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Siamo Francesca e Andrea e abbiamo deciso di spendere la licenza matrimoniale e i proventi raccolti tramite lista di nozze in agenzia di viaggi per realizzare uno dei nostri sogni, quello di vedere l’Australia. Il nostro itinerario è stato preparato ...

  • di Andrea Vecchi
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

Siamo Francesca e Andrea e abbiamo deciso di spendere la licenza matrimoniale e i proventi raccolti tramite lista di nozze in agenzia di viaggi per realizzare uno dei nostri sogni, quello di vedere l’Australia. Il nostro itinerario è stato preparato prima sulla base di nostre letture (esperienze altrui, guide, riviste, ecc.) e poi perfezionato in collaborazione con un’agenzia di viaggi di fiducia, realizzando un buon mix di tour prenotati (comunque consigliabili in certi casi, soprattutto la prima volta) e giornate allo sbaraglio: esso si snoda sommariamente attraverso Melbourne - Sydney- Parchi Nazionali di Uluru e Kata Tjuta - Parco Nazionale del Kakadu - Green Island - Brisbane, toccando quasi tutti gli stati della metà orientale della nazione: Victoria, New South Wales, Northern Territory, Queensland. Il periodo: 7 – 28 giugno 2004, corrispondente all’inizio dell’inverno australiano, che significa stagione secca, con clima mite al sud e tropicale al nord e giornate di luce fino a circa le 18. Se non espressamente indicato, tutti i costi riportati sono da intendersi pro capite.

LUNEDI 7: sveglia all’alba, con Francesca non in perfetta forma, a causa di qualche disordine intestinale dopo i bagordi matrimoniali. Stonata da questo e dalla sveglia precoce, non riesce a evitare la porta del frigo, da lei stessa lasciata spalancata la sera prima allo scopo di disattivare l’elettrodomestico, procurandosi il primo bitorzolo cranico da signora. Transfer al Valerio Catullo di Villafranca di Verona ad opera dei genitori, dove un volo Meridiana ci porta a Fiumicino, dopo aver imbarcato i bagagli con destinazione Melbourne (non dovremo più preoccuparci di loro e li recupereremo, speriamo, direttamente là). Nelle quasi 3 ore di sosta a Fiumicino, mentre Francesca trangugia te caldi a ripetizione per placare l’intestino ribelle, abbiamo anche modo di avere uno scambio di SMS con la ragazza dell’agenzia per risistemare alcune cose: abbiamo avuto i documenti di viaggio all’immediata vigilia delle nozze e solo ora riusciamo a farle cancellare una prenotazione, mai richiesta, per 3 pernottamenti all’Ibis di Brisbane, dove invece noi intendiamo arrangiarci. Inoltre, una telefonata alla banca mi consente di rimediare all’unica dimenticanza: l’ampliamento del limite di spesa della carta di credito. Un immenso Boeing 747 della Qantas, dalle ali enormi, ci porterà fino ad Hong Kong. Rimaniamo in coda a bordo pista per un po’ prima di poter decollare, e quando finalmente tocca a noi abbiamo dietro una coda di oltre 10 velivoli! Ci vengono consegnate delle comode calze e un pratico mini-spazzolino da viaggio, mentre il sistema di intrattenimento (che dovrebbe consentire la visione sul proprio monitor individuale, con ascolto in cuffia, di film, canali Tv e radio, scheda del viaggio, ecc. Fa le bizze, ma viene presto sistemato. Il servizio è buono e anche il cibo decoroso. Una volta in quota, possiamo vedere sul monitor che viaggiamo a circa 10 Km di altitudine (temperatura esterna: fino a circa –60°C), lanciati fino a oltre 900 Km/h. Fuori c’è un favoloso oceano di nuvole candide, con qualche increspatura qua e là a mo’ di picco montuoso. 