Alla scoperta di un eccezionale fenomeno geologico!
C’è un luogo, in Italia, dove la natura offre uno spettacolo singolare ed entusiasmante! E’ vero, il nostro paese è ricco di tali luoghi, ma qui si può osservare un fenomeno geologico che fa di questo posto un autentico gioiello naturalistico.
E’ la Riserva delle Salse di Nirano. Ci troviamo nell’Appennino Emiliano, sulle prime pendici delle colline modenesi, nel comune di Fiorano Modenese, appunto, in prossimità di Sassuolo e Maranello. Numerose indicazioni turistiche, una volta usciti dall’autostrada, segnalano bene quest’area protetta.
Lasciata l’auto in un ampio parcheggio, nel mezzo del quale domina un impressionante tronco di pioppo, si inizia a percorrere una strada, che diventa poi un largo sentiero sterrato, all’ombra di un boschetto di pioppi, salici, biancospini e olmi. Racchiusa da un anfiteatro di colline argillose con prati incolti, intervallati da frutteti, vigneti, da arbusti e qualche albero più ad alto fusto, si scopre un’ampia e verdeggiante conca, punteggiata da estese chiazze grigiastre dalle quali spuntano dei curiosi coni di varia altezza. E’ questo il cuore vivo delle Salse.
Il primo vero incontro ravvicinato con queste strane architetture naturali avviene con un ampio cono di 2 metri d’altezza, un vero gigante, che emette una continua colata di fango grigiastro. Lungo i suoi fianchi si aprono altre bocche dalle quali fuoriesce altra fluida melma grigia. Il fango colato, seccando all’aria, forma una crosta dura, che si frantuma in scaglie, creando l’effetto di un arido deserto. Nelle vicinanze del cono il paesaggio si fa spoglio, quasi lunare, molto diverso da tutto ciò che invece ci circonda. Ad uno sguardo più attento, infatti, si può notare che la poca vegetazione che vi cresce è molto diversa da quella tutto attorno, più simile alla flora che cresce nelle località costiere; si tratta di piantine più prostrate, con foglie strette e carnose.
La passeggiata continua piacevole nel mezzo della conca, attraverso prati verdi dove incontriamo un’arnia con le sue operose abitanti, lambendo un piccolo laghetto, fino a raggiungere un’affollata trattoria. Forse lì si mangia bene. Si sono fermati anche due cavallerizzi, mentre i loro compagni si godono un po’ d’ombra e di riposo. Alzando lo sguardo in alto scorgiamo poi un’upupa che trova rifugio tra i rami di un albero. Poco prima, lungo il sentiero, avevamo avvistato un bel ramarro. Nel mezzo di tutto ciò incontriamo altri coni. Alcuni sono più bassi, quasi delle pozze, nelle quali il fango gorgoglia più vivacemente.
All’improvviso udiamo uno strano “blop”…ci fermiamo ad ascoltare meglio. Ancora un altro “blop”. Ci avviciniamo ad un gruppo di tre conetti, non molto alti ma molto attivi. Il loro cratere è ricolmo di fango che, da prima calmo, inizia a sollevarsi e a formare una bolla che cresce, che si gonfia, fino ad esplodere rumorosa …ecco il perché dello strano “blop”. Rimaniamo incantati ad aspettare il ritmico ribollire di questi coni. Sembra di essere di fronte alla rappresentazione in miniatura di un vulcano! Ma a differenza di quanto può sembrare qui le emissioni sono tutte a temperatura ambiente.
Ora ci si chiede: da cosa ha origine tutto ciò? La risposta la si trova nel sottosuolo di queste colline.
Le Salse di Nirano sono la manifestazione superficiale della presenza, in profondità, di giacimenti di idrocarburi, metano e piccole quantità di petrolio, accompagnati da depositi di acque salate che sembrano avere le caratteristiche geochimiche delle acque marine fossili. In prossimità di fratture nelle rocce, i gas risalgono spontaneamente in superficie, trascinando questi materiali che stemperano le rocce argillose di questo tratto di Appennino originando la fanghiglia salata (da qui il nome di salse) che fuoriesce all’aria aperta. Ecco che nei punti di emissione si originano i curiosi conetti fangosi, appena accennati se i fanghi che fuoriescono sono molto fluidi, ben più alti di una persona dove le emissioni fangose sono più dense. L’ambiente attorno ai coni è perciò molto selettivo per le piante e le poche che riescono a crescere sono specie alofite, ossia “amanti del sale”