Libano quasi fai da te

Un viaggio di sei giorni tra storia e presente
 
Partenza il: 01/05/2012
Ritorno il: 06/05/2012
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

Alla ricerca di un Paese nuovo da visitare e con pochi giorni a disposizione, ci siamo lambiccati il cervello per settimane quando come per incanto ci è venuto in mente il Libano.

C’è voluto poco per convincerci, così abbiamo cominciato i preparativi. Prima tappa la rete. Seconda tappa, breve lettura di una guida per una serie di informazioni specifiche di cui avevo bisogno.

Per mancanza di tempo e di intraprendenza questa volta decido di non organizzare tutto da sola e per tre giorni mi affido ad un’agenzia locale per alcune escursioni giornaliere da Beirut. Dopo aver cercato in rete finisco anche io da Nakhal, scelgo i tre tour che mi interessavano. Per ogni giorno della settimana Nakhal offre un tour ad un prezzo scontato, così organizzo le mie tre escursioni in maniera da poter sempre usufruire del prezzo “smart” risparmiando circa 15$ a persona per escursione.

Alla fine questo è stato il nostro programma di viaggio:

Primo giorno Beirut (da soli)

Secondo giorno Jeita, Byblos e Harissa (agenzia locale)

Terzo giorno Ksara, Baalbek e Anjar (agenzia locale)

Quarto giorno Besharreh, Cedri di Dio e Kadisha (agenzia locale)

Quinto giorno Sour (Tiro) e Sidone (per conto nostro con mezzi pubblici)

Sesto giorno Beiteddine (con il taxi) e rientro in Italia

Prendiamo il volo dell’Alitalia (375€) che ha degli orari più comodi e ci lascia le due mezze giornate dell’arrivo e della partenza.

Il volo Alitalia invece non è granchè, il pranzo è veramente misero e freddissimo. Sembriamo gli unici turisti.

Arriviamo a Beirut puntuali, prelievo al bancomat, ricerca e trattativa con il tassista ed eccoci a Beyrout (con l’accento sulla ù). Beirut la beige. Deve esserci stata una tempesta di sabbia ed è tutto beige. Macchine beige, palazzi beige, strade beige. Tutto beige. Lo smog è asfissiante, anche rispetto a Roma.

L’albergo, l’Holiday Inn, in effetti è un po’ fuori mano ma bello, ci fanno l’upgrade della stanza con uno studio. Il letto è king size e ci entriamo anche in larghezza. Saranno due metri!

Usciamo e ci incamminiamo per i nostri 10Km circa. Eh si, non ne avremo fatti di meno. Siamo usciti alla ricerca di downtown e abbiamo camminato per ore. Lo facciamo sempre, e poi ci pentiamo distrutti in albergo.

La prima cosa che riusciamo ad identificare è il serraglio, ora Parlamento libanese. Proseguiamo verso la piazza dei martiri e la moschea. Infine ci addentriamo verso la vera e propria downtown dove, finalmente, ci sono alcune stradine chiuse al traffico e la gente si gode il narghilè o un caffè al bar. Non facciamo niente di tutto questo ma proseguiamo la nostra camminata. Decidiamo di tornare in albergo percorrendo la cornice ma l’impresa si rivela veramente ardua. Vediamo quello che credo sia il famoso Holiday Inn sventrato dai bombardamenti. Beirut è tutta un po’ così. Palazzi sventrati che si alternano a grandi edifici in costruzione, ricchi grattacieli con grandi appartamenti, vecchie case distrutte dai bombardamenti e abbandonate dai profughi.

La Cornice è piena di gente che trascorre la giornata festiva. Nessun turista o forse un paio di Giapponesi. Una vera e propria passerella per tutti. Si corre, si va sui pattini, in bici. Si beve un’aranciata. E noi camminiamo e camminiamo e camminiamo fino allo stremo… Il ristorante consigliato (il Beit Ward o qualcosa del genere) è vicino al Grand Cafè ed è un posto sicuramente alla moda per i libanesi. Neanche qui vediamo un turista e ci presentano il menù solo in arabo, che fare… ormai ci siamo seduti e il posto è molto carino con una terrazza sul mare. Così per non sbagliare ci prendiamo due piatti di gamberi. Ma la scoperta della serata è la limonata, con o senza menta. Fantastica.

2 Maggio 2012 (Jeita, Byblos, Harissa)

Oggi è prevista la prima escursione con l’agenzia. Grotte di Jaita, Byblos e Harissa. Il pulmino dell’agenzia arriva un po’ più tardi di quanto non ci aspettassimo leggendo i racconti degli altri viaggiatori in rete. Stop all’agenzia, pagamento della nostra quota e partenza con un pulman più grande per Jeita. Abbiamo già conosciuto una ragazza inglese che a trent’anni ha già visitato 55 paesi nel mondo e una ragazza austriaca fidanzata con un libanese conosciuto su Internet.

La guida è una ragazza libanese che parla benissimo inglese e francese e che ci racconta qualcosa delle città che, dice lei, stiamo attraversando. Ma non era tutta Beirut? Dove finisce l’una ed inizia l’altra? Traffico, smog, case e case. Il Libano sembra un’enorme metropoli.

Prima tappa le grotte di Jeita e, grande delusione, non è consentito scattare fotografie. Io e la mia nuova macchina fotografica dovremmo separarci inesorabilmente nel posto che più attirava la mia curiosità fotografica. Per protesta terrò la macchina nello zaino fino alla tappa successiva. Le grotte sono belle, con delle caverne immense ma forse mi aspettavo di più e rimango un po’ delusa. Le grotte superiori sono visitabili a piedi per circa un km e sono probabilmente più interessanti. Quelle inferiori invece sono visitabili solo con una barca elettrica ma non sono così ricche come le prime, almeno questa è la nostra impressione da profani.

Seconda tappa, di nuovo verso la costa, Byblos. Visitiamo le rovine stratificate che si affacciano sul mare. Il racconto della nostra guida ci aiuta a capire qualcosina in più del passato della città e dei suoi vari conquistatori. Affascina il fatto di sapere che qui è stato scoperto il sarcofago contenente i primi caratteri cuneiformi di cui si ha notizia. Ora è al museo di Beirut.

Il tour è organizzato bene, non ci sono attese inutili e lo scopriamo con grande gioia al ristorante, Makhlouf sul mer. Tavoli apparecchiati e con una quantità di antipasti (mezzè) già pronti per noi da far venire l’acquolina in bocca. Il pranzo è buonissimo, sarà la fame, sarà la vacanza, sarà la compagnia ma ci piace tutto. Il piatto principale è a base di riso e pesce, non buono come gli antipasti ma passabile. E poi la frutta, con delle fragole buonissime. Meglio la frutta del dolce, non rimaniamo delusi. Nel frattempo abbiamo socializzato con due ragazze croate, una coppia libanese che vive in Canada, una coppia finlandese che vive in Italia ed un’altra coppia turca di Istanbul. Fantastico, un vero tour multietnico! Partenza per Harissa. A pochi metri dal ristorante prendiamo la teleferica. Partenza con spinta a mano! Come sulla tangenziale di Roma passiamo a pochi centimetri dalle abitazioni di qualcuno che dovrà tenere le finestre perennemente chiuse. Sorvoliamo la strada e arriviamo alla Madonna del Libano. Niente di che, neanche il tempo ci aiuta perchè il cielo è velato e non riusciamo ad apprezzare la veduta panoramica su Beirut.



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