Colline di Conegliano e Valdobbiadene, non solo Prosecco

Colline Unesco di Conegliano Valdobbiadene. Puzzle di meraviglie.
 

Perché, mi sono chiesto, un luogo diventa un sito UNESCO. È successo alle Colline di Conegliano e Valdobbiadene, e pur essendo nato e cresciuto in provincia di Treviso, mi sono reso conto di non conoscere bene come avrei dovuto i paesini, i luoghi, i percorsi che caratterizzano questo territorio che oggi so essere meraviglioso e meritevole di essere esplorato, conosciuto, visitato, vissuto.

Per due anni mi sono impegnato a trovare le peculiarità e le caratteristiche che lo hanno reso un sito UNESCO e, in sintesi, devo dire che accendere una luce su questi luoghi ameni è stato veramente azzeccato. Quando diciamo o pensiamo a Conegliano o a Valdobbiadene, le due cittadine che delimitano il sito UNESCO, la prima cosa che ci viene in mente è il Prosecco. Un vino che ha conquistato il mondo con una produzione che ha superato di gran lunga quella dello Champagne francese.

Tutto il mondo conosce il Prosecco. Quello che stupisce visitando i paesini, le chiesette, i percorsi naturalistici che si snodano tra Conegliano, Follina, Guia, Santo Stefano di Barbozza e Valdobbiadene, sono innanzitutto  i vitigni abbarbicati sulla ripidità; delle colline che qui i nativi chiamano “eroiche”. La lavorazione della vite viene fatta quasi esclusivamente a mano. Dalla potatura alla vendemmia i viticoltori, che si tramandano una tradizione di conservazione del territorio quasi maniacale, si arrampicano su pendenze che superano i 45 gradi e richiedono dalle sei alle settecento ore di lavoro per ettaro, contro le cento solitamente impiegate in pianura dove sono di grande aiuto trattori dell’ultima generazione e macchinari futuristici guidati da GPS e da robot. La vendemmia viene fatta usando le corde, in vigneti più eroici per rimanere saldi al terreno e non scivolare a valle. Tutto questo, per dare a questo vino le sue caratteristiche e quella fragranza unica che lo ha reso giustamente popolare e richiesto in tutte le tavole.

Le Colline, tuttavia, non sono solo Prosecco. A descriverle non basterebbe un libro intero.

Quello che posso cercare di fare è di far capire al lettore che si tratta di un enorme puzzle. Un puzzle fatto di tasselli ben definiti. Piccoli pezzetti di storia, di storie, di arte, di prodotti locali, di gente, di paesini, di chiesette, di percorsi da scoprire a piedi, in bici, da soli o in compagnia, osterie, enoteche, ristoranti a cinque stelle e trattorie dove i piatti e le ricette si tramandano da generazioni e vengono riscoperte e rivisitate garantendo esperienze culinarie uniche. La storia di queste colline è raccontata nei monasteri, nell’Abbazia Benedettina di Follina e di Vidor che delimitano il cuore delle Colline da est a ovest.

Nella dorsale che le unisce, si trovano i vecchi insediamenti dei monaci che vicino alla chiesa costruivano la stalla e un luogo per preparare i gustosi formaggi o i salumi che ancora oggi si possono acquistare nei tipici “Casoin“, i negozietti di alimentari di quartiere che sono sopravvissuti a guerre e terremoti economici e ultimamente, durante la pandemia hanno garantito alla gente del luogo, specialmente agli anziani, una sicurezza nell’impossibilità di spostamenti extraurbani.

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