11 ore di volo ci permetteranno di raggiungere Hong Kong (+6 di fuso), dopo aver sorvolato Frosinone, Brindisi, Tessalonika, Alessandropoli, Sofia, Ankara, Mar Caspio, lago Aral, Kazakistan (al tramonto), altopiano del Tien Shien (di notte), Cina (sfiorando la Mongolia e il deserto dei Gobi). MARTEDI 8: l’alba è spettacolare. Quando cominciamo a scendere attraversiamo centinaia di metri di un grigio strato nuvoloso, terminato il quale ci appare Hong Kong, disseminata nelle sue varie isole, in una giornata decisamente brutta. Alle 6.30, il bestione atterra e frena morbidamente, così come era decollato. Nel grigiore, modernissimi e imponenti grattacieli svettano in riva al mare davanti ad uno sfondo dominato da isole montuose e boscose. Fin dalla pista, l’impatto visivo è di ordine e pulizia. Il terminal è ancora deserto e si rivela in tutta la sua immensità: si dispone su un totale di 8 livelli, di cui uno dedicato solo allo shopping e uno solo alla ristorazione. Dopo un altro te al “Cafe Deco” dell’aeroporto (il resto in HK$ ci mette intasca la terza valuta dopo € e AUS$), ci imbarchiamo per un altro volo Qantas, su un Boeing 767 della Cathay Pacific, per altro mezzo vuoto. Sorvoliamo le Filippine, il Borneo, la Micronesia, poi comincia, finalmente, la magica e irraggiungibile Terra Australis. Sorvoliamo il Northern Territory e poi l’Outback, leggendario ma allo stesso tempo realissimo: è davvero deserto e infinito! Alle 18 fa già buio e rarissime sono le luci che si distinguono in questo sterminato cuore arido dell’Australia. Facciamo scalo a Sydney, dove salutiamo due ragazzi del modenese (Oscar e Marika di Pavullo) partiti con noi da Verona. Nella mezzoretta che dobbiamo per forza passare all’aeroporto di Sydney possiamo già vedere koala e canguri in tutte le salse e dimensioni e soprattutto notare il rigore dei controlli, in particolare per quanto riguarda l’inflessibile “Quarantine”, l’autorità preposta ai severi controlli per chi entra ed esce dal continente: in entrata occorre dichiarare e dimostrare di non portare frutta, verdura, latticini, manufatti in legno e residui di terriccio esotici sotto le scarpe. Un simpatico ma efficientissimo beagle in divisa si accanisce contro il mio zaino a causa del persistente profumo lasciato da una squisita mela del Trentino divorata diverse ore prima in volo. Devo lasciarmi perquisire tutto il backpack per convincere gli ufficiali, cortesissimi e sorridenti, ma inflessibili, che non c’è nulla di ciò che loro non lascerebbero passare. Si riparte per Melbourne, dove atterriamo alle 22 ora australiana (+8 di fuso), in un clima decisamente fresco. Ci accoglie Pablo, per conto del nostro tour operator locale (Finesse Travel) cui si appoggia Alpitour: è un simpatico spagnolo emigrato laggiù, prodigo di consigli mentre ci fa accompagnare all’Hotel Ibis nientemeno che in limousine bianca con autista in livrea! MERCOLEDI 9: rimandiamo subito alle 14 il ritiro dell’auto presso la sede Hertz dietro l’angolo, per poter camminare un po’ per la città. Buona colazione extra in hotel (buffet da 15$ a testa), poi ci incamminiamo verso il centro, acquistando un ombrellino (ovviamente dimenticato) vista la pioggia insistente. Prendiamo anche il City Circle Tram (free) che percorre un anello nelle strade principali, toccando tra gli altri il Telstra Dome (stadio) e i docklands (moli odernati);poi a piedi raggiungiamo la Cattedrale di St.Patrick (che visitiamo) e il Parlamento. Numerosi e piacevoli i caffè e i ristoranti, per cui Melbourne è rinomata tra gli australiani (e forse solo per questo). Noi pranziamo al caffè La Stazione, presso Flinders Station, con un gran sandwich e un buon espresso. Con la Nissan Pulsar (inedita per i mercati d’auto occidentali) l’esordio è bagnato ma tutto sommato positivo. Una volta fissato di pagare un extra giornaliero per un’assicurazione “full” (qualcosa tipo la nostra casco), la presa di confidenza con la guida a sinistra non risulta traumatica, anche grazie agli spazi e alla segnaletica chiara