altro luogo magico chiamato Buggerru. Un piccolo centro fuori dagli itinerari più noti, meta di un turismo di nicchia, che può vivere, in una sorta d'esclusiva, una spiaggia da sogno di sabbia fine e dorata. Si prosegue verso sud, costeggiando un mare spesso battuto da un maestrale che lo rende impetuoso, irruente, capace di intimorire per la propria invincibile forza. Si giunge prima a Masua e poi a Nebida, altre gemme di una terra incredibilmente sorprendente. Sono piccoli centri di grande fascino, che poggiano i loro "piedi" su splendide spiagge che appaiono come delicate, da camminarle con leggerezza, impreziosite da un vero monumento naturale, il Pan di Zucchero, che si erge di fronte, quieto ma maestoso, mentre alle spalle si arrampicano i resti delle miniere e degli antichi lavatoi, scorci da immortalare in scatti che parlano di una Sardegna... Che non c'è! si rientra in direzione Iglesias, ormai certi di aver visto quanto pensavamo non potesse davvero esistere!

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