Tra palazzi da favola e pasticcerie golose: il racconto di 3 giorni indimenticabili tra amiche in una capitale magica

Quest’anno compio cinquant’anni. Per anni ho regalato a tutte le mie amiche un volo per i loro cinquanta. Un modo per dire: “Non si invecchia, si parte.” E così, appena iniziato il mio anno speciale, ho deciso di iniziare a riscuotere. La prima? Mimma. E lei non ha sbagliato: Vienna. Una delle capitali europee che mancavano nella mia lista personale. Con lei accanto. Con un volo regalato. E con quella voglia di mondo che non passa mai. Abbiamo prenotato con largo anticipo, trovando un volo Ryanair super conveniente. Sabato mattina, puntualissime. Devo dirlo: Ryanair impeccabile. Partenza e atterraggio in perfetto orario.
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Diario di viaggio a Vienna
Giorno 1 – Vienna, passo dopo passo
Appena atterrate all’aeroporto di Vienna (qui per prenotare un transfer diretto ed economico con Civitatis), sentivamo già quell’adrenalina tipica dei nostri weekend insieme. La stessa energia che avevamo avuto a Parigi. Tre giorni, solo noi, senza pensieri. Ormai esperte di Uber, lo prenotiamo subito. Peccato che l’autista non si trovasse. O meglio… noi non trovavamo lui, lui non trovava noi. Mimma sfodera il suo inglese deciso, parla con l’autista, ma sembravamo due frequenze radio diverse. Finché un altro driver, vedendoci spaesate, ha interceduto per noi e ci ha letteralmente accompagnate dal collega. Primo episodio comico del viaggio. E Vienna non era ancora iniziata.
Arrivate in hotel (prenotato con Booking, ottima scelta: pulito, centrale, comodissimo), abbiamo mollato le valigie e siamo uscite subito. Non sappiamo mai aspettare. Abbiamo lasciato i nostri zaini in hotel, ci siamo rinfrescate un attimo ed eravamo già pronte. Navigatore in mano, super coperte perché l’aria era bella frizzantina, e in soli dieci minuti a piedi ci siamo ritrovate nel centro di Vienna. Io c’ero stata tantissimi anni fa, solo di passaggio, come tappa scalo dopo un viaggio in America. Qualcosa mi ricordavo. Soprattutto ricordavo la mia prima Sacher. Ma ho ritrovato una Vienna diversa da come la tenevo in memoria: elegantissima, negozi ricchi, vetrine curate, gente vestita divinamente.
E lì sono iniziati i nostri primi selfie. I miei primi salti ufficiali del viaggio, che Mimma ormai sa immortalare alla perfezione. Lei pronta, io salto. È un rituale.
Ci ritroviamo quasi subito davanti alla Cattedrale di Santo Stefano. È impossibile non notarla: svetta tra i palazzi con quella sua presenza imponente, ma allo stesso tempo elegante. Appena entriamo, cambia tutto. Fuori il movimento, le vetrine, la gente. Dentro il silenzio. È altissima, luminosa, con quelle colonne che sembrano non finire mai e i dettagli gotici che ti fanno alzare lo sguardo in continuazione. Entriamo. Rimaniamo in silenzio qualche secondo. È davvero meravigliosa. Imponente, luminosa, altissima. Ci siamo anche permesse di dire che, per noi, è persino più bella di Notre Dame. E lo abbiamo detto senza esitazioni.
Ma prima di arrivare lì, il mio radar aveva già fatto centro: un negozio di articoli nerd e giocattoli. Il mio occhio è caduto immediatamente su una statuina di Doc di Ritorno al futuro. Bellissima. Perfetta. Ma enorme. Troppo grande per lo zaino Ryanair. Ho dovuto lasciarla lì. Peccato. Sarebbe stato l’unico acquisto che avrei fatto senza pensarci. Abbiamo poi iniziato il giro strategico nei negozi delle palle di Mozart, cercando di capire quali portare a casa e soprattutto quali potessero entrare nel micro-zaino consentito dal volo.
Ed è lì che Mimma ha fatto la sua prima scenetta simpatica. Mentre stava valutando quante confezioni prendere, una signora interviene e dice: “È meglio prenderne tre di palle, meglio di due.”
