Giorni malesi

Alla scoperta della costa occidentale della penisola malese
 
Partenza il: 23/02/2019
Ritorno il: 09/03/2019
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €

Una miriade di isole ricoperte da giungle impenetrabili popolate da tribù, animali feroci e governate da sultanati delle culture più diverse… questo era, nell’immaginario collettivo dei viaggiatori occidentali, il mondo malese nell’800. La culla della civiltà malese fu Malacca, sede di un potente sultanato che, controllando entrambe le sponde dell’omonimo stretto, si arricchì per i fiorenti traffici navali che facevano la spola tra l’India e la Cina. Anche i pirati, di salgariana memoria, ne infestavano le acque assaltando i bastimenti carichi di spezie e rendendo insicuri i mari del sud est asiatico.

Le potenze europee si spartirono quell’oscura ed affascinante zona del mondo con il Trattato di Londra nel 1824, così l’Olanda assunse il controllo dell’immenso arcipelago meridionale (oggi corrispondente all’Indonesia), mentre l’impero britannico estese la sua autorità sulla penisola malese e nel Borneo settentrionale fino al 1957, anno in cui fu dichiarata l’indipendenza.

Arriviamo all’alba su Kuala Lumpur, dall’alto s’intravedono grandi distese di verde e di luci.

Kuala Lumpur (o KL, come i malesi amano riferirsi alla propria capitale) significa “estuario fangoso”. La sua fondazione risale soltanto alla seconda metà dell’800 a seguito del ritrovamento di miniere di stagno in prossimità della confluenza di due fiumi. L’attività estrattiva attirò un gran numero d’immigrati e ben presto la città crebbe al punto da divenire il centro amministrativo coloniale della British Malaya.

Raggiunto il nostro hotel nel cuore del Golden Triangle, iniziamo ad orientarci nella selva di grattacieli del quartiere più moderno della capitale. Numerosissimi i cantieri aperti per gli alti edifici in costruzione, anche se non mancano parchi e lussureggiante vegetazione. Svettano le Petronas Towers che furono fino al 2004 l’edificio più alto del mondo. Le torri gemelle, vero e proprio simbolo della città, ospitano gli uffici della compagnia nazionale petrolifera con un’architettura ispirata alla tradizione islamica.

Le torri furono concepite come un omaggio allo sviluppo tecnologico ed economico del Paese ed è possibile accedere all’osservatorio acquistando con largo anticipo su internet i biglietti poiché l’accesso è consentito giornalmente solo per un numero limitato di visitatori. Caratteristico il ponte sospeso che unisce le due torri al 42° piano ad un’altezza di 170 metri e che consente di passare dall’uno all’altro edificio senza che sia necessario scendere al piano terra.

Ai piedi delle Petronas Towers e al Bukit Bintang (la strada più vivace del Golden Triangle) si conta un gran numero di centri commerciali dove i malesi amano passare il loro tempo libero tra lo shopping e bei ristoranti. I numerosi passaggi coperti che li collegano permettono di raggiungerli a piedi, evitando l’asfissiante calura esterna che caratterizza il clima a queste latitudini.

Il cosiddetto “colonial district” ospita diversi palazzi edificati durante la dominazione inglese, tra cui la moschea Jamek (cioè del venerdì) ed il palazzo del Sultano Abdul Samadi con le esotiche cupole a cipolla tipiche dello stile moresco in voga nell’India Britannica.

Attorno al vecchio campo da polo trasformato in piazza dell’Indipendenza (Merdeka Square) sorgono la più antica Cattedrale anglicana (la St. Mary’s) ed il vecchio ufficio postale convertito in un’interessante museo di tessuti batik. Oltre al Royal Selangor Club dallo stile tudor, vale la pena dare un’occhiata alla “City Gallery” che racconta la storia di KL, dalla sua fondazione ai progetti di sviluppo futuri descritti in plastici dettagliati dei suoi quartieri.

Più a sud si raggiunge la vecchia stazione ferroviaria, sormontata da cupole e torrette bianche e dichiarata monumento d’interesse nazionale, e l’albergo Majestic che ospitò Herman Hesse, con i suoi inservienti che ancora indossano i caschi coloniali. Alle pareti, le foto in bianco e nero rimandano all’aspetto bucolico e tradizionale che la città conservava ancora 50 anni fa.

I quartieri cinese ed indiano evidenziano il carattere multietnico del Paese, in particolare la popolazione cinese è una minoranza importante pari a circa il 20% del totale dei 22 milioni di abitanti. Con lo sviluppo impresso durante il periodo coloniale, le opportunità economiche spinsero molta mano d’opera a basso costo a trasferirsi nei territori controllati dagli europei dal sud della Cina e dall’India ed oggi le varie comunità hanno convissuto pacificamente grazie anche ai modelli istituzionali inglesi sopravvissuti al raggiungimento dell’indipendenza. Questa realtà ora sembra messa in discussione, soprattutto dalle giovani generazioni musulmane malesi, influenzate anche da un cambiamento dei testi scolastici che vorrebbero marginalizzare le culture che hanno contribuito al decollo economico della Malaysia.

A breve distanza dalla città, si raggiungono le Grotte di Batu dove piccoli templi induisti sono stati realizzati all’interno di una vasta caverna popolata da macachi.

Terminate le visite della capitale, iniziamo il nostro tour che ci porterà a scoprire le meraviglie della costa occidentale della penisola, utilizzando per gli spostamenti i comodissimi pullman che consentono di raggiungere in economia ogni zona del Paese.

Le Cameron Highlands sono note per il clima piacevole che ne fecero la principale Hill station inglese per sfuggire all’afa estiva. Sulle dolci colline dell’altopiano furono create estese piantagioni di tè che ancor oggi costituiscono un mirabile scenario; purtroppo l’atmosfera in alcune zone è stata gravemente compromessa da un incontrollato sviluppo turistico e dall’edificazione di palazzoni in cemento.

La costosa coltivazione del tè è stata in parte soppiantata da quella di ortaggi e fragole, considerate dai malesi come un frutto esotico, e ciò ha implicato la realizzazione di serre dai teloni plastificati che hanno non poco alterato l’aspetto originario dei luoghi.

Le Cameron Highlands restano comunque un luogo incantevole per gli appassionati del trekking oltre che del tè, perciò è assolutamente imperdibile la visita ad una delle fabbriche della preziosa bevanda. La Bho plantation è ancora diretta dalla famiglia di origine scozzese ed è anche quella che si trova in una posizione più elevata e distante dal disordinato capoluogo regionale Tanah Rata. La lavorazione avviene tramite rumorosi macchinari ottocenteschi con i quali si procede ai diversi gradi di essiccatura delle foglie.

Nel centro di degustazione, si sorseggia il tè accompagnato da classiche fette di torta e circondati dal verde smeraldo delle piantagioni. Il nostro autista indiano ci racconta che ormai per la raccolta si procede tramite macchinari, poiché la mano d’opera è diventata troppo onerosa. Il padre era giunto in Malesia dal Tamil Nadu per lavorare per i ricchi latifondisti europei e la sua famiglia si è perfettamente integrata nel Paese di adozione, tuttavia c’è preoccupazione per il futuro visto che i suoi figli sono costretti ad andare in scuole separate dai malesi oltre alla crescente discriminazione e svalutazione della cultura hindu, nonostante fosse preesistente alla religione islamica importata dai mercanti arabi nel XV secolo.

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Georgetown



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