Libano sorprendente

Un paese con 5 siti patrimonio dell'umanità, un panorama culturale straordinariamente ricco e stratificato, una storia millenaria, una convivenza pacifica di 18 religioni, una vivace movida, un clima mite, bellezze naturali e, non da sottovalutare, un’ottima gastronomia!
Scritto da: luna-lecci
libano sorprendente
Partenza il: 13/04/2017
Ritorno il: 18/04/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

La prima sosta è in un sito archeologico nei pressi della sede del primo ministro. In zona, a Place d’Etoile, la Torre dell’orologio donata dal Brasile, proprio di fronte la sede del Parlamento e la Chiesa di San Giorgio che visitiamo. Le costruzioni dell’epoca sono state progettate anche grazie all’ispirazione di architetti fiorentini. Evvai! Anche qui abbiamo lasciato il segno. Eh già, pare che i contatti tra i libanesi e gli italiani siano sempre stati ottimi così come il commercio con pisani, veneziani e genovesi.

Da uno stretto vicoletto vediamo il simbolo che rappresenta la tolleranza tra le religioni: la moschea Al Omari (vecchia chiesa crociata di San Giovanni costruita nel XII secolo e trasformata dai mamalucchi nel 1291) di fronte la cattedrale maronita Saint Georges (Santo patrono della capitale uccisore del drago).

Non siamo lontani dal porto e nel corso della passeggiata vediamo i ruderi del Gran Teatro e diversi scavi romani.

Visitiamo il Beirut National Museum (a 4 km dal nostro hotel – 5000 Lire Libanesi), costruito tra il 1930 e il 1937; il primo pezzo sulla sinistra è un tronco di albero di cedro, all’epoca molto importante perché utilizzato come merce di scambio con il suo olio prezioso (il petrolio di oggi). E’ il simbolo nazionale della prosperità e lo ritroviamo sulla bandiera libanese, dove la striscia rossa rappresenta i martiri e quella bianca la pace. Purtroppo nel corso dei secoli le foreste sono state decimate per il forte sfruttamento nel campo dell’edilizia e dei cantieri navali.

Vi è anche la più ricca collezione di sarcofagi al mondo dell’età del bronzo, dell’era fenicia, greca, romana, bizantina, araba. Inquietanti sono, all’interno di un enorme guscio, i resti di un cadavere. L’importanza del museo è data anche dall’ospitare la Tomba di Tiro!

Rientriamo in agenzia, cambiamo bus e ci rimettiamo in moto direzione Castello di Moussa costruito perché un lui promise alla sua amichetta di classe (che gli piaceva veramente tanto) di costruirlo, dedicarlo a lei e sposarla, poi però chiese a un’altra di diventare sua moglie.

Arriviamo a Beiteddin e visitiamo il Palazzo Beit-Eddin, fine esempio di architettura orientale, costruito dall’Emiro Bechir alla fine del ‘700 e residenza estiva del Presidente del Libano fino al 1983. Ci troviamo a 850mt di altezza; all’esterno delle mura, da una fontanella con acqua potabile bella fresca ci dissetiamo. Il castello fuori è semplice, internamente è più ricco, ha al centro del cortile una fontana di benvenuti agli ospiti, in alcune sale interessanti attrezzi quali quelli con cui si faceva l’olio o si spianavano i tetti delle costruzioni, armi… Gironzoliamo per le stanze dalle mura e dalle porte riccamente decorate, alcune mimetizzano pannelli di legno lavorati che nascondono pertugi. Vi è anche l’Harem o Palazzo delle donne con molti ornamenti, costumi, gioielli, mosaici bizantini multicolori, marmi provenienti dall’Italia, preziosi lampadari. I locali sono un po’ spogli, ma ognuno ha una particolarità: alcuni sono per gli ospiti illustri, in altri vi sono i bagni romani, con zona frigidarium, tiepidarium e caldarium o erano utilizzati solo per giocarci.

Pranziamo presso il Ristorante La Baytna che si affaccia su un piccolo promontorio. E’ ampio, pulito, luminoso, un po’ rustico, con sedie e arredamento di legno scuro, tavoli apparecchiati con tovaglie bianche e un piccolo palco dove, nel corso del pranzo, i libanesi canteranno al karaoke. Mangeremo davanti a vetrate ammirando il verdeggiante paesaggio circostante. Ci vengono velocemente servite tutte insieme numerose pietanze che compongono il mezzeh ovvero l’antipasto: piatto di kabees ovvero di sottaceti (peperoncino verde, cetriolo, ravanelli…) un po’ troppo saporiti e qualche oliva; di squisita baba ganush = crema di melanzane affumicate mista a spezie, con grani di melograni e conosciuta anche col nome di caviale di melanzane; di gageck = yogurt con olivette nere sparse qua e là; di cremoso humus = ceci passati con pasta di semi di sesamo, olio di oliva, aglio, succo di limone, paprica, cumino in polvere e prezzemolo tritato; di diversi sambousek = panzerottini, fagottini e fazzoletti di pasta sfoglia ripieni di carne o di verdure o di formaggio; di kibbeh o quibe = polpettine di carne d’agnello speziata; di fatooush = insalatiera di pomodori, cetrioli e lattuga con strisce di pane fritto. Gusteremo il tutto con del khubz o pita = tondo pane arabo senza lievito tagliato a spicchi o piegato in quattro. E’ poi la volta del piatto forte che è di carne: lahem meshwi (http://unalibaneseincucina.altervista.org/lahem-meshwi) = bocconcini di manzo grigliati, shish tavuk = spiedini di pollo grigliati e precedentemente marinati e una sorta di salsiccia di agnello. Quali contorni patatine fritte e pomodori con cipolle al forno. Tre dulcis in fundo: halwet el jibn, a base di formaggio, delle palline tipo truffle al cioccolato e cocco e awameh = mini frittelle caramellate. A fine pasto, versato dalla dallah = caffettiera tipica, e nelle finjaan = tazzine senza manico di porcellana bianca, il caffè aromatizzato al cardamomo, chiodi di garofano, zafferano e acqua di rose, che sembra un espresso, ma sul cui fondo rimane depositata molta polvere.

Ultima meta Del Ei Deir un tipico villaggio libanese con la Chiesa cattolica maronita di Notre Dame dove assistiamo alla funzione funebre per la morte di Gesù e alla processione, che segue una bara aperta portata a spalla, da cui sporge un lenzuolo nero che avvolge il “corpo di Cristo”. Il corteo è aperto da quattro sacerdoti vestiti di bianco, poi coriste vestite in nero con sciarpa viola e i fedeli.

Nella piazzetta principale della cittadina una coppia di sposi, lui sembra molto più grande, posano davanti a un caravanserraglio e non si disturbano al nostro aggiuntivo servizio fotografico. Una signora ci ferma per strada, ci invita a entrare a casa sua, un’ex chiesa, ci offre un tea, dei biscottini, mostra le confetture fatte in casa, le varie spezie confezionate alla bell’e meglio e ci consiglia, senza insistere, di acquistarle.

La gita finisce col rientro in hotel intorno alle ore 17,30 e con noi molto soddisfatti!

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