Alla scoperta di Kiwiland

Isole della Nuova Zelanda, sulle tracce de "Il signore degli Anelli"

  • di Serena Colombo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Auckland

Siamo arrivati con i voli della Singapore Airlines a Auckland in tarda mattinata. Abbiamo preso il minivan super-shuttle che con solo 2 dollari in più rispetto all’Airbus Express ci ha portato direttamente sotto l’hotel. Su internet avevamo già visto i commenti, quindi non ci potevamo lamentare. La camera era molto modesta, il servizio pessimo, ma dovevamo starci solo due notti. Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro sul porto, o meglio ci siamo trascinati fino a quando non ce l’abbiamo più fatta e siamo rientrati in hotel a dormire, più o meno verso le 8 di sera. Da quel momento non abbiamo più perso il fuso, quindi andavamo a letto presto e ci svegliavamo con calma di prima mattina (meglio altrimenti avremmo dormito fino a mezzogiorno!). Inutile dire che la città è molto bella, piena di negozi, bar, ristoranti, commistione culturale, giovani, famiglie e stile. Il centro si può girare liberamente a piedi. La domenica pomeriggio ci siamo immedesimati negli abitanti di Auckland e abbiamo comprato un biglietto ferry + autobus (circa 30USD) per girare Waiheke Island. Abbiamo visitato tre delle tante aziende vinicole presenti sull’isola con degustazione! I cabernet sauvignon sono la fine del mondo! La sera avevamo prenotato la cena all’Orbit, il ristorante girevole sulla torre di Auckland. La sensazione era strana, perché a girare erano solo i tavoli esterni, quelli vicini alle vetrate, posti su una pedana che appunto girava, mentre tutta la struttura del bar, delle cucine, della cassa rimaneva ferma (ovviamente). Qualcuno per sbaglio ha anche lasciato la borsa per terra, fuori dalla pedana girevole, e il cameriere è dovuto andare tra i tavoli a cercare il proprietario sbadato! Ce la siamo cavata con un menu da 69 USD a persona, però non era niente di che. Si paga la vista e l’esperienza, più che quello che entra nel piatto!

Ad Auckland ritiriamo la macchina che ci porterà dall’isola del nord all’isola del sud. Purtroppo per noi ci sono stati dei problemi con la compagnia di noleggio e abbiamo perso un po’ di tempo sulla tabella di marcia. Ma una volta ristabilito l’ordine, partiamo in direzione della penisola di Coromandel. Finalmente on the road, i paesaggi già ci piacciono! La guida Lonely Planet diceva che le strade non erano belle, ma si tratta di un percorso tortuoso, niente a confronto con il nostro litorale ligure. Nel primo pomeriggio arriviamo nella cittadina di Coromandel dove mangiamo un ottimo pesce misto stile fast food. Il nostro motel si trovava nella località di Whitianga, vicino alla spiaggia di Cathedral Cove, che per raggiungerla abbiamo lasciato la macchina al parcheggio più vicino e abbiamo seguito un sentiero nella vegetazione, che prima ci portava su e poi giù per gli scalini. Siamo rimasti nella vicina spiaggia di Hahei a guardare il tramonto fino alle 8 di sera e poi siamo rientrati a Whitianga. Abbiamo preso spaghetti cinesi take away, mangiato assonnati e ci siamo messi subito a letto.

La prossima tappa del nostro itinerario prevedeva la visita del set cinematografico de “Il signore degli anelli” - Hobbiton. Per arrivarci, devi prenotare un’escursione organizzata, lasciare la macchina a un parcheggio e salire su un bus (tipo school bus) che attraversa la campagna fino ad arrivare in quel piccolo paese delle meraviglie! Fatte tantissime foto in una bella giornata soleggiata, beviamo ginger beer alla locanda e poi torniamo indietro.

