In scooter dall’Italia alla Guinea Bissau

Viaggio avventura e solidarietà per regalare due moto mediche a un ospedale pediatrico della capitale della Guinea Bissau
 
Partenza il: 13/01/2018
Ritorno il: 02/02/2018
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

ATTRAVERSO L’AFRICA OCCIDENTALE SU DUE RUOTE. ANZI TRE…

Dall’Italia alla Guinea Bissau. Due amici, due scooter a tre ruote e tanta voglia di avventura e di solidarietà.

Testo di Marco Ronzoni

Foto di Marco Ronzoni e Alberto Dormeletti

È una cupa sera di gennaio quando le due ruote anteriori dei nostri scooter lasciano il freddo acciaio del traghetto della G.N.V. per toccare il tiepido suolo del porto di Tangeri. La terza ruota, quella posteriore, arriverà pochi istanti dopo… Eh si, perché siamo a bordo di due scooter “QUADRO 3” con cui ci siamo imbarcati a Genova tre giorni orsono e con i quali abbiamo tutte le intenzioni di arrivare in Guinea Bissau.

Mi sembra già di sentire la curiosità che si accende… Che intenzioni abbiamo con due scooter in Africa? E dov’è, ma soprattutto cos’è la “Guinea Bissau”? Beh, per prima cosa la Guinea Bissau si trova in Africa occidentale a sud del Senegal ed è uno dei Paesi tra più poveri al mondo; è a circa 4700 chilometri da Tangeri e per arrivarci via terra bisogna attraversare tutto il Marocco, il Sahara Occidentale, la Mauritania, il Senegal e la Gambia.

Conosciamo bene quelle strade avendole già percorse su e giù diverse volte, in moto, in 4×4 ed anche in ambulanza, ogni volta per consegnare mezzi di soccorso a Missioni cattoliche, comunità e centri sanitari di quel piccolo Paese africano; stavolta i due scooter verranno donati ad un ospedale pediatrico della capitale e trasformati in “moto mediche” a disposizione del personale locale.

Basta come spiegazione?

Dal vasto porto di Tanger Med raggiungiamo Tangeri città, distante una cinquantina di chilometri, guidando lungo la buia e tortuosa costa. Mentre Alberto è da tempo scooterista convinto e praticante, io da buon motociclista non sono mai nemmeno salito su uno scooter, ne con due ne tantomeno con tre ruote quindi per me è la prima esperienza di questo genere. Per fortuna i primi chilometri marocchini già bastano per prendere confidenza con i mezzi e trovarli molto intuitivi. Li abbiamo avuti in dono dall’Azienda QUADRO S.A. che ha aderito al progetto e che ce li ha consegnati pochi giorni prima della partenza. Li abbiamo equipaggiati con una piccola dotazione di viaggio montando artigianalmente sui portapacchi due bauletti portautensili sopra i quali abbiamo fissato una gomma posteriore di scorta. Sotto la sella una tanica di benzina da 5 litri, olio motore e filtro olio, cinghia trasmissione, attrezzi vari, KIT forature e primo soccorso ed un piccolo estintore.

Tangeri – Marrakech – Km 638

Da Tangeri ci spingiamo subito a sud con un lungo salto fino a Marrakech, evitando strade panoramiche e percorrendo la via più diretta. E’ un peccato non assaporare lo stupendo Marocco ma purtroppo non possiamo permetterci di fare i turisti; ci attende tanta strada e le difficoltà sono sempre imprevedibili. Guidiamo tutto il giorno facendo soste solo per fare rifornimento e mangiare un boccone. La temperatura è piacevole, da inizio primavera. Quando cala il sole però rinfresca parecchio, per cui passiamo la serata nella piazza Jemaa El Fna di Marrakech sorseggiando fumante e dolcissimo tè alla menta.

Marrakech – Tiznit – Km 467

Il rigore del mattino di Marrakech ci accompagna fino alla costa atlantica dove ad Essaouira improvvisamente un accogliente tepore ci permette di rilassare un po’ i muscoli contratti da ore di freddo e nebbia. Non ci aspettavamo 5 gradi nel cuore del Marocco ed abbiamo dato fondo a tutto l’abbigliamento disponibile per coprirci e ripararci dall’umidità. La strada è bella, soprattutto fino ad Agadir, mossa da pieghe e dislivelli ed impreziosita dallo splendido spettacolo dell’Oceano. Gli ultimi 100 chilometri fino a Tiznit, che si trova lontana dalla costa, sono piuttosto noiosi lungo un’anonima strada a doppia corsia che, attraversando i centri urbani, si complica in un caotico traffico. Troviamo rifugio in un hotel già utilizzato altre volte dove sappiamo che si dorme decentemente e si mangia alla grande. Ed anche stavolta facciamo centro.