che caratterizzano le strade nonché alla disciplina dei guidatori locali. Il traffico, prima in città e poi fuori, non è mai eccessivamente affollato. Seguiamo prima per St.Kilda poi puntiamo verso Phillip Island. La strada che vi si addentra per quasi 30 Km è magnifica, solcando un mare di pascoli dove abbondano a dismisura mucche (notiamo anche certe razze particolarmente pelose) e pecore; inoltre si possono osservare molti uccelli strani (per noi), emu e cavalli selvatici. Sfioriamo il noto circuito e raggiungiamo il parco che si trova quasi sulla punta dell’isola per assistere alla famosa Penguine Parade. Al costo di 16$ a testa, ci sistemiamo su una tribunetta in cemento costruita su una spiaggia a 30 m dalla battigia, dove, in compagnia di una guida, attendiamo al freddo e all’oscurità i pinguini più piccoli del mondo che abitano questa particolare zona. Sono decisamente abitudinari e tutte le mattine all’alba partono dai loro nidi sulla terra ferma per passare la giornata in mare. Puntualmente al tramonto fanno ritorno, dando vita ad uno spettacolo unico al mondo mentre escono dall’acqua e si dirigono a gruppi verso i vari nidi, spingendosi alcune centinaia di metri verso l’interno attraverso la vegetazione. Riprendiamo la marcia in direzione Wilson Promontory (caldamente consigliato dal mitico Pablo), ma guidare con il buio in questi spazi dilatati e poco abitati non è sempre consigliabile, pur trovandoci in un continente civilizzato. Decidiamo pertanto di fermarci nel primo centro che incontriamo, Leongatha. Ci accoglie il Pub Tabaret con tanto si sala giochi con slot machines e biliardi v.M.18 (nelle periferie australiane il “pub” offre sempre anche il pernottamento). Per 56$ ci gustiamo due superbi scottish fillet con due bicchieri di rosso del Victoria, poi prendiamo una camera al piano superiore per 40$. Il bagno è in corridoio e la pulizia appena sufficiente per i nostri standard da viziati; fa un freddo cane senza rimedio se non il piumone. Doccia e a letto presto. GIOVEDI 10: usciamo dal pub deserto nel mezzo del paese altrettanto deserto, facciamo colazione in una bakery di fronte (i forni quasi sempre fanno anche caffè e cappuccino) e alle 8 siamo in macchina diretti a Wilson attraverso Foster. Questa tappa inizialmente non prevista si rivela un gran bella sorpresa: si entra nel parco e con la macchina si percorrono altri 30 Km fino al punto più meridionale della nazione, guidando in mezzi agli animali che non raramente fanno la loro comparsa ai lati della strada se non proprio attraversandola. Guidiamo tra canguri di vario tipo e dimensioni, emu e wombat. Sterminati i pascoli, infinite le mucche e le pecore. Il promontorio vero e proprio offre viste mozzafiato. Il tempo purtroppo è variabile ma sprazzi di sole rendono ancora più godibile il paesaggio fatto di monti, boschi, spiagge e mare. Durante una pausa snack preso il centro informazioni del parco, siamo letteralmente circondati da numerosi esemplari di crimson rosella, un esemplare di pappagallo rosso e goloso, che salgono affamati e invadenti sulle spalle, sulle gambe, sulla testa e anche sulla macchina se scegli di ripararti dentro. Purtroppo ci fermiamo poco, ma giusto il tempo per ammirare la spiaggia più profonda che abbiamo mai visto: sabbia appiattita dalla bassa marea, spazi immensi delimitati da rocce granitiche e inoltre il Tidal River che sfocia in mare serpeggiando per la spiaggia. In tutto questo siamo solo noi due! Dobbiamo ripartire per la tirata che ci porterà a Sydney: prendiamo la Gippsland Highway, strada a tratti costiera di quest’omonima regione del Victoria. Oltrepassiamo Sale, dove prima ci fermano a un posto i blocco, sottoponendomi a un controllo con l’etilometro (sono circa le 16, tutto ok!) e poi tentiamo invano di chiamare casa