Nel pomeriggio raggiungiamo Rotorua dove si percepisce la forte presenza di maori, anche nel nome delle strade. In serata prendiamo parte a uno spettacolo tipicamente turistico presso il centro culturale maori “Te Puia”. Sinceramente, avevo maggiori aspettative e sono rimasta un po’ delusa. Avevo letto commenti su internet e ho voluto prenotare questa esperienza prima di partire. Inizialmente siamo stati accolti nella casa maori (neanche una delle più belle) dove abbiamo assistito a canti e balli, e alla haka! Dopo abbiamo cenato con pietanze cucinate al vapore sottoterra, in una fossa. Si chiama hangi ed è tradizione maori, purtroppo però solo poche cose del buffet erano state preparate così, risultando dunque una cena da ristorante normale. Al calare delle luci, ci siamo addentrati nella vicina area geotermica e abbiamo visto i geyser sputare in continuazione, illuminati da luci artificiali colorate, sotto il cielo stellato. Peccato non aver visto i kiwi, animale eletto a simbolo della nazione e che si fa vedere solo di notte. Sapevo si sarebbero potuti vedere in questo centro, ma non ci hanno portato.

Rotorua merita sicuramente molto più tempo, non abbiamo visto molte delle attrattive naturalistiche che offre. Riprendiamo la strada per raggiungere il sito delle Waitomo Caves, queste grotte calcaree dove abitano i glowworms, insetti dall’aspetto simile ai bruchi con la coda illuminata. Si entra nel più assoluto silenzio e non si può fare a meno di rimanere tutto il tempo a naso in su: sembra di stare sotto il cielo stellato! A bordo di piccole barchette si esce piano piano dalla grotta. Per i più avventurosi è possibile fare arrampicata, rafting, o lanciarsi da una parete all’altra sulla corda, ma se non volete perdervelo, prenotate prima di arrivare!

Riprendiamo l’auto per raggiungere il Tongariro National Park. Abbiamo pernottato presso l’Adventure Lodge and Motel. La prima sera abbiamo mangiato degli ottimi hamburger con una magnifica vista sulle montagne illuminate da una luna piena bassa e rossa. Il giorno dopo ci aspettava un trekking di 19km (Tongariro Alpine Crossing) nella terra di Mordor, spettacolare! Il monte Fato, o meglio Monte Ngauruhoe – Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco – spicca su tutto il paesaggio. Tanta fatica (di più per chi non è allenato come me) ma ne vale la pena! Purtroppo uno dei vulcani attivi aveva eruttato da poche settimane e non si poteva fare il percorso completo da un punto all’altro, ma si poteva arrivare fino ai laghi – Emerald Lakes – e poi tornare indietro. I più temerari potevano anche salire sul Monte Ngauruhoe ma io non ce l’avrei fatta e abbiamo rinunciato. Non come la coppia di signori ormai in pensione che hanno iniziato il percorso con noi, ci hanno superato e sono pure saliti su questo monte! Il lodge ci offriva il trasporto in prima mattinata al punto di partenza del percorso e ci veniva a prendere nel pomeriggio, il pic-nic lunch, vasca idro-massaggio post-trekking, cena e attestato con tanto di maglietta per aver attraversato il Tongariro National Park!

Il giorno successivo raggiungiamo Wellington, seguendo la route 1 (la route 66 neo-zeolandese.. così come piace chiamarla a loro). Ci fermiamo a Foxton per mangiare in un locale anni ’50 americano, uno dei tanti che avevamo incontrato sulla strada. Una trovata commerciale poco riuscita per me, amante degli original United States! Wellington è molto bella e fortunatamente c’era una giornata splendida, perché avevamo letto che con il brutto tempo, la città non si vive al meglio. Le strade sono tutte un sali e scendi: c’è la parte commerciale adiacente al porto, molto vivace di giorno e di sera e la parte residenziale che si sviluppa sulla collina, con le casette in legno dai colori pastello e grandi vetrate disseminate nel verde. La sera mangiamo sushi per interrompere l’abitudine degli ultimi giorni di carne e hamburger. Il giorno seguente ci gustiamo un brunch al Beach Babylon di Oriental Parade, poi con la macchina seguiamo questa strada per lasciarci alle spalle la città e raggiungere il paese subito dopo dove vedevamo gli aerei atterrare su una pista poco distante dal mare! Torniamo indietro per l’imbarco sul traghetto della Bluebridge che in tre ore ci portava nell’isola del sud. Per caricare l’auto siamo dovuti arrivare con largo anticipo, la nave era molto capiente e prima di farci salire dovevano registrare tutti i veicoli, anche un camion pieno di pecore ha fatto il viaggio con noi!! Tre ore di traversata fortunatamente tranquilla con wi-fi a disposizione. Decidiamo di avvisare l’hotel che saremmo arrivati tardi, memori dell’esperienza australiana, dove il check-in in hotel era entro le ore 20.00 di sera

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