Tiznit – Laayoune (Sahara Occidentale) – Km 610

Il tratto di strada che ci attende subito dopo Tiznit è l’ultimo piccolo sforzo in salita dei nostri scooter. Da qui in poi ci dimenticheremo degli splendidi rilievi dell’Atlante marocchino; una volta raggiunto nuovamente il litorale, il percorso si fa prevalentemente piatto ma incantevole per la magnifica vista che si gode. La costa Atlantica sarà un po’ il “leitmotiv” che ci accompagnerà fino a destinazione, in quanto l’itinerario continuerà a seguirla allontanandosi e riavvicinandosi a più riprese. La meta odierna è Laayoune, la porta d’ingresso nei territori dell’ex Sahara Spagnolo, ora provincia interna del Marocco. La strada oltre Guelmim inizia ad essere solitaria, preludio alla magnifica monotonia che ci attende domani; solo alcuni lievi scollinamenti nascondono per pochi minuti l’orizzonte ed i posti di controllo della Polizia Marocchina armata di Telelaser. Oggi è giornata di vento che tira dall’Oceano verso l’interno desertico, a volte tanto impetuoso da provocare una violenta mareggiata che solleva fitte nubi di rugiada salmastra che raggiungono il nastro di asfalto inzuppando noi ed i nostri scooter. L’ingresso al tramonto a Laayoune è come sempre emozionante. Per il suo recente turbolento passato legato all’agognata indipendenza del Sahara Occidentale, Laayoune è caratterizzata da un’imponente presenza militare sia Marocchina che dell’O.N.U. L’aria che si respira è comunque serenamente anonima ma si percepisce di essere in una città di frontiera oltre la quale si aprono territori ben diversi da quelli attraversati fin’ora. L’albergo prenotato da casa non ha la minima idea di chi siamo quindi ci tocca trovare un altro alloggio. La sera trascorre pigramente lungo il corso principale tra il rumoroso concerto dei veicoli sapientemente “diretti” dai fischietti dei poliziotti agli incroci ed i bar affollati di uomini intenti a guardare partite di calcio sui maxischermi dei dehors, fumando come ciminiere e sorseggiando l’immancabile tè alla menta.

Laayoune – Dakhla – Km 564

Nei 750 chilometri che ci separano dal confine con la Mauritania troveremo solo due città, l’ultima delle quali a 200 chilometri dalla frontiera. Da qui iniziano le decine di posti di blocco che Esercito, Polizia e Gendarmeria Reale si distribuiscono tra loro per frammentare il viaggio. Il vento non ha mollato un attimo e ha soffiato tutta la notte mischiandosi con l’umidità del mare. Non ci piace guidare col vento laterale, come penso non piaccia a nessuno. La sorprendente stabilità dei nostri tre ruote ci aiuta parecchio ma l’impegno mentale più che quello fisico è comunque stancante. Le ore di guida passano lente come i chilometri, scanditi dalle pietre miliari che ci informano quanto ancora manca a Dakhla, la tappa di oggi. L’Oceano è sempre lì al nostro fianco ed il suo azzurro fa da contrasto con l’ocra della terra. Questa è una regione desertica dove non si trovano che rarissime dune di sabbia; il resto è un piatto e monocromatico “hammada” sassoso tagliato da grigi rettilinei infiniti. Unici intermezzi i gruppi di dromedari semiselvatici e le sperdute stazioni di servizio che offrono una breve sosta polverosa con benzina di scarsa qualità ma che costa meno di 0,60 Euro al litro. Nel tardo pomeriggio, superato l’ultimo posto di blocco, iniziamo i 40 chilometri più belli della giornata. La penisola al cui termine si trova Dakhla è stupenda. Percorrendola verso sud si attraversano scenari lunari incorniciati ad est dalle calme acque ventose della baia interna, colorata da decine di vele di kite-surf, e ad ovest dalle ruggenti onde oceaniche. Dakhla è accogliente e ben fornita di strutture ricettive. Il solito ristorante spagnolo ci permette di bere un’ultima buona birra. Siamo in un Paese Musulmano. Da qui in avanti ce la sogneremo per un bel pò…

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