con una scheda telefonica economica acquistata a Melbourne, pare che quaggiù, almeno per ora, non siamo capaci di usare un telefono pubblico. Quindi attraversiamo Bairnsdale e Lakes Entrance, centri abbastanza grandi e piacevoli, in particolare l’ultimo, veramente sul mare e ricco di posti per mangiare e dormire. Purtroppo la nostra tabella di marcia ci impone di fare ancora strada: punteremmo ad arrivare verso il confine con il New South Wales , dove la nostra guida e alcuni pieghevoli trovati lungo il percorso ci dicono trovarsi alcune belle guest houses situate in posizioni incantevoli. Telefoniamo ma sfortunatamente: no vacancy. Procediamo fino alla mezza sconosciuta Orbost e decidiamo di pernottare lì nel pub in centro: 40 $ per una doppia, ma stavolta c’è anche un piccolo termosifone elettrico che facciamo andare a pieno regime fino al rimbocco delle coperte. Il bagno è unico in tutto il corridoio, c’è una stanza con la tv e una piccola cucina con la possibilità di farsi caffè/ tè e anche un piccolo breakfast incluso nel prezzo. Mangiamo nel piccolo ristorantino a fianco: 31 $ totali per due zuppe del giorno (with chicken and vegetables and fusilli stracotti) e un fisherman basket (fritto di pesce). Ormai notiamo che il dinner time, in periferia, è rigorosamente tra 6 e le 8 p.M. E che qui usa ordinare al bancone, pagare poi sedersi e venire serviti (all’inglese). VENERDì 11: partiamo di buon’ora, direzione Canberra. Prima continuiamo per la costa (anche se il mare non si vede) fino a Cann River, poi prendiamo la Monaro Highway verso Canberra attraverso Bombala, dove la Fra fa colazione con una bella Beef Pie dimenticando che beef= manzo. Stomaco in rivolta fino a quando non troviamo la Coca Cola (versione aromatizzata al lime, altro inedito). Lungo la strada avvistiamo un paio di wallabies vivi ma soprattutto una trentina morti più un’altra decina di animali non meglio identificati tutti morti sulla strada o ai lati. Anche questa strada di bassa montagna scorre ampia e veloce, prima attraverso boschi poi dentro un paesaggio via via più secco e più brullo. Arriviamo nel cuore di Canberra dopo aver attraversato una fitta maglia di viali e circonvallazioni. E’ una bella giornata di sole e noleggiamo un tandem da Mr Spokes : il giro del lago è stupendo!!! Ottimo anche il sandwich di Mr Spokes poi in marcia verso Sidney, prima lungo la Federal Highway poi per la famosa Hume Highway che percorre 12.000 Km di terra australiana tagliandola orizzontalmente. E’ una super strada con uscite a destra e a sinistra e soprattutto con possibilità di inversione e di attraversamento della carreggiata opposta per raggiungere aree di sosta o servizio. Negli ultimi chilometri la super strada diventa Motorway con pedaggio fisso; prendiamo direzione centro e sbuchiamo in William Street, praticamente a nemmeno mezzo chilometro in linea d’aria dall’Opera House. Con la nostra preziosissima Lonely Planet alla mano, in un attimo siamo in Victoria Street e troviamo alloggio nella vittoriana e confortevole Victoria Court Hotel, guest house gestita da una cordiale coppia di mezz’età di origine andalusa, per ora per questa notte. Usciamo per cena dopo una doccia maiuscola. Attraversiamo Darlinghurst (red light district) e finiamo in un ristorante ceco: ottima la cena con manzo e maiale. Esordiamo con la City Rail raggiungendo Circular Quay, dove di notte la vista della baia illuminata è mozzafiato!!! Ci sono locali ovunque, molti aperti fino a tarda ora con gente di ogni tipo in giro. Dopo aver trovato un caffè decente proprio qui sul porto rientriamo nella confortevole guest house con la Rail. Con piacere notiamo che c’è gente comune in giro fino a mezzanotte e personale di guardia nelle stazioni

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