Noi siamo scoppiate a ridere. Era pure italiana. E intanto continuavamo a commentare queste benedette palle di Mozart come se stessimo decidendo una strategia finanziaria. Dopo tutto questo girovagare, abbiamo deciso che era il momento del nostro primo aperitivo viennese. Ci siamo spostate in una zona un po’ più lontana dal centro, in un locale chiamato Alexander. Abbiamo preso un gin lime basilico eccezionale e un tagliere davvero molto buono. Veramente ottimo. Peccato solo per il prezzo, decisamente esagerato. Ma Vienna è cara, lo sappiamo. Lo stile di vita lì è alto e si sente.
Io, dopo il primo aperitivo viennese, ho iniziato già a sentire i segni di una leggera brillantezza. Anche perché la sera prima avevo fatto molto tardi per un evento. E il weekend era solo all’inizio.
Dopo l’aperitivo, ovviamente, ci stava anche un dolcetto. Così ci siamo messe alla ricerca del famosissimo Hotel Sacher. Arrivate lì, ci siamo messe in fila. Tutto molto elegante, molto raffinato. Ma quando Mimma si è avvicinata al listino dei prezzi, mi ha guardata con uno sguardo chiarissimo e mi ha detto: “Ma anche no. La troviamo buona da un’altra parte.” Abbiamo comunque sbirciato all’interno e devo dire che l’hotel bar è davvero bellissimo. Un’atmosfera elegante, storica, affascinante. Però spendere certi soldi per una fetta di torta e una bevanda ci sembrava decisamente esagerato. Così ci siamo dirette in un locale proprio in centro dove, a prezzi decisamente più modici, io ho preso un punch e Mimma una fetta di Sacher con caffè doppio. E siamo state entrambe accontentate senza rimpianti.
Dopodiché abbiamo ripreso a girare per negozi. Quelli “VIP”, quelli dove guardi e non tocchi. Passeggiate lente, commenti, vetrine, e alla fine siamo arrivate al museo di Sissi. Abbiamo deciso di prenotare la visita per uno dei due giorni successivi, senza entrare subito. Prima di rientrare in hotel per una doccia, ci siamo anche messe a cercare un ristorantino tipico per la sera, giusto per non rischiare di rimanere senza posto a sedere. Ma mentre tornavamo verso l’hotel, Mimma – fissata con le serie coreane e con i coreani – è riuscita a trovare anche a Vienna un negozio di creme coreane. Ovviamente siamo entrate. Peccato solo che la commessa fosse una donna. Molto carina, per carità, ma noi cercavamo un bel coreano. Niente. Delusione totale per lei. A me non piacciono, quindi problema risolto.
Prenotato il locale per la sera, siamo rientrate in camera. Una rinfrescata veloce e via, pronte per cena. Ci siamo dirette in un ristorante tipico viennese dove, a parte l’arredamento molto particolare, ci hanno colpite subito la gentilezza e la simpatia dei camerieri. Vestiti in modo tradizionale: non era un kilt – perché siamo a Vienna – ma una sorta di gonnellino con bretelle. Abbiamo mangiato una cotoletta davvero ottima. Il contorno di patate, invece, ci ha lasciate un po’ con l’amaro in bocca. Ma fa parte del gioco. Ovviamente un paio di birre, super cotte ma soddisfatte.
Rientriamo in hotel stanche, piene, contente. E così si chiude il nostro primo giorno a Vienna.
Giorno 2 – Il castello sotto la neve
Dopo una bella dormita, facciamo colazione in hotel con calma. Avevamo già prenotato con l’efficiente app Get Your Guide la visita al Palazzo di Schönbrunn. Prenotiamo un Uber e in circa venti minuti arriviamo… all’ingresso sbagliato. Ma appena scese dall’auto, inizia magicamente a nevicare. Non avevamo ancora visto la neve in questo viaggio. Camminiamo lungo questo vialone lunghissimo, sotto una nevicata leggera che iniziava a coprire tutto di bianco. Il silenzio, l’aria fredda, il terreno che si imbianca piano piano. E davanti a noi, sempre più vicino, il castello.
Dall’esterno Schönbrunn è imponente ed elegante. Quel giallo caldo, le facciate simmetriche, le finestre infinite. Sotto la neve sembrava ancora più scenografico, quasi irreale. Una cartolina perfetta. Facciamo un po’ di fotografie, i miei mitici salti con Mimma che ormai sa esattamente quando scattare, e poi arriva il momento dell’incontro con la guida e il gruppo.
Entriamo con il nostro gruppo e la guida e per circa due ore visitiamo alcune delle stanze più belle. Sale decorate con stucchi dorati, soffitti affrescati, lampadari enormi, specchi, arredi raffinati. Ambienti più intimi alternati a saloni di rappresentanza davvero maestosi. Si percepisce la vita di corte, la storia, la grandezza imperiale.
E qui devo dirlo: avendo visto più volte sia la Reggia di Caserta che la Reggia di Versailles, posso dire che sì, Schönbrunn è bellissimo, ma per me gli interni e soprattutto i giardini della Reggia di Caserta restano i migliori e i vincitori in assoluto. Caserta, per imponenza e scenografia, per me non si batte. La guida poi ci porta nei giardini esterni di Schönbrunn. Anche lì la prospettiva è perfetta, statue, vialetti, armonia. Ma quel leggero strato di neve rendeva tutto più magico e affascinante, quasi fiabesco. Entusiaste e contente della visita, rimaniamo ancora un po’ libere, scattiamo le ultime fotografie e ci godiamo il panorama prima di riprendere un Uber per tornare in centro.
E qui arriva un’altra piccola disavventura. Prenotiamo l’auto, la vediamo arrivare e saliamo immediatamente. Ma il tassista inizia a imprecare – non sappiamo in quale lingua – e capiamo che ci sta sgridando perché non era il punto giusto dove dovevamo salire. Guida nervosa, passaggi col rosso, sorpassi azzardati. Noi in silenzio, sperando di arrivare sane e salve. E invece ci abbandona sotto un albergo che non c’entrava nulla con la destinazione. Ma ormai avevamo pagato. Così ne prenotiamo un altro. Altri soldi, altri venti minuti.
Finalmente arriviamo davanti al nostro hotel. Una piccola pausa per riprendere fiato e poi di nuovo in centro ed erano già le tre del pomeriggio. Io, sinceramente, avevo deciso che per me il pranzo si poteva tranquillamente saltare. Ormai l’orario era quello che era, e la mia testa era già orientata verso altro. Mimma invece no. Lei decide di mangiare comunque un panino da Subway. Io la guardavo senza avere la minima acquolina in bocca. Avevo già stabilito che il mio pranzo si sarebbe trasformato in una super merenda. Il giorno prima avevamo adocchiato una bellissima pasticceria tutta rosa, elegantissima, sempre piena. Abbiamo poi capito che è una loro catena molto amata e venerata a Vienna: Aida.
Entriamo in questo locale meravigliosamente rosa. Per me era pranzo, per Mimma una merenda.
Lei ovviamente una Sacher. Io, prendendo la mia pastiglia per il lattosio, ordino il loro tipico dolce Kaiserschmarrn accompagnato da un tè speciale, davvero molto buono. Sono rimasta davvero soddisfatta del mio pasto-merenda. Dolce, tè caldo, atmosfera elegante ma allo stesso tempo vivace. Tutte e due contente. Con le pance piene riprendiamo a girovagare nel centro di Vienna. Le vie principali sono un susseguirsi di negozi eleganti, vetrine curate, marchi importanti. Passeggiamo lungo Kärntner Straße e dintorni, tra boutique di lusso come Louis Vuitton, Chanel, Gucci, ma anche grandi store iconici come Swarovski, con le sue vetrine scintillanti.
Vienna è davvero raffinata: tutto è ordinato, elegante, ricercato. Guardare sì. Toccare poco. Comprare… ancora meno. Ma noi avevamo una missione precisa: i souvenir. Io volevo assolutamente, come ormai è mia prassi in ogni viaggio, comprare un carillon con la musica tipica locale. È il mio rito personale: torno a casa e ogni volta che lo apro, parte la melodia e mi riporta lì. E poi ovviamente le famose palle di Mozart e i dolcetti da portare a casa. Scelta accurata, valutazione dimensioni micro-zaino Ryanair, strategia di incastro perfetta.
Come avevamo fatto la sera precedente, volevamo prenotare un altro ristorante tipico per la cena. Così iniziamo a vagare per il centro, telefono in mano, TripAdvisor aperto, confronti su confronti. Abbiamo camminato più di un’ora. Ogni locale dove arrivavamo ci dicevano che erano pieni. Oppure guardavamo i prezzi e ci sembravano eccessivi. Oppure il menù non convinceva tutte e due. Oppure una diceva sì e l’altra no. Praticamente abbiamo camminato più per cercare un ristorante per la sera che per le vie dello shopping. Ma alla fine, quasi per caso, adocchiamo un’hamburgheria a soli dieci minuti a piedi dal nostro hotel. Locale grande, spazioso, apparentemente senza bisogno di prenotazione. Ci siamo guardate e abbiamo pensato: “Perfetto. Questo va bene.”
Anche se, non si sa per quale motivo, tra memoria personale e navigatore, la strada di ritorno verso l’hotel è stata molto più lunga di quei famosi dieci minuti. Evidentemente la nostra percezione delle distanze a Vienna non era ancora del tutto calibrata. Comunque decidiamo: niente prenotazione, tanto il locale è grande. Prima una doccia, un po’ di relax in camera, e poi cena lì.
Il secondo giorno stava scorrendo così: tra organizzazione, indecisioni, chilometri a piedi e scelte improvvisate. Ma sempre insieme. Alla fine si è rivelata un’ottima hamburgheria. Soprattutto per il prezzo. La cena comprendeva panino, patatine e cocktail a soli 22 euro. Direi senza dubbio la cena meno costosa in assoluto di tutto il nostro soggiorno a Vienna. E, cosa ancora più importante, siamo rimaste davvero molto soddisfatte. Panino buono, porzione giusta, cocktail fatto bene. Semplice, ma centrato. Peccato solo per un dettaglio: a Vienna alle 22 i locali chiudono.
E il cameriere ce lo ha fatto capire benissimo. Servizio velocissimo, sparecchiava praticamente mentre masticavamo, continue domande tipo “Volete altro?”, ma il sottotesto era chiarissimo: “Ragazze, dobbiamo chiudere.” Messaggio ricevuto. Così usciamo, e ci dirigiamo verso l’hotel chiacchierando come sempre. Infinite confidenze, pensieri, commenti sulla giornata, sulle persone, sulla vita. Quelle conversazioni che nascono solo quando sei in viaggio, stanca ma felice.
Arriviamo finalmente in albergo. Ultime chiacchiere in camera. E poi buonanotte. Pronte per l’ultimo giorno a Vienna.
Giorno 3 – Risate, bilanci e promesse
L’ultimo giorno ha sempre un sapore strano. Vuoi vedere tutto, ma vuoi anche rallentare. Avevamo già visto nei giorni precedenti dove si trovava il museo di Sissi e avevamo deciso di tenerlo per l’ultimo giorno. Mimma, sempre precisa, lo ha prenotato direttamente dal sito e, puntualissime, siamo arrivate all’ingresso senza problemi. Entriamo nel Museo di Sissi con le audio guide già pronte, e devo dire che è stata una visita che ci è piaciuta davvero tanto.
Ogni stanza raccontava qualcosa. Grazie alle audio guide, in ogni ambiente ci veniva spiegata la vita di Sissi, non solo quella da imperatrice, ma anche quella più personale, più fragile. Si passa da sale più eleganti, con arredi curati e dettagli raffinati, a spazi che raccontano proprio la quotidianità: gli oggetti personali, gli abiti, gli accessori. Tutto molto ordinato, molto chiaro, e soprattutto coinvolgente. Quello che mi è piaciuto di più è che non è il classico museo “freddo”. È un percorso che ti accompagna, stanza dopo stanza, facendoti entrare nella sua vita. Le audio guide aiutano tantissimo, perché mentre guardi, ascolti e colleghi tutto. Ci siamo ritrovate più volte a fermarci, guardarci e commentare, come facciamo sempre. Non è stata una visita veloce, ma vissuta con calma, con curiosità. E devo dire che è stata davvero una bellissima scelta tenerlo per l’ultimo giorno. Un modo perfetto per chiudere il nostro viaggio a Vienna.
Finito il giro, ci concediamo un ultimo aperitivo economico in un bar in centro. Sedute lì, tranquille, a goderci gli ultimi momenti di Vienna, tra un sorso e l’altro e le solite chiacchiere che non finiscono mai. Poi rientro in hotel, recuperiamo le borse, un ultimo sguardo alla camera… e via, Uber direzione aeroporto.
Si chiude così questo weekend. Bellissimo. Leggero. Pieno di momenti nostri. Un altro viaggio insieme alla mia amica, un altro pezzo di vita condiviso.
E mentre torniamo, lo sappiamo già… chissà dove ci porteranno i nostri sogni di viaggio per l’anno prossimo. E questa volta senza più la scusa dei 50 anni. Ma forse è anche meglio così. Perché quando hai qualcuno con cui partire… la scusa non